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Panetta e le fusioni: “Non è un talk show, deciderà il mercato”

Bankitalia: sede di Via Cavour, a Palermo 

 

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Dal governatore arriva una spinta al consolidamento. “Le operazioni annunciate ridurrebbero il divario con l’Europa”
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TORINO — Banchieri in trincea al Forex. Predatori e prede insieme ad ascoltare il governatore Fabio Panetta parlare del risiko che rimodellerà il sistema. Lo fa in modo liberale, rivendicando per la vigilanza modi e tempi debiti nel «verificare la conformità alle normative, valutando la capacità di ogni dossier di dar vita a intermediari solidi, efficienti e capaci di operare con sana e prudente gestione e senza compromettere la stabilità finanziaria». Detto ciò, affida le scalate «alle dinamiche di mercato e alle scelte degli azionisti».

Lontani i tempi di un Antonio Fazio, che vent’anni fa alzando un sopracciglio decideva i destini delle fusioni prima del via. Le authority sotto il governo Meloni paiono più vigili nel traffico che demiurghi. Al Ling…

TORINO — Banchieri in trincea al Forex. Predatori e prede insieme ad ascoltare il governatore Fabio Panetta parlare del risiko che rimodellerà il sistema. Lo fa in modo liberale, rivendicando per la vigilanza modi e tempi debiti nel «verificare la conformità alle normative, valutando la capacità di ogni dossier di dar vita a intermediari solidi, efficienti e capaci di operare con sana e prudente gestione e senza compromettere la stabilità finanziaria». Detto ciò, affida le scalate «alle dinamiche di mercato e alle scelte degli azionisti».

Lontani i tempi di un Antonio Fazio, che vent’anni fa alzando un sopracciglio decideva i destini delle fusioni prima del via. Le authority sotto il governo Meloni paiono più vigili nel traffico che demiurghi. Al Lingotto c’è qualche banchiere coinvolto nelle cinque scalate da 30 miliardi piovute dal 6 novembre (Opa Banco Bpm su Anima). L’applauso più lungo a Panetta parte quando chiede di non tirarlo per la giacca: «La Banca d’Italia non si è dimenticata delle fusioni, ma non può commentarle come fosse a un talk show». Ma dietro le quinte non tutti gradiscono i silenzi delle authority mentre la Borsa, tra scalate, repliche, derivati puntati qua e là, sembra un fight club dove chi investe ha molti spunti ma poca simmetria informativa. Lo stress dei banchieri, e dei loro dipendenti “in ballo” si annusa.

«La vigilanza non funziona così, con dichiarazioni e valutazioni estemporanee — dice il governatore, nella più lunga e sentita parte a braccio del suo discorso — parleremo tramite le analisi e le decisioni che verranno effettuate a tempo debito». Risponde, forse, alle critiche di operatori e politici (tra cui il vicepremier leghista, Matteo Salvini) per i silenzi finora. «È ingenuo ipotizzare che la Banca d’Italia possa commentare queste operazioni, che coinvolgono più autorità italiane ed europee, migliaia di dipendenti e milioni di risparmiatori. Per questo richiedono un’attenta, complessa analisi. Per alcune, poi, non tutti i documenti necessari alla valutazione sono disponibili». Il governatore però offre un inquadramento positivo: «Le operazioni annunciate ridurrebbero il divario dimensionale tra i maggiori intermediari ed europei. In Italia il valore medio dell’attivo delle prime cinque banche è quattro volte meno delle banche francesi e 1,5 volte meno delle spagnole e tedesche. Sono operazioni che si inquadrano in una prospettiva d’integrazione e consolidamento del mercato europeo».

Antonio Patuelli, presidente Abi, ha detto: «La riservatezza istituzionale delle autorità è oggettivamente un valore. Si segue il principio di Luigi Einaudi, fondatore di Bankitalia: conoscere per deliberare. E che vinca il mercato, garantito da competenti autorità indipendenti».

Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, premette di «non fare parte della categoria che fa talk show sulle banche». Ma pur se il suo gruppo finora è fuori dai giochi, segue attento gli sviluppi nel mercato bancario italiano, «il più vivace e aperto alla concorrenza dell’Eurozona». E spera «che si salvaguardi e sviluppi l’industria finanziaria, essenziale per difendere e valorizzare 35 mila miliardi di risparmi privati europei».

Massimo Tononi, presidente di Banco Bpm, date le lungaggini autorizzative ha convocato gli azionisti il 28 per ritoccare l’Opa su Anima e rinunciare allo “sconto danese” chiesto in Bce, che lascerebbe un miliardo di capitale da erogare ai suoi azionisti: «Siamo fiduciosi che si applicherà al nostro caso, ma ci riserviamo di rinunciarvi perché i tempi potrebbero tardare». Tononi non parla dell’Ops di Unicredit: «È a sconto dal primo giorno, non c’è granché su cui discutere ora».

Il presidente di Mps Nicola Maione, invece, è «fiducioso per un’operazione che ha grande valenza industriale», con Mediobanca; ma non dice se alzerà il concambio, che in Borsa è il 15% sotto i prezzi. E Gianni Franco Papa, ad di Bper, si dice «disponibile a intavolare discussioni» con Sondrio, che snobba la sua Ops da 4,3 miliardi: «La loro risposta è dettata dall’emozione, immagino più l’aspetto emotivo che razionale: ribadiamo l’importanza del nostro progetto».

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