Tabarelli: “In caso di pace in Ucraina, non si torna al mercato del gas prima della guerra”
di Carlotta ScozzariIl presidente di Nomina Energia, Davide Tabarelli
(fotogramma)MILANO — In caso di pace in Ucraina, nel mercato dell’energia non si tornerà al 2021, quando l’Unione europea aveva acquistato dalla Russia forniture di gas per 150 miliardi di metri cubi. Ne è convinto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Non si riprenderà ad acquistare a pieno ritmo da Mosca?
«Per prima cosa va detto che, visto che non c’è mai stato un embargo, non abbiamo mai smesso di rifornirci di gas da Mosca: prima della guerra ne compravamo per 150 miliardi di metri cubi a livello Ue, scesi a circa 35 l’anno scorso tra metano via terra e via mare, mentre quest’anno si stimano tra 20 e 25 miliardi di metri cubi. I quantitativi sono diminuiti nel tempo a causa della guerra, ma anche per il processo di diversificazione avviato e per il calo dei consumi legato alla minore produzione industriale. Non si tornerà ai livelli del 2021, anche perché ci sono di mezzo nuovi contratti di fornitura. Il vero effetto di uno stop al conflitto ucraino sarebbe sui prezzi».
MILANO — In caso di pace in Ucraina, nel mercato dell’energia non si tornerà al 2021, quando l’Unione europea aveva acquistato dalla Russia forniture di gas per 150 miliardi di metri cubi. Ne è convinto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Non si riprenderà ad acquistare a pieno ritmo da Mosca?
«Per prima cosa va detto che, visto che non c’è mai stato un embargo, non abbiamo mai smesso di rifornirci di gas da Mosca: prima della guerra ne compravamo per 150 miliardi di metri cubi a livello Ue, scesi a circa 35 l’anno scorso tra metano via terra e via mare, mentre quest’anno si stimano tra 20 e 25 miliardi di metri cubi. I quantitativi sono diminuiti nel tempo a causa della guerra, ma anche per il processo di diversificazione avviato e per il calo dei consumi legato alla minore produzione industriale. Non si tornerà ai livelli del 2021, anche perché ci sono di mezzo nuovi contratti di fornitura. Il vero effetto di uno stop al conflitto ucraino sarebbe sui prezzi».
Qual è il meccanismo?
«Le quotazioni del gas scenderebbero perché quello dell’energia è un mercato spot: bastano pochi volumi al margine per far variare i prezzi. La Russia rappresenterebbe una fornitura extra dalla quale attingere in caso di necessità e questo aiuterebbe tantissimo a calmare i prezzi».
Quindi sarà contento Donald Trump perché continueremo a comprare il gas liquefatto americano, come ci ha chiesto?
«Non credo che Trump intenda fare soldi con le nostre importazioni di gnl. Noi continueremo a comprarne perché gli Usa hanno tantissima materia prima ed esporteranno a prezzi sempre più bassi rispetto a quelli europei. Questo ci permetterà di continuare a diversificare».
Per far scendere i prezzi dell’elettricità serve il disaccoppiamento dal gas?
«Fa parte di quelle alchimie antimercato difficili da attuare e che distraggono l’attenzione dal problema vero: bisogna aumentare l’offerta».
Cosa va fatto nel concreto?
«Alcuni esempi: annunciare che resteranno aperte le centrali a carbone nei momenti difficili, così da avere una fonte di riserva di emergenza; centrali nucleari francesi in funzione senza discontinuità; anche le rinnovabili servono sebbene nel breve e medio termine sia impossibile che possano fare da sole, e pure nel lungo termine nutro dubbi. Poi ci sono Paesi come la Libia che stanno producendo poco. Eppure la materia prima non manca: sono in Azerbaigian e ho visto con i miei occhi il gas venire fuori dalla terra».
Il decreto bollette che il governo Meloni sta preparando va nella giusta direzione?
«Sì, perché al momento non possiamo fare altro. Si tratta, però, di misure che incidono sulla spesa pubblica, di interventi emergenziali, non strutturali. Da tre anni la politica è costretta a scendere in campo perché oggettivamente c’è una guerra, i mercati hanno fallito e i prezzi sono aumentati».