Inps, donne pagate oltre un quinto meno degli uomini. E con il 44% in meno di pensione
di Valentina ConteROMA – Donne più istruite e formate. Ma svantaggiate sul lavoro, nella gestione di figli e familiari, durante la carriera, da pensionate. Il gender gap, la distanza a parità di condizioni con gli uomini, persiste. In alcuni casi, la disparità prende la forma odiosa di discriminazione e violenza. C’è un problema anche culturale, dice il secondo Rendiconto di genere presentato oggi a Roma dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps. E sicuramente economico. In media una donna guadagna oltre il 20% in meno degli uomini. E da pensionata fino al 44% in meno. Tra i dirigenti solo il 21% è donna. Tra i quadri appena il 32%.
Lavoro e retribuzioni
La demografia dice che in Italia le donne superano numericamente gli uomini. E vivono in media più a lungo. Sono più istruite (52,6% di diplomate e 59…
ROMA – Donne più istruite e formate. Ma svantaggiate sul lavoro, nella gestione di figli e familiari, durante la carriera, da pensionate. Il gender gap, la distanza a parità di condizioni con gli uomini, persiste. In alcuni casi, la disparità prende la forma odiosa di discriminazione e violenza. C’è un problema anche culturale, dice il secondo Rendiconto di genere presentato oggi a Roma dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps. E sicuramente economico. In media una donna guadagna oltre il 20% in meno degli uomini. E da pensionata fino al 44% in meno. Tra i dirigenti solo il 21% è donna. Tra i quadri appena il 32%.
Lavoro e retribuzioni
La demografia dice che in Italia le donne superano numericamente gli uomini. E vivono in media più a lungo. Sono più istruite (52,6% di diplomate e 59,9% di laureate). Eppure il tasso di occupazione femminile in Italia era nel 2023 al 52,5% contro il 70,4% degli uomini. Un divario di quasi 18 punti. Le assunzioni femminili sono state solo il 42,3% del totale. E solo il 18% a tempo indeterminato, contro il 22,6% degli uomini. Le lavoratrici a tempo parziale sono il 64% del totale. E il part-time involontario è soprattutto femminile (15,6% contro il 5,1% dei maschi).
Il gap retributivo di genere rimane un aspetto critico, con le donne che percepiscono stipendi inferiori di oltre venti punti percentuali rispetto agli uomini. In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 20% nelle attività manifatturiere, 23,7% nel commercio, 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione, 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese. Appena il 21,1% delle donne ricopre ruoli dirigenziali, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta solo il 32,4%.
In famiglia
Le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni degli uomini. L'offerta di asili nido rimane insufficiente, con solo l'Umbria, l’Emilia Romagna e la Valle d’Aosta che raggiungono o si avvicinano all'obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni, target Ue.
Le denunce per violenza di genere sono aumentate, evidenziando una problematica ancora radicata. Il Reddito di libertà, erogato dall’Inps alle donne vittime di violenza in ambito familiare, nel 2021 ha coinvolto 2.418 donne, mentre negli anni successivi, per mancanza di risorse, sono stati confermati i trattamenti solo nelle regioni Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia (circa 233 in tutto nel 2023) grazie a risorse regionali.
Da pensionate
Non meraviglia che carriere femminili intermittenti, precarie e mal retribuite poi sfocino in pensioni altrettanto povere. Sebbene le donne siano numericamente superiori – 7,9 milioni le pensionate rispetto ai 7,3 milioni di pensionati – permangono significative differenze negli importi erogati. Nel lavoro dipendente privato gli importi medi delle pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,5% e del 32% inferiori rispetto a quelli degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,1%.
Le donne prevalgono numericamente nelle prestazioni pensionistiche di vecchiaia e ai superstiti. Il numero limitato delle donne che beneficiano della pensione di anzianità/anticipata (solo il 27% fra i lavoratori dipendenti privati e il 25,5% fra i lavoratori autonomi) evidenzia le difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo.
Dopo le strette del governo Meloni, il canale di uscita di Opzione donna è crollato: dalle 26.427 domande accolte del 2022 alle 4.784 del 2024. Il sistema delle Quote poi aiuta in prevalenza gli uomini. Le donne erano il 37% dei beneficiari di Quota 100 nel 2021, il 41% dei beneficiari di Quota 102 nel 2022, il 20% dei beneficiari di Quota 102 nel 2023 e il 19% appena dei beneficiari di Quota 103 contributiva del 2024.
Approccio multidimensionale
Secondo Roberto Ghiselli, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, “affrontare il problema delle discriminazioni di genere significa agire su tutte le dimensioni del problema, che riguardano il mercato del lavoro e i modelli organizzativi nel lavoro, la rete dei servizi, la dimensione familiare e quella culturale. Viene pertanto chiamata in causa la responsabilità e l’impegno di tutti gli attori istituzionali, politici e associativi per far sì che i timidi passi avanti che si sono registrati in questi anni, diventino al più presto l’affermazione di una piena condizione di parità, rimuovendo gli ostacolo che ne sono di impedimento”.