MILANO - Pietro Labriola illustra alla comunità finanziaria il nuovo piano industriale di Telecom Italia, che senza la rete, conta di continuare a crescere, tornare a remunerare i soci ed essere «più flessibile e affidabile». Nei prossimi tre anni Tim è pronta a fare 6 miliardi di investimenti nella rete mobile, nei data center e in Brasile per aumentare clienti e redditività, ma anche distribuire ai soci 1,45 miliardi di risorse sotto forma di dividendo o di buy back, riducendo la leva fino a 1,1 volte il margine lordo nel 2027.
Nel dettaglio metà dell’incasso di Sparkle, ovvero 350 milioni, potrebbe essere distribuito nella primavera 2026, 500 milioni nel 2027 e 600 milioni nel 2028, cifre minime che potrebbero salire con l’incasso della causa sul c…
MILANO - Pietro Labriola illustra alla comunità finanziaria il nuovo piano industriale di Telecom Italia, che senza la rete, conta di continuare a crescere, tornare a remunerare i soci ed essere «più flessibile e affidabile». Nei prossimi tre anni Tim è pronta a fare 6 miliardi di investimenti nella rete mobile, nei data center e in Brasile per aumentare clienti e redditività, ma anche distribuire ai soci 1,45 miliardi di risorse sotto forma di dividendo o di buy back, riducendo la leva fino a 1,1 volte il margine lordo nel 2027.
Nel dettaglio metà dell’incasso di Sparkle, ovvero 350 milioni, potrebbe essere distribuito nella primavera 2026, 500 milioni nel 2027 e 600 milioni nel 2028, cifre minime che potrebbero salire con l’incasso della causa sul canone da un miliardo di euro (per cui ci vuole o una transazione con il Mef o l’ok della Cassazione) e del conguaglio fino a 2,5 miliardi, nel caso in cui l’ex rete Tim di Fibercop e quella di Cdp Open Fiber (60% della Cassa e 40% di Macquarie) si unissero insieme per dare vita alla rete unica.
Cdp lascia il posto alle Poste
E anche nell’ottica di un’unica rete, si spiega il passo indietro di Cdp dall’azionariato di Tim (9,85% del capitale) per far fare un passo in avanti a Poste. «È dal 2022 che in vista di un consolidamento, che riteniamo necessario, ripeto che le uniche opzioni per Tim sono Iliad e Poste – ha detto ieri Labriola – io non ho preferenze specifiche, ciò che conta è fare il meglio per la società e continuare a dare risultati». In realtà Labriola lascia intendere che se con Iliad ci fossero più «sinergie industriali», la stima è di circa mezzo miliardo, con Poste «ci sarebbero molte più sinergie commerciali, oltre al contratto Mvno con Poste Mobile».
Tim Enterprise, su cui Labriola vuole fare investimenti mirati, è un motore della crescita del gruppo. Il cuore dei suoi ricavi è nei servizi alla Pa, servizi che Poste offre alla Pa da tempo tra logistica, posta certificata, servizi finanziari e quant’altro. Labriola lascia poi intendere che in vista della scadenza del contratto per i servizi mobili mvno con Fastweb (fine 2026) conta di firmare nuovi contratti mvno con Poste (che è in scadenza) e altri soggetti. E qualcuno ipotizza che Fastweb e Tim stiano già negoziando, dato che il gruppo controllato da Swisscom ha rilevato Vodafone Italia e con essa, oltre il contratto con Poste Mobile, una rete mobile e delle frequenze capillari tanto quanto Tim.
Giorgetti manda una stoccata a Iliad e Vivendi
Insomma la francese Iliad (che voleva fondere Iliad Italia con Tim) resta alla finestra, ma anche Vivendi, che con la sua quota al 23,75% non solo può bloccare le assemblee (compresa quella per ridurre il capitale sociale e ricostituire le riserve che servono per dividendi e buy back), ma anche quella per l’approvazione del bilancio 2024, bocciandolo.
«Su Tim, ricordo che al ministero chiunque chieda di parlare e presentare i suoi progetti verrà accolto ha detto ieri il ministro Giorgetti parlando al Senato, ma indirettamente anche a Iliad e Vivendi - ma quello che il Mef fa e farà sempre, in ogni settore coperto dal golden power, sarà tutelare l’interesse nazionale». Le azioni Tim, in altalena per tutta la seduta chiudono in calo del 2,55% a 0,29 euro (con le risparmio giù del 4,26% a 0,32 euro) perché senza il placet di Vivendi, o della Cassazione, cedola e buy back paiono lontani.