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Generali e risparmio le mosse di Unicredit per il Golden power

(ansa)

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L’ad Orcel deve avviare il dialogo con il governo dopo l’Ops su Banco Bpm e in vista della partita tedesca. I nodi dei poteri speciali del Tesoro e dell’assemblea del Leone
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Il risiko bancario assicurativo è a una svolta. Con un’Opa (Banco Bpm su Anima), un’Opas (Banca Ifis su Illimity) e due Ops (Unicredit su Banco Bpm e Mps su Mediobanca) già sul campo entro l’estate il sistema finanziario italiano potrebbe cambiare volto. La banca che ha dato fuoco alle polveri e che si trova tuttora al centro di molte disfide incrociate è Unicredit, avendo lanciato l’Ops sul Banco Bpm lo scorso 26 novembre e, con un altro colpo di scena del suo timoniere, Andrea Orcel, avendo comprato una quota di Generali che ha ormai superato il 5% e potrebbe salire ancora. Quindi capire qual è la strategia e il futuro di Unicredit nell’ambito delle operazioni italiane in corso può permettere anche di fare una previsione sul resto del mosaico che si va componendo.

la mappa delle partecipazioni bancarie

Il denaro in abbondanza

Dal punto di vista dei conti la banca milanese con sede in Piazza Gae Aulenti ha raggiunto i…

Il risiko bancario assicurativo è a una svolta. Con un’Opa (Banco Bpm su Anima), un’Opas (Banca Ifis su Illimity) e due Ops (Unicredit su Banco Bpm e Mps su Mediobanca) già sul campo entro l’estate il sistema finanziario italiano potrebbe cambiare volto. La banca che ha dato fuoco alle polveri e che si trova tuttora al centro di molte disfide incrociate è Unicredit, avendo lanciato l’Ops sul Banco Bpm lo scorso 26 novembre e, con un altro colpo di scena del suo timoniere, Andrea Orcel, avendo comprato una quota di Generali che ha ormai superato il 5% e potrebbe salire ancora. Quindi capire qual è la strategia e il futuro di Unicredit nell’ambito delle operazioni italiane in corso può permettere anche di fare una previsione sul resto del mosaico che si va componendo.

la mappa delle partecipazioni bancarie

Il denaro in abbondanza

Dal punto di vista dei conti la banca milanese con sede in Piazza Gae Aulenti ha raggiunto il livello record di 9,3 miliardi di utile netto, con una crescita dell’8,8% rispetto all’anno precedente e con la previsione di superare i 10 miliardi nell’esercizio 2027. E questa enorme quantità di denaro prodotta è stata in gran parte restituita agli azionisti — ben 26 miliardi in tre anni (2021-2024) — sotto forma di dividendi e riacquisto di azioni proprie. Una politica che ha permesso al titolo Unicredit di mettere a segno un’ottima performance di Borsa, passando dai circa 8 euro, nel momento in cui Orcel è entrato in carica nel 2021, agli oltre 46 euro di oggi.

Per tre anni e mezzo il banchiere romano con spiccato piglio anglosassone ha rinunciato a qualsiasi acquisizione per timore di rovinare questo percorso con una preda dal costo troppo alto, che avrebbe diluito i parametri finanziari della banca. Ma quando Unicredit ha raggiunto una valutazione simile ai suoi concorrenti, intorno alla parità rispetto al valore patrimoniale netto della banca, è partito all’attacco. Annunciando una scalata alla Commerzbank che ha fatto rumore nel mondo politico tedesco e che ora è in stand by. Orcel si ripromette di spiegare l’operazione con i dovuti dettagli al nuovo governo quando questo verrà formato, nella speranza che possa essere capita.

L’Ops sul Banco Bpm ha invece scompaginato l’idea di terzo polo che il governo italiano aveva faticosamente impostato con il Monte dei Paschi di Siena. Questa è la partita principale per Unicredit, e forse propedeutica ad avere spalle più larghe per presentarsi ai tedeschi a fine anno. Ma è complicata dall’altra operazione, questa volta un’Opa, che la banca guidata da Giuseppe Castagna ha lanciato all’inizio di novembre su Anima, la società di gestione del risparmio di cui il Banco già possiede il 23%. Questa operazione è stata decisa in funzione della possibilità di sfruttare una particolare regolamentazione che riguarda le banche e le assicurazioni, il cosiddetto “Danish compromise”, che permette di risparmiare sul capitale da accantonare. Ma l’applicazione di questo beneficio deve essere approvata volta per volta dalla Bce, la quale al momento si è presa del tempo per analizzare a fondo la situazione, probabilmente anche per rispondere ai timori degli assicuratori europei che rischiano di finire in pancia alle banche più grandi. L’incertezza complica la situazione e il cda del Banco Bpm ha così deciso di convocare l’assemblea per farsi autorizzare non solo un rilancio sul prezzo dell’Opa iniziale ma anche per togliere il vincolo che subordina l’operazione all’ottenimento del Danish compromise. Con più esborso per l’Opa e più capitale da accantonare Banco Bpm vale di meno e ora bisognerà vedere come questo fatto impatterà sui conti fatti da Unicredit. Nell’ultima conference call con gli analisti finanziari, infatti, Orcel è stato categorico: «Le operazioni di M&A devono essere un acceleratore della nostra strategia, confrontarsi favorevolmente con il buy back ed essere più convenienti in termini di ritorno sul capitale. Se non lo sono, semplicemente non si fanno». Se, dunque, l’assemblea ordinaria del Banco Bpm darà l’autorizzazione a comprare Anima a qualsiasi costo, bisognerà vedere se questo fatto renderà ancora conveniente per Unicredit procedere con l’operazione.

