Rinnovo vertici Generali, Donnet va da Orcel
di Giovanni PonsMilano — Venerdì scorso, 14 febbraio, Philippe Donnet, ceo di Generali, è salito al 28 esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano per far visita a Andrea Orcel. Un incontro che avviene in un momento caldissimo, avendo Unicredit appena ufficiliazzato l’acquisto di una partecipazione del 5,1% nel Leone di Trieste. L’incontro, probabilmente, è stato chiesto da Donnet, e avviene a un mese circa dalla presentazione delle liste per il rinnovo del cda di Generali che vede Donnet in sella da nove anni e candidato per un quarto mandato.
Con quel 5% in mano, che potrebbe anche crescere, Orcel si è guadagnato la possibilità di far pendere la bilancia o dalla parte della lista di Mediobanca o da quella della lista che con ogni pr…
Milano — Venerdì scorso, 14 febbraio, Philippe Donnet, ceo di Generali, è salito al 28 esimo piano della torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti a Milano per far visita a Andrea Orcel. Un incontro che avviene in un momento caldissimo, avendo Unicredit appena ufficiliazzato l’acquisto di una partecipazione del 5,1% nel Leone di Trieste. L’incontro, probabilmente, è stato chiesto da Donnet, e avviene a un mese circa dalla presentazione delle liste per il rinnovo del cda di Generali che vede Donnet in sella da nove anni e candidato per un quarto mandato.
Con quel 5% in mano, che potrebbe anche crescere, Orcel si è guadagnato la possibilità di far pendere la bilancia o dalla parte della lista di Mediobanca o da quella della lista che con ogni probabilità presenteranno Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone. È dunque probabile che Donnet abbia voluto sondare che aria tira dalle parti di Unicredit, oggi impegnata in una Ops sul Banco Bpm che non ha ancora la strada spianata davanti a sè.
La maggior parte degli osservatori, infatti, ha interpretato l’incursione di Orcel in Generali come un modo per conquistare un via libera del governo su Bpm a fronte di un cambio di governance a Trieste. Non è piaciuto, a Roma, l’accordo annunciato da Donnet a fine gennaio di una joint venture con i francesi di Natixis che potrebbe, in prospettiva, avere un’influenza sugli acquisti di titoli del debito pubblico italiano. E dunque Orcel, con quel 5%, potrebbe appoggiare la lista Delfin-Caltagirone che in caso di vittoria ridiscuterebbe l’accordo con i francesi.
Ma la tempistica ha un suo peso. Il primo a calare le carte sarà l’esecutivo Meloni, che entro la metà di aprile deve indicare eventuali prescrizioni in tema di sicurezza nazionale (Golden power) all’Ops su Bpm. Solo dopo, l’8 maggio, si voterà a Trieste per il nuovo cda. Quindi se per qualche ragione l’Ops di Unicredit su Banco Bpm andasse storta, non si può escludere che a quel punto Orcel possa orientare il suo 5% a favore della lista Mediobanca che punta a confermare Donnet. Magari a fronte di uno sviluppo degli accordi di bancassurance che Unicredit e Generali hanno già in corso in alcuni paesi.