Enrico Carraro: “L’incertezza sui dazi congela gli investimenti, l’Europa tratti”
di Filippo SantelliEnrico Carraro, presidente della multinazionale della meccanica e degli imprenditori veneti
ROMA — «I dazi di Trump mi preoccupano, ma fino a un certo punto», dice Enrico Carraro, presidente della multinazionale dei sistemi di trasmissione e presidente uscente degli industriali veneti. «Bisogna aspettare che scopra le carte, le tariffe su Messico e Canada sono rientrate nel giro di un giorno».
Continuerà in ogni caso a minacciarle. L’incertezza in sé non è un problema?
«È il problema principale perché blocca gli investimenti. Tutti gli industriali aspettano di capire cosa succederà».
Dice il governatore Panetta che Germania e Italia sarebbero le più colpite da una guerra commerciale. Non pensa che scoppierà?
«Sono le due economie europee con il maggiore surplus commerciale verso gli Stati Uniti. L’Italia poi sarebbe colpita due volte perché è an…
ROMA — «I dazi di Trump mi preoccupano, ma fino a un certo punto», dice Enrico Carraro, presidente della multinazionale dei sistemi di trasmissione e presidente uscente degli industriali veneti. «Bisogna aspettare che scopra le carte, le tariffe su Messico e Canada sono rientrate nel giro di un giorno».
Continuerà in ogni caso a minacciarle. L’incertezza in sé non è un problema?
«È il problema principale perché blocca gli investimenti. Tutti gli industriali aspettano di capire cosa succederà».
Dice il governatore Panetta che Germania e Italia sarebbero le più colpite da una guerra commerciale. Non pensa che scoppierà?
«Sono le due economie europee con il maggiore surplus commerciale verso gli Stati Uniti. L’Italia poi sarebbe colpita due volte perché è anche molto legata nella fornitura all’industria tedesca. Però ci vuole cautela».
In che senso?
«Ci sono prodotti italiani o tedeschi avanzati a cui imprese e consumatori americani non possono rinunciare, perché ci vorrebbero anni per trovare alternative. Non penso al Parmigiano o al prosecco, con tutto il rispetto, ma per esempio alla meccanica e alla farmaceutica. Anche Trump dovrà farci i conti».
Cosa deve fare l’Europa?
«Negoziare e vedere che succede. In caso di dazi evitare ritorsioni, perché saremmo doppiamente puniti. Trump cercherà di dividerci».
Si aspetta che il governo italiano usi la sua vicinanza a Trump per ottenere un trattamento di favore?
«Non credo la partita si giochi sul piano delle amicizie, bensì su quello dell’innovazione: a quali prodotti gli Stati Uniti possono davvero rinunciare? Se l’Europa si divide rischia di farsi ancora più male, ma non so se riuscirà a restare unita. A parte l’Italia non ci sono governi forti che possano prendere in mano la situazione. Von der Leyen si gira e dietro c’è il vuoto».
Se arrivano i dazi cosa faranno le imprese? Proveranno ad assorbirli o li scaricheranno sui clienti?
«Possibile che il costo extra si distribuisca, il produttore rinuncerà a un po’ di margini, l’acquirente pagherà di più. Di certo bisogna restare competitivi e più un prodotto è ricco di tecnologia più è facile. Le aziende italiane sono ben attrezzate».
Qualcuna andrebbe a produrre negli Stati Uniti?
«Noi stiamo pensando di riaprire uno stabilimento lì. Ne avevamo uno fino agli anni 2000, poi lo abbiamo chiuso seguendo i clienti in Cina e India. La nostra politica è sempre stata quella di stare vicino a loro e negli ultimi tempi qualche cliente di peso ci dice che prevede una presenza produttiva maggiore negli Stati Uniti».
Insomma Trump sta vincendo?
«Trump non ha ragione nei metodi, le aziende non fanno investimenti sulla base di dazi che potrebbero sparire tra quattro anni. Ma l’obiettivo di non desertificare l’industria americana è comprensibile ed è in corso un processo profondo che porta le imprese statunitensi a tornare. I dazi lo potrebbero accelerare».
Significa che l’Europa vedrà scappare ancora più investimenti?
«Le aziende non scappano, ma nella nuova globalizzazione si produrrà più vicino ai mercati di consumo e l’Europa ha bisogno di un rilancio industriale. La Commissione lo dice, però al momento non vedo nulla di concreto. Non parlo di risorse, quello che noi imprenditori chiediamo sono certezze su obiettivi e regole».