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Tra innovazione e sperimentazione. “Usiamo filo ricavato da moquette dismesse o scarti industriali”

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Donne Impresa è Laura Calissoni, classe 1954, dal 2005 alla guida di Carvico, un gruppo attivo nella produzione di tessuti all’insegna della sostenibilità, con un fatturato consolidato di 296 milioni di euro
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La fibra delle moquette dismesse e delle reti da pesca recuperate dal fondo del mare, scarti di tessuto e di plastiche industriali, tutta materia prima riciclata per capi comodi o modaioli di abbigliamento e per gli sport. Sul filo del riuso e dell’innovazione tesa alla sostenibilità, Laura Calissoni guida l’azienda fondata nel 1962, col nome di ‘Tessitura e tintoria di Carvico’, nella Bergamasca, dal marito Giuseppe Colnaghi. Alla sua morte, nel 2005, l’imprenditrice già da qualche anno nel consiglio di amministrazione è subentrata in tutte le cariche sociali diventando azionista di riferimento.

Una storia di famiglia

‘Tempio dell’elastan’, Carvico è un gruppo leader mondiale per la produzione di tessuti indemagliabili e circolari elasticizzati, formato da sette società, ha un fatturato consolidato di 296 milioni di euro, tre sedi produttive in Italia, una in Vietnam e una in Etiopia, e sedi commerciali in Cina e negli Usa. I lavoratori sono più di 1.300 in tutto il mondo.

“L’avventu…

La fibra delle moquette dismesse e delle reti da pesca recuperate dal fondo del mare, scarti di tessuto e di plastiche industriali, tutta materia prima riciclata per capi comodi o modaioli di abbigliamento e per gli sport. Sul filo del riuso e dell’innovazione tesa alla sostenibilità, Laura Calissoni guida l’azienda fondata nel 1962, col nome di ‘Tessitura e tintoria di Carvico’, nella Bergamasca, dal marito Giuseppe Colnaghi. Alla sua morte, nel 2005, l’imprenditrice già da qualche anno nel consiglio di amministrazione è subentrata in tutte le cariche sociali diventando azionista di riferimento.

Una storia di famiglia

‘Tempio dell’elastan’, Carvico è un gruppo leader mondiale per la produzione di tessuti indemagliabili e circolari elasticizzati, formato da sette società, ha un fatturato consolidato di 296 milioni di euro, tre sedi produttive in Italia, una in Vietnam e una in Etiopia, e sedi commerciali in Cina e negli Usa. I lavoratori sono più di 1.300 in tutto il mondo.

“L’avventura industriale comincia nel 1936 con mia suocera Jone Boriani, moglie di Nino Colnaghi, imprenditore nel settore dell’alimentazione. Lei con una sua amica e due macchine da cucire diede vita alla Imec a Paderno d’Adda, in Brianza, dove oggi abito. Mia suocera, quasi subito affiancata dal marito, era l’anima dell’impresa. Poi arrivò la guerra e tutti i problemi ad essa legati. Ma loro, crescendo, hanno invaso l’Italia di lingerie, oggi la chiamiamo underwear: era il grande momento delle sottovesti e ne hanno prodotte e vendute un numero incredibile”, racconta.

L’arrivo dell’elastan e la fondazione di Carvico

"Mio marito, unico figlio maschio, era del 1939 e aveva studiato come perito tessile a Bergamo, alla scuola Esperia che ancora oggi esiste. A 23 anni fonda la sua azienda, la Carvico, usufruendo di alcuni vantaggi fiscali in una zona della Bergamasca dove l’industria non era ancora sviluppata e quindi ideale per questo tipo di investimento”. In fabbrica si adoperava un tessuto non elasticizzato, ma a navetta, cioè rigido. Dopo qualche anno irrompe sul mercato un filo che coniuga nylon e elastomero. È stato chiamato elastan ed è diventato il riferimento per tutti coloro che cercavano tessuti per costumi da bagno, per il mare e per la piscina.

Nel 1977 Giuseppe fonda un’altra azienda, la Jersey Lomellina che fa un tessuto circolare sempre elasticizzato, e nel 1989 acquista Eurojersey, a Caronno Pertusella, nel Varesotto”. Innovazione e sperimentazione sono la cifra di Carvico. “Siamo sempre alla ricerca di prodotti all’avanguardia realizzati in modo sostenibile e responsabile. Abbiamo fior di reparti. Con le emissioni di Co2 siamo ben al di sotto dei limiti imposti dalla legge e stiamo arrivando al riciclo completo dell’acqua utilizzata per le operazioni di tintura. Usiamo in gran parte filo ricavato da moquette dimesse, reti da pesca lasciate in fondo al mare, scarti di tessuto e plastica industriale”. Uno degli articoli di ultima generazione è il ‘Vita Life’, realizzato utilizzando un elastomero Lycra prodotto al 70 per cento con bio-derivati, un bio-spandex dedicato a sportswear e fashionwear, composto in gran parte da mais proveniente da colture estranee a quelle destinate al consumo umano.

I brand del gruppo

Del gruppo Carvico fa parte anche XLance Fibre, un brand che produce un filato elastomerico innovativo, resistente al cloro e ai lavaggi industriali. Di questa azienda è maggiore azionista e amministratore suo figlio Costantino. Eurojersey fa l’80 per cento del fatturato vendendo il tessuto Sensitive Fabrics a brand che confezionano abbigliamento sportivo e quotidiano, capi che coniugano un aspetto cotoniero al comfort di un tessuto stretch. “Io giro il mondo con bagaglio a mano, con il vantaggio di utilizzare abiti, pantaloni e giacche realizzati con un tessuto che non si stropiccia”.

