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Dazi e difesa, l’Ue a Trump: “Reagiremo con fermezza. Spese militari fuori dal patto di stabilità”

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea (afp)
Dallo ‘strumento anticoercizione’ ai negoziati, per i quali i contatti tra le due sponde dell’Atlantico “sono in corso”: così il Vecchio continente si prepara alla battaglia commerciale minacciata dalla Casa Bianca
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ROMA – Bruxelles non starà a guardare. Né sui dazi reciproci minacciati da Trump, né sulla difesa e le spese Nato. Cominciamo da qui. Il vicepresidente Usa, J.D. Vance, nel suo discorso alla Conferenza della sicurezza di Monaco, ha esortato l'Europa a "fare molto di più" per aumentare la propria spesa in difesa, perché "gli Usa sono concentrati su altre aree del mondo diventate pericolose". L’Ue risponde con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che promette di mettere mano alla clausola di salvaguardia. Tradotto: le maggiori spese militari non incideranno sul patto di stabilità. E quindi non costringeranno i Ventisette a tagliare altre voci di bilancio per non sforare il tetto del 3% fra deficit/Pil.

"Vorrei che g…

ROMA – Bruxelles non starà a guardare. Né sui dazi reciproci minacciati da Trump, né sulla difesa e le spese Nato. Cominciamo da qui. Il vicepresidente Usa, J.D. Vance, nel suo discorso alla Conferenza della sicurezza di Monaco, ha esortato l'Europa a "fare molto di più" per aumentare la propria spesa in difesa, perché "gli Usa sono concentrati su altre aree del mondo diventate pericolose". L’Ue risponde con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che promette di mettere mano alla clausola di salvaguardia. Tradotto: le maggiori spese militari non incideranno sul patto di stabilità. E quindi non costringeranno i Ventisette a tagliare altre voci di bilancio per non sforare il tetto del 3% fra deficit/Pil.

"Vorrei che gli Stati membri aumentassero in modo significativo la spesa per la difesa: presenteremo un ampio pacchetto di misure, interventi e strumenti ad hoc, adeguati alla specifica situazione di bilancio di ciascuno Stato membro", è l’annuncio. La presidente fa quindi appello a “un approccio coraggioso”. "Passare dal 2% a oltre il 3% (delle spese militari in rapporto al Pil) significa centinaia di miliardi di investimenti in più ogni anno, posso annunciare che proporrò di attivare la clausola di salvaguardia per gli investimenti nella difesa". È il paracadute che "consentirà agli Stati membri di aumentare in modo sostanziale le spese per la difesa”. Non in modo indiscriminato. “Lo faremo – annota von der Leyen – in modo controllato e condizionato”. Innanzitutto alle “nostre priorità di investimento” e ai “progetti di difesa molto necessari e di comune interesse europeo".

I dazi

Dopo l’attacco di Donald Trump, che ieri ha promesso dazi ‘reciproci’ anche nei confronti della vecchia Europa – “ci tratta peggio dei nemici”, ha sostenuto il tycoon – la Commissione guidata da von der Leyen mostra i muscoli anche su questo fronte. "L'Ue reagirà con fermezza e immediatezza contro le barriere ingiustificate al commercio libero e equo", si legge in una nota dell’esecutivo europeo. Se guerra commerciale dev’essere, guerra sia: il ragionamento è chiaro. Von der Leyen accarezza lo ‘strumento anticoercizione’. Il bazooka, com’è stato definito da più parti riportando alla memoria il quantitative easing di Mario Draghi, l’arma che l’allora presidente della Bce aveva utilizzato per stabilizzare l’economia europea nel 2015.

L’ipotesi, anticipata dal Finalcial Times qualche giorno fa, consente a Bruxelles di imporre restrizioni al commercio se un Paese terzo dovesse agitare la clava delle tariffe per forzare cambiamenti politici. E questa sembra essere la direzione imboccata dai vertici dell’Unione. Tanto che nella sua nota, Bruxelles assicura che “reagirà con fermezza e immediatezza contro le barriere ingiustificate al commercio libero ed equo, anche quando i dazi vengono utilizzati per contestare politiche legali e non discriminatorie”. “Contrastare politiche legali e non discriminatorie”. Per esempio l’Iva, imposta prevista in tutti e 27 i Paesi membri, che per la Casa Bianca è fumo negli occhi: “Sarà considerata alla stregua dei dazi", ha svelato Trump.

Il negoziato

La promessa dell’Ue è “proteggere sempre le imprese, i lavoratori e i consumatori europei da misure tariffarie ingiustificate". Senza però chiudere la porta a Trump, anche perché – stando a Howard Lutnick, neosegretario al Commercio di Washington – le tariffe scatterebbero dal 2 aprile. Il tempo per negoziare c’è, assecondando la logica del 47esimo presidente Usa.

I segnali in questo senso non mancano. I commissari europei ripetono che la politica commerciale "reciproca" proposta dagli States è "un passo nella direzione sbagliata"; ricordano a Trump che i dazi “sono tasse”. Sugli americani, in primis, che hanno un deficit commerciale considerevole verso il Vecchio continente. “Imponendo tariffe, gli Stati Uniti stanno tassando i propri cittadini, aumentando i costi per le aziende, soffocando la crescita e alimentando l'inflazione. Le tariffe accrescono l'incertezza economica e interrompono l'efficienza e l'integrazione dei mercati globali".

I contatti in corso

Von der Leyen tende comunque la mano al tycoon. “L'Ue – continua la nota della Commissione – rimane impegnata a favore di un sistema commerciale globale aperto e prevedibile che avvantaggi tutti i partner”. E ancora: “L’Unione mantiene alcune delle tariffe più basse al mondo e non vede alcuna giustificazione per l'aumento delle tariffe statunitensi sulle sue esportazioni”. Poi un pro memoria a Trump: “L'Europa ha negoziato e concluso per oltre tre volte il numero di accordi commerciali degli Stati Uniti".

Se un tavolo per i negoziati ci sarà, è presto per dirlo. Di certo c’è che “i contatti sono in corso" tra le due sponde dell’Atlantico, fa sapere il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nel suo briefing quotidiano con i media. "Questa settimana ci sono stati contatti a livello di responsabili politici e l'intenzione è di continuare a farlo, nei giorni e nelle settimane a venire, per trovare soluzioni reciprocamente vantaggiose". Da Monaco, von der Leyen rafforza la posizione dell’esecutivo europeo sul terreno della battaglia commerciale. "Nessuno vince con i dazi. Vogliamo continuare a cooperare con gli Usa”. Altrimenti la risposta sarà una: "Contromisure chiare e proporzionate”.

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