Balneari, nuovo stop del Tar: “La proroga al 2027 non è valida”
di Rosaria AmatoStabilimenti balneari nel Parco regionale del Conero, nelle Marche
(ansa)ROMA — Non esiste un documento scritto che avalli la proroga al 2027 delle concessioni balneari. Una sentenza del Tar della Liguria smonta il fondamento dell’ultimo “compromesso” del governo Meloni. Il “Decreto infrazioni” del novembre 2024 aveva spostato di ulteriori tre anni il termine per bandire le gare per la riassegnazione delle concessioni balneari, gare imposte dalla direttiva Bolkestein e da un lungo elenco di sentenze della giustizia europea e italiana. «Non vale invocare un accordo tra lo Stato italiano e la Commissione europea, secondo cui le Amministrazioni avrebbero l’obbligo di prorogare le concessioni balneari sino al settembre 2027 – si legge nella sentenza del Tar Liguria – e ciò sia perché non risulta esistente un documento scritto racchiudente tale patto; sia in quanto, in ogni caso, un simile accordo non potrebbe prevalere sul dictum della Corte di Giustizia».
ROMA — Non esiste un documento scritto che avalli la proroga al 2027 delle concessioni balneari. Una sentenza del Tar della Liguria smonta il fondamento dell’ultimo “compromesso” del governo Meloni. Il “Decreto infrazioni” del novembre 2024 aveva spostato di ulteriori tre anni il termine per bandire le gare per la riassegnazione delle concessioni balneari, gare imposte dalla direttiva Bolkestein e da un lungo elenco di sentenze della giustizia europea e italiana. «Non vale invocare un accordo tra lo Stato italiano e la Commissione europea, secondo cui le Amministrazioni avrebbero l’obbligo di prorogare le concessioni balneari sino al settembre 2027 – si legge nella sentenza del Tar Liguria – e ciò sia perché non risulta esistente un documento scritto racchiudente tale patto; sia in quanto, in ogni caso, un simile accordo non potrebbe prevalere sul dictum della Corte di Giustizia».
Un’affermazione che riporta al punto di partenza i Comuni e i gestori. E che il governo ha affrontato, insieme ad altre questioni, in un vertice fra la premier Giorgia Meloni, e i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Per quanto in via ufficiale non trapeli da Palazzo Chigi nessuna preoccupazione sull’impatto della sentenza, la tensione torna alta e la Lega si chiede «se a qualcuno non interessi trasformare un tema tecnico in una campagna di delegittimazione dei balneari».
I Comuni comunque si troveranno da domani sempre di più tra l’incudine e il martello: nell’impossibilità di prorogare le concessioni (e del resto chi ci ha provato finora si è ritrovato puntualmente davanti al Tar con l’impugnazione dell’Antitrust), ma anche di bandire le gare, perché manca una normativa nazionale. «La destra ha solo saputo rimandare – afferma Marco Simiani del Pd – gettando di fatto l’intero settore in un buco nero normativo che rischia di far perdere competitività, reddito e clientela alle imprese turistiche del nostro Paese».
Fonti vicine al governo ricordano che il Dl Infrazioni prevedeva solo la possibilità, e non l’obbligo, da parte dei Comuni di prorogare le concessioni al 2027, e che comunque si sta predisponendo il decreto attuativo sui criteri per gli indennizzi dovuti ai concessionari uscenti. Il decreto deve essere emanato entro il 31 marzo, ma risolverà solo una parte del problema. E i gestori ne sono consapevoli: «Abbiamo indetto per il 5 marzo gli Stati generali del Turismo Balneare, - annuncia il presidente di Sib-Confcommercio Antonio Capacchione - per ragionare tutti insieme, dal governo ai Comuni, dagli imprenditori alle associazioni ambientali, su una soluzione che permetta di salvaguardare un settore importante».