Una discendente della famiglia Bulgari

Laura Calissoni Colnaghi, nata a Roma, classe 1954, diploma al liceo classico Tasso, laurea alla Sapienza, voleva fare l’avvocato e ha lavorato in importanti studi legali in Italia e negli Usa, a New York. Sua madre era Anna Bulgari, la più anziana della terza generazione dei gioiellieri arrivati a Roma dalla Grecia.

“Nel 1983 ho conosciuto mio marito, purtroppo quell’anno avevano rapito mia madre e mio fratello Giorgio, in provincia di Latina. Condussi io la trattativa che ha portato alla liberazione degli ostaggi ma per rimuovere l’orrore di quei giorni ho capito che dovevo cambiare completamente il contesto in cui vivere. Ero diventata socia di mia zia Marina Bulgari, la più grande innovatrice nel campo del gioiello del secolo scorso. Per lavorare con lei mi sono trasferita a Milano dove abbiamo aperto un negozio nel 1985. Dopo anni di preziosa collaborazione con una donna davvero straordinaria, i tempi parevano maturi per un cambio di rotta: Marina e io abbiamo deciso di vendere a un gruppo dell’Arabia Saudita. E non potevo nemmeno immaginare che di lì a poco sarebbe mancato mio marito. È stato sorprendente accorgermi che mi aveva trasmesso tutte le cose importanti. Ma avevo le sue stesse doti di imprenditore capace e illuminato?”.

La decisione di raccogliere il testimone

Laura Calissoni poteva accettare la sfida e continuare a portare avanti un gruppo ben consolidato e conosciuto nel campo del tessuto elastico, o vendere tutto. “Nella vita bisogna essere molto concreti, mai farsi strane idee e essere presuntuosi. Ho tre figli maschi. Se un solido imprenditore del campo tessile mi avesse fatto un’offerta congrua, forse avrei convinto i miei figli a cedere l’impresa. Ma si sono palesati soltanto dei fondi di investimento che mi hanno lasciata molto perplessa. Un buon imprenditore per garantire un futuro alla propria azienda deve fare grandi investimenti e ragionare con una visione almeno decennale. E il mio timore era quello di vedere i nostri dipendenti perdere il posto di lavoro”.

L’imprenditrice così raccoglie il testimone e subito programma un’espansione all’estero. “Ero convinta che avere aziende sempre e solo in Italia fosse un rischio che inoltre non consentiva una visione chiara di un mondo oramai globalizzato. Quando abbiamo cominciato a internazionalizzare, i nostri dipendenti erano circa 650, oggi ne contiamo 1.300. Pur tenendo fermi i criteri industriali che avevano sempre caratterizzato il nostro gruppo, abbiamo dovuto cambiare tante cose per trovarci ancora oggi a parlare di successo. E con la mia squadra straordinaria capeggiata dall’attuale amministratore delegato di Carvico, Stefano Eretti, siamo dal 2008 ad Hanoi, in Vietnam. Abbiamo segnato la storia dell’industria tessile vietnamita tanto che gli stessi cinesi hanno via via delocalizzato laggiù. In Vietnam produciamo commodities, e teniamo in Italia la produzione di articoli a maggior margine di contribuzione perché i costi di realizzazione qui sono più alti”.

Una cabina di regia al femminile

Una squadra di vertice in maggioranza al femminile, con tutte persone cresciute in azienda: Calissoni Colnaghi presidente e amministratrice delegata assieme a Eretti, Evalda Carissimi, direttore generale di Carvico, Fiorella Angeloni alla Jersey Lomellina, Claudia Anselmi in Vietnam, e un solo uomo, Andrea Crespi in Eurojersey. “Noi donne fatichiamo di più a emergere ma se abbiamo le capacità possiamo fare molto bene”. Nel 2018, per avere un hub produttivo più vicino all’Italia con bassi costi energetici, Carvico apre in Etiopia, a Kombolcha, a metà strada tra Addis Abeba e Gibuti. Una fabbrica che oggi dà lavoro a 350 addetti. A Piacenza c’è poi la Ime, Industria maglieria europea, che fa cotone e lycra, indicati per l’intimo.

Altri impegni e onorificenze

Nel frattempo Calissoni si dedica anche all’asilo ‘Maria bambina’ di Carvico, assolve alle sue numerose funzioni di rappresentanza in Confindustria, nel 2017 è stata anche nominata Cavaliere del lavoro dal presidente Mattarella, colleziona arte moderna e contemporanea, è presidente dell’associazione ‘Amichae’ che sostiene tre musei di Milano: il Novecento, il museo del Risorgimento e quello della Moda e Costume. Per l’imprenditrice, grande sportiva, lo sci di fondo è molto più di una passione: negli anni ha portato a casa quindici titoli mondiali master, l’ultimo nel marzo 2022 in Canada.

“La giornata di 24 ore per me è troppo corta. In pausa pranzo esco in bicicletta o faccio altri sport. Amo la cultura in generale e soprattutto la lettura. Ho anche un’azienda agro olivicola in provincia di Latina, che gestisco assieme a mia sorella Francesca. Nella vita ho sempre fatto scelte in modo responsabile, l’ultima cosa che vorrei è avere rimpianti. Penso di avere dato molto e di non essermi mai risparmiata, consapevole che il tempo che abbiamo a disposizione è davvero molto poco, ogni minuto è prezioso”.

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