✕

Il Giappone riparte dal cash

Ascolta l'audio

Nelle grandi aziende del Paese c’è l’equivalente del 6% del Pil in liquidità da investire. Un dato che si aggiunge a inflazione bassa e yen in ripresa
3 minuti di lettura

La sintesi tra economia e storia millenaria giapponese, tra curiosità, spiritualità e riservatezza, la trovi al TeamLab Borderless a Tokyo, un happening di tecnologia digitale avanzata che ti immerge in giochi di luci e mille sensazioni: ora ti sembra di nuotare coi pesci o di essere immerso in prati in fiore, ora di essere Alice nel paese delle meraviglie. È un “museo” privato, che fattura 60 milioni di dollari all’anno, con oltre 2 milioni di visitatori (quasi come il Met a New York) e che prevede aperture internazionali. Un simbolo molto concreto di quanto avanzata e creativa sia questa economia, nella quale si fondono tradizioni, innovazione e solidità finanziaria. L’opposto di quel luogo comune che vuole il Giappone molto prudente e conservatore, alquanto immobile, con una popolazione in diminuzione e con strutture gerarchiche di impostazione paternalistica e arretrate rispetto a certi valori occidentali. Se è vero che già da qualche anno quell’immagine è superata, ora a Tokyo si…

La sintesi tra economia e storia millenaria giapponese, tra curiosità, spiritualità e riservatezza, la trovi al TeamLab Borderless a Tokyo, un happening di tecnologia digitale avanzata che ti immerge in giochi di luci e mille sensazioni: ora ti sembra di nuotare coi pesci o di essere immerso in prati in fiore, ora di essere Alice nel paese delle meraviglie. È un “museo” privato, che fattura 60 milioni di dollari all’anno, con oltre 2 milioni di visitatori (quasi come il Met a New York) e che prevede aperture internazionali. Un simbolo molto concreto di quanto avanzata e creativa sia questa economia, nella quale si fondono tradizioni, innovazione e solidità finanziaria. L’opposto di quel luogo comune che vuole il Giappone molto prudente e conservatore, alquanto immobile, con una popolazione in diminuzione e con strutture gerarchiche di impostazione paternalistica e arretrate rispetto a certi valori occidentali. Se è vero che già da qualche anno quell’immagine è superata, ora a Tokyo si attende la formalizzazione di un passaggio chiave: il 2025 segnerà il passaggio definitivo da un’economia deflattiva e un’economia in crescita sostenibile e possibilmente sostenuta. E non solo nei numeri. C’è soprattutto un cambiamento nella testa dei capi azienda, nella gestione di Keiritsu, i giganteschi conglomerati che di fatto controllano questa economia, ancora la quarta del mondo dopo Stati Uniti, Cina e Germania.

L’andamento di crescita e consumi

Partendo dall’obiettivo di aggiornare tradizioni antiche e impenetrabili, si punta a trasformare il paese in un polo di attrazione di investimenti, e ad aprirsi come mai è successo in passato. Il The Japan Times prevede che la borsa a Tokyo toccherà nuovi record nel 2025 e farà meglio di tutte le altre borse asiatiche. Se a questo aggiungiamo la crisi geopolitica tra Pechino e Washington, ecco che Tokyo può proporsi come interlocutore privilegiato per la regione al posto della Cina. Ce ne accorgeremo in Europa e in Italia? Meglio accelerare, perché fondi, aziende e banche americane hanno già occupato in Giappone presidi importanti. Questa trasformazione è in corso ormai da qualche tempo, grazie a tassi di interesse bassi, a una inflazione contenuta, a uno yen competitivo e a una disponibilità del credito. Tra gli elementi frenanti originali c’erano una forte propensione al risparmio sia per grandi gruppi come i Keiretsu, conglomerati controllati da poche famiglie, sia per il risparmiatore privato. E ancora oggi le aziende nel loro insieme hanno oggi liquidità disponibile per l’equivalente del 6% del PIL. Una percentuale simile è calcolata per la liquidità in mano ai privati.

I cambiamenti più attesi

I Keiretsu inoltre, diversificati in tutto, dalla finanza ai grandi progetti alla produzione alla meccanica avanzata hanno sempre privilegiato lo status quo: vendere aziende inefficienti non era nelle carte. È su questi due fronti che ci si attende un cambiamento radicale. I Keiretsu hanno già deciso di cambiare intanto la governance privilegiando l’interesse degli azionisti rispetto al vecchio patto sociale per lo statu quo. Si possono dunque vendere aziende non strategiche che costano tempo e danaro per dare maggiore attenzione al core business. Questo ha aperto la possibilità sia per stranieri che per imprenditori minori interni di acquistare piccole e medie aziende che prima non erano disponibili sul mercato. A questo quadro d’insieme aggiungiamo una cultura digitale molto avanzata, impianti infrastrutturali affidabili, e una straordinaria civiltà e senso della responsabilità. Questo spiega perché il comparto delle fusioni e acquisizioni si è surriscaldato e fondi di private equity hanno cominciato ad operare in modo molto più deciso. Soprattutto dall’America, i grandi, da Carlyle a Kkr, hanno aperto uffici locali e già portato a termine numerose operazioni di acquisto impossibili solo dieci anni fa.

La crescita di operazioni di private equity

Tra il 2023 e il 2024, circa il 30% di operazioni di private equity nell’area Asia Pacifico è avvenuto in Giappone — la concentrazione più forte — contro una vecchia media del 5-10%. Sul piano finanziario si è anche deciso di impiegare la liquidità con una maggiore diversificazione geografica e con una maggiore propensione al rischio: prima si privilegiavano investimenti prudenti soprattutto nel mondo anglosassone con un minimo di attenzione a Francia e Germania. Nazioni come l’Italia erano considerate instabili e poco affidabili sotto molti di vista (rigidità sul lavoro, oneri fiscali elevati etc.). Tutto questo sta cambiando, una liquidità di oltre 350 miliardi di dollari potrebbe cominciare ad affacciarsi anche sui mercati fino ad ora minori per il Giappone, proprio come l’Italia.

Le opportunità per l’Italia

Con prontezza il nostro governo ha colto questa doppia possibilità e ha siglato una partnership strategica nel 2023 e messo a punto un piano d’azione triennale per il periodo 2024-2027, dopo negoziati preparatori gestiti dalla nostra ambasciata d’Italia a Tokyo. L’accordo riguarda di fatto ogni settore della nostra economia. L’auspicio ovviamente è quello di attirare investimenti diretti anche in Italia oltre che aprire spazi di mercato importanti per le nostre aziende in Giappone. L’ambasciatore d’Italia a Tokyo, Gianluigi Benedetti che ha la missione di coinvolgere l’Italia in questa trasformazione economica giapponese spiega che per operare seriamente in Giappone occorre aprire un ufficio e investire anche in avviamento aprendosi al paese e ai giapponesi. E per dare il buon esempio ha rimesso a posto i giardini secolari della residenza a Tokyo, giardini con un’antica tradizione che risale a famiglie di samurai, e per la prima volta li ha aperti al pubblico giapponese che ha risposto con entusiasmo. Un piccolo, ma importante segnale di multiculturalismo in un mondo che giorno dopo giorno, soprattutto dall’America, sembra inviare soltanto segnali di chiusura.

Leggi i commenti