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Export Italia, nel 2024 la sorpresa è la Turchia: +23,9% grazie ai gioielli della Toscana

L'oreficeria italiana sostiene l'export e spiega il balzo delle vendite verso la Turchia 

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I dati Istat: Germania e Stati Uniti rimangono i nostri principali mercati di sbocco. Lieve flessione in valore delle vendite all’estero dovuto solo ai prodotti energetici. Saldo in attivo per 54,9 miliardi di euro
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ROMA – E’ la Turchia il Paese verso il quale l’Italia registra il più forte aumento percentuale dell’export nel 2024, +23,9%, anche se i nostri principali mercati di sbocco continuano a rimanere la Germania e gli Stati Uniti. Il 2024, rileva l’Istat, si è concluso con un deficit energetico in netta riduzione rispetto al 2023 e un avanzo commerciale in forte miglioramento, 54,9 miliardi di euro. Il saldo è il migliore dal 2020, ma se lo si calcola al netto dei prodotti energetici arriva a 104.478 miliardi di euro, il dato più alto dal 1993. La lieve flessione dell’export in valore nel 2024 (-0,4%) risulta positiva (+0,3%) al netto dei prodotti energetici.

Il “fenomeno Turchia”, spiega l’Istat, è dovuto a un forte aumento di export di or…

ROMA – E’ la Turchia il Paese verso il quale l’Italia registra il più forte aumento percentuale dell’export nel 2024, +23,9%, anche se i nostri principali mercati di sbocco continuano a rimanere la Germania e gli Stati Uniti. Il 2024, rileva l’Istat, si è concluso con un deficit energetico in netta riduzione rispetto al 2023 e un avanzo commerciale in forte miglioramento, 54,9 miliardi di euro. Il saldo è il migliore dal 2020, ma se lo si calcola al netto dei prodotti energetici arriva a 104.478 miliardi di euro, il dato più alto dal 1993. La lieve flessione dell’export in valore nel 2024 (-0,4%) risulta positiva (+0,3%) al netto dei prodotti energetici.

Il “fenomeno Turchia”, spiega l’Istat, è dovuto a un forte aumento di export di oreficeria dalla Toscana. Guardando all’insieme dell’export italiano, oltre all’oreficeria (+43,6%), i prodotti che più hanno contribuito all’andamento del saldo sono medicinali ed altri preparati farmaceutici (+10,3%), olio di oliva (+42,6%), prodotti per toletta, profumi, cosmetici, saponi e simili (+11,4%) e macchine di impiego generale e altro materiale meccanico (+9,8%). Quelle le cui riduzioni delle vendite all’estero hanno fornito i contribuiti negativi più ampi sono: autoveicoli (-16,7%), prodotti della raffinazione del petrolio (-17,5%), costruzioni metalliche e non metalliche per navi e strutture galleggianti (-38,7%), ferro, ghisa, acciaio e ferroleghe (-12,2%) e calzature (-8,3%).

Il saldo con gli Stati Uniti rimane ampiamente a vantaggio dell’Italia, 38.870 milioni di euro, in calo però rispetto al 2023 (41.930 milioni). Si riduce anche l’avanzo commerciale con la Francia (da +18.552 milioni di euro del 2023 a +16.582 milioni del 2024), mentre aumenta quello con Regno Unito (+19.366 milioni di euro, da +17.298 milioni del 2023) e Svizzera (+14.470 milioni nel 2024, da +12.491 milioni dell’anno precedente). Peggiora invece il deficit commerciale con la Cina (-34.234 milioni di euro, da -29.481 milioni del 2023); si confermano su valori sostanzialmente analoghi a quelli del 2023 i saldi commerciali negativi con Germania e Paesi Bassi, mentre si registra una netta riduzione del deficit commerciale con i paesi OPEC (-6.938 milioni di euro, da -16.292 milioni del 2023).

L’Italia mantiene abbastanza stabile la sua posizione di Paese esportatore nel mondo: è al settimo posto, con il 2,8%. Cresce la Cina, che dal 2014 a oggi è passata dal 12,5% al 14,7%, al primo posto, seguita dagli Stati Uniti con una quota dell’8,6%. La quota della Germania, al terzo posto, passa in dieci anni dal 7,9% al 7,1%.

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