Imu sulle scuole della Chiesa, il governo promette una norma per ridurre i contenziosi
di Giuseppe ColomboROMA - La rassicurazione è arrivata nel corso dei colloqui bilaterali a Palazzo Borromeo, in occasione del 96esimo anniversario dei Patti lateranensi. È nella sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede che il governo si è impegnato a intervenire sull’Imu delle scuole cattoliche. Il dossier è sul tavolo del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che ha la delega al fisco. Allo studio c’è una norma che punta a ridurre i contenziosi tra i Comuni e gli istituti scolastici.
Una questione complessa perché gli enti non commerciali della Chiesa, tra cui rientrano le scuole paritarie, sono esentati dal pagamento dell’imposta sugli immobili. A patto, però, di possedere determinati requisiti: tutte le attività devono essere svolte gratuitamente o dietro versamento di un corrispettivo con un importo meramente simbolico. Non possono, quindi, avere una natura commerciale.
ROMA - La rassicurazione è arrivata nel corso dei colloqui bilaterali a Palazzo Borromeo, in occasione del 96esimo anniversario dei Patti lateranensi. È nella sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede che il governo si è impegnato a intervenire sull’Imu delle scuole cattoliche. Il dossier è sul tavolo del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che ha la delega al fisco. Allo studio c’è una norma che punta a ridurre i contenziosi tra i Comuni e gli istituti scolastici.
Una questione complessa perché gli enti non commerciali della Chiesa, tra cui rientrano le scuole paritarie, sono esentati dal pagamento dell’imposta sugli immobili. A patto, però, di possedere determinati requisiti: tutte le attività devono essere svolte gratuitamente o dietro versamento di un corrispettivo con un importo meramente simbolico. Non possono, quindi, avere una natura commerciale.
Tuttavia, la Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione dei parametri necessari per godere dell’esenzione deve essere condotta caso per caso. Una procedura che ha creato non pochi problemi a molti istituti: le scuole in questione si sono ritrovate a gestire gli accertamenti dei Comuni che chiedono il pagamento dell’Imu. Di fronte a queste richieste, gli istituti si sono mossi in ordine sparso. C’è chi ha iniziato a pagare e chi no. La maggior parte ha fatto ricorso al giudice tributario per contestare le conclusioni a cui sono arrivate le amministrazioni comunali nei casi in cui non hanno individuato i requisiti per l’esenzione.
Da qui una valanga di contenziosi, spesso molto onerosi. Una spesa che in alcuni casi è diventata insostenibile al punto da sollecitare un intervento del governo.
I lavori al ministero dell’Economia sono in corso. Tra le misure al vaglio di Leo c’è una norma per chiarire il perimetro dell’esenzione Imu per tutte le scuole. L'obiettivo è fare chiarezza, l’effetto indiretto è arrivare a i ridurre i contenziosi. Un impegno che lo stesso viceministro avrebbe garantito nel corso dei bilaterali a Palazzo Borromeo, dove erano presenti, tra gli altri, anche la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
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Come funziona l’esenzione Imu
L’intervento allo studio ha a che fare con l’esenzione Imu prevista da un decreto legislativo del 1992. "Fatta eccezione per gli immobili posseduti dai partiti politici che restano comunque assoggettati all’imposta indipendentemente dalla destinazione d’uso dell’immobile – si legge all’articolo 7 – gli immobili utilizzati” da diversi soggetti, tra cui la Chiesa, sono “esenti dall’imposta” se utilizzati “esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive".
I paletti della Cassazione
La Corte di Cassazione è intervenuta più volte per fare chiarezza sul tema a fronte dei ricorsi presentati dalle scuole o dai Comuni. Recentemente ha stabilito che la dichiarazione Imu è indispensabile per poter beneficiare dell’esenzione.
A giudizio della Corte, infatti, l’obbligo assolve alla necessità “di porre l’ente impositore nelle condizioni di poter controllare la veridicità dei dati esposti, evitando problematiche verifiche ex post, anche in sede giudiziaria”, oltre a preservare il bilancio dello Stato ai fini di “poter prevedere le risorse finanziarie su cui potrà contare per la gestione degli interessi comunali, esigenze queste poste a garanzia del buon funzionamento dell’amministrazione pubblica”.