La verità probabilmente è sfuggita a Elon Musk, durante l’intervista fatta insieme al presidente Trump per la tv conservatrice Fox News: «Oltre il 90% dei dipendenti pubblici di Washington ha votato per Kamala Harris. Un sacco di gente». Quindi sì, l’ondata di licenziamenti ordinati dalla nuova amministrazione repubblicana avrà pure lo scopo di snellire la macchina statale e risparmiare un po’ di dollari, ma contiene anche un retrogusto di vendetta politica. Non solo perché il Gop in generale è sempre stato scettico riguardo alle virtù del settore pubblico. Basta ricordare Ronald Reagan, quando diceva che il governo non è la soluzione, ma il problema. Nel caso di Trump, però, a tutto questo si aggiunge la convinzione che la “palude” di Washington, come ama denigrarla lui, sia abitata da alligatori pronti a sbranarlo. O comunque da militanti di quel “deep state” tanto odiato dall’ex consigliere Steve Bannon, che non hanno mai accettato la sua elezione e il suo programma, e tramano nell…
La verità probabilmente è sfuggita a Elon Musk, durante l’intervista fatta insieme al presidente Trump per la tv conservatrice Fox News: «Oltre il 90% dei dipendenti pubblici di Washington ha votato per Kamala Harris. Un sacco di gente». Quindi sì, l’ondata di licenziamenti ordinati dalla nuova amministrazione repubblicana avrà pure lo scopo di snellire la macchina statale e risparmiare un po’ di dollari, ma contiene anche un retrogusto di vendetta politica. Non solo perché il Gop in generale è sempre stato scettico riguardo alle virtù del settore pubblico. Basta ricordare Ronald Reagan, quando diceva che il governo non è la soluzione, ma il problema. Nel caso di Trump, però, a tutto questo si aggiunge la convinzione che la “palude” di Washington, come ama denigrarla lui, sia abitata da alligatori pronti a sbranarlo. O comunque da militanti di quel “deep state” tanto odiato dall’ex consigliere Steve Bannon, che non hanno mai accettato la sua elezione e il suo programma, e tramano nell’ombra per boicottarlo.
la scure sulle spese federali
Durante il primo giorno del ritorno nell’Ufficio Ovale, Trump ha firmato un decreto con cui ha cambiato la categoria di migliaia di dipendenti pubblici in “Schedule Policy/Career”, per privarli della protezione di poter essere licenziati solo per giusta causa. Quindi l’11 febbraio ne ha siglato un altro, con cui ha ordinato alle agenzie federali di condurre riduzioni del personale su larga scala, eliminare o consolidare posizioni, e assumere un lavoratore ogni quattro che vanno via, esentando solo i settori dell’immigrazione e delle forze dell’ordine. Nel frattempo ha creato il Department for Government Efficiency, affidato alle cure di Elon Musk, con lo scopo di tagliare le spese statali di almeno 2mila miliardi di dollari. Infine ha offerto a tutti i 2,3 milioni di impiegati statali la buonuscita, affinché scegliessero volontariamente di togliersi dai piedi. Circa 75mila hanno accettato, nonostante un giudice abbia messo in dubbio la legalità del provvedimento.
Il massacro di San Valentino
Poco dopo sono iniziati i licenziamenti, che i lavoratori colpiti hanno definito “Il massacro del giorno di San Valentino”, riferendosi all’eliminazione della banda del gangster George “Bugs” Moran perpetrata dagli uomini del boss mafioso Al Capone a Chicago il 14 febbraio 1929. E con essi sono arrivate anche le storie un po’ assurde, un po’ comiche e molto tragiche, che in genere accompagnano misure così draconiane. Luke Graziani, veterano di guerra disabile, ha raccontato al Washington Post di aver ricevuto una mail sul suo computer all’ospedale Bronx Veterans Affairs, che lo informava di essere stato cacciato per cattive prestazioni. L’ha stampa e portata al capo, che è caduto dalla sedia: «Sei bravo ed essenziale, cerco di salvarti». Ma non c’è stato nulla da fare. Così un ex soldato di 45 anni con quattro figli, schierato quattro volte in Iraq e Afghanistan, si è ritrovato senza stipendio da un giorno all’altro.
Licenziamenti fotocopia
L’Office of Personnel Management ha tenuto una video call alle due e mezza di giovedì 13 febbraio, per informare i dipendenti che dovevano sgomberare scrivanie e cassetti entro le tre. Molti hanno ricevuto lettere di licenziamento fotocopia, che dimostrano come si trattasse di provvedimenti a tappeto senza alcun collegamento con la qualità delle prestazioni fornite. La Federal Aviation Administration ha iniziato a cacciare i controllori di volo, pochi giorni dopo che la collisione davanti all’aeroporto National di Washington aveva messo in evidenza la loro drammatica scarsità. Stesso discorso per la Federal Emergency Management Agency, alleggerita proprio mentre bisognava portare soccorso a Los Angeles dopo gli incendi.Il dipartimento all’Energia è scivolato nel tragicomico, quando il 13 febbraio ha licenziato un migliaio di dipendenti, salvo poi richiamarne molti frettolosamente al loro posto, perché aveva lasciato troppo sguarnita la National Nuclear Security Administration che deve garantire la sicurezza dell’arsenale atomico. Per non farsi mancare nulla, e lanciare il messaggio più chiaro possibile, Trump ha cacciato anche Gwynne Wilcox, capo del National Labor Relations Board, che ha proprio il compito di risolvere le dispute sul lavoro. I dipendenti più presi di mira sono i circa 200.000 ultimi arrivati, che essendo in “probation” fino a uno o due anni dopo l’assunzione, sono anche i meno protetti. La loro posizione di prova è stata considerata «un’estensione della domanda di lavoro, non una garanzia del posto».
Colpire e terrorizzare
I numeri non sono chiari, perché l’amministrazione non li pubblica, ma il New York Times ha un database dei licenziamenti decisi dal Doge, che cerca di aggiornare come può. Al momento sono stati eliminati 11.060 dipendenti statali in prova, 8.700 vittime dello smantellamento delle loro agenzie, 280 incaricati di applicare le politiche Dei per l’inclusione, e anche 33 investigatori di Trump e dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Il fisco Irs manderà via 6.000 cacciatori di evasori. L’agenzia per gli aiuti internazionali Usaid è stata decimata, perché Donald la vuole chiudere, compreso il programma Pepfar, lanciato dal predecessore repubblicano Bush figlio, allo scopo di aiutare i paesi poveri a combattere l’Aids. Finché un giudice non è intervenuto per bloccare le sospensioni dal lavoro. Come sta accadendo in quasi tutti i campi, la magistratura è emersa come unica vera resistenza alla strategia “shock and awe” (“colpisci e terrorizza”) adottata da Trump per imporre la sua volontà. La sentenza Humphrey’s Executor v. United States, emessa dalla Corte Suprema nel 1935, viene usata per vietare i licenziamenti senza giusta causa. L’amministrazione però ha fatto ricorso al massimo tribunale affinché cancelli questo precedente, sostenendo che impedisce al detentore del potere esecutivo di esercitarlo. Dunque una crociata ideologica, mascherata da operazione per il risparmio e l’efficienza dello stato, che invece Trump vuole smantellare.