Le autorizzazioni governative

Superato questo punto rimane il tema delle autorizzazioni, non solo da parte della Bce e dell’autorità antitrust, ma soprattutto da parte governativa che ha a disposizione il famigerato Golden power, cioé poteri speciali volti a tutelare i settori strategici dell’economia da problemi di sicurezza e ordine pubblico. Fin dall’annuncio dell’Ops sul Banco Bpm il ministro dell’Economia Giorgetti ha invocato un utilizzo stringente di queste norme ed ora bisognerà vedere se sarà di parola. O se l’astio iniziale è acqua passata. «Il governo credo che voglia rispettare le decisioni del mercato», ha detto Orcel agli analisti, facendo trasparire un certo ottimismo rispetto alle posizioni iniziali. Ma resta un fatto che il dialogo tra le parti è ancora inesistente e che nelle stanze romane della politica Orcel viene percepito come inaffidabile, per aver intrapreso una serie di operazioni senza consultarsi preventivamente con chi oggi detiene il potere politico.

E qui potrebbe innescarsi l’ultimo tassello, quello che riguarda le Generali. Come voterà quel 5% di Unicredit (che potrebbe essere anche arrotondato) al momento dell’assemblea quando si scontreranno le opposte fazioni della lista Mediobanca e della lista Delfin-Caltagirone supportata dal governo? Un voto a fianco di Mediobanca potrebbe indispettire ulteriormente la politica e stringere le maglie del Golden power necessario a dare il via libera all’Ops. Un voto a favore della lista Delfin-Caltagirone potrebbe invece ammorbidire le posizioni e favorire un via libera. Ma bisognerà anche vedere che cosa arriverà prima, visto che l’assemblea di Trieste è fissata per l’8 maggio e la decisione sul Golden power potrebbe anche andare oltre.

Il dilemma di Orcel ha a che fare anche con il tema più ampio del risparmio gestito in Italia e delle politiche che le banche vogliono perseguire in questo segmento di mercato. «All’inizio del piano avevamo detto di voler internalizzare alcune attività nella bancassurance e nell’asset management», ha ribadito Orcel agli analisti. E così in effetti Unicredit ha fatto esercitando i diritti per l’acquisto delle quote di maggioranza di CNP Unicredit Vita e Unicredit Allianz Vita. E poi creando la piattaforma Onemarket per la distribuzione di fondi in Italia, Germania e Austria, ora allargata ad altri paesi, che oggi propone 44 fondi e ha 14,5 miliardi di masse in gestione. Ma non basta. «Nell’asset management penso che non abbiamo la scala necessaria a competere con i leader di settore su tutti i prodotti, e credo l’abbiano in pochi. Però possiamo avere iniziative focalizzate su alcuni prodotti che possiamo gestire direttamente», ha aggiunto Orcel.

E quindi che cosa succede se Unicredit concludesse con successo l’acquisizione di Banco Bpm insieme ad Anima, un asset manager da circa 200 miliardi? «Se dovessimo fare un’acquisizione in Italia che porta con sè una società di asset management che fa prodotti semplici, standardizzati e che funzionano bene in Italia, questo sarebbe in linea con il nostro concetto di internalizzazione. Ma pensare di avere in casa la capacità per gestire tutti i prodotti non è realistico», ha precisato Orcel. Parole che allontanano la possibilità, che al governo qualcuno ha accarezzato, di fare di Anima un campione nazionale dell’asset management in chiave antifrancese. I cui prodotti potrebbero sostituire quelli di Amundi nell’accordo di distribuzione sugli sportelli Unicredit e forse anche Natixis nella joint venture che Generali ha annunciato a gennaio provocando sconcerto tra i soci Caltagirone e Delfin. Un disegno forse troppo ambizioso anche per Orcel che si è limitato a dire: «Il controllo del risparmio in Italia può essere ottenuto se il distributore ha una posizione molto forte sui contratti, sulle partnership e sulle modalità di allocazione dei costi. Noi oggi abbiamo tutto questo e quindi non sono preoccupato». Vedremo se su queste basi si aprirà un confronto tra Unicredit e il governo in grado di ridisegnare un assetto che soddisfi sia la banca che la politica.

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