Unicredit, Fincantieri e Mediaset: cosa cambia dopo le elezioni tedesche
di Sara BennewitzMILANO – L’esito delle elezioni tedesche scuote Piazza Affari. Sono infatti tante le aziende italiane che hanno investimenti in Germania e potrebbero essere impattate dal nuovo governo di coalizione che si appresta a formare Friedrich Merz, leader del partito cristiano-democratici che ha vinto questa tornata elettorale, suggellata da un affluenza storica all’84%.
L’affondo di Unicredit su Commerzbank
La prima indiziata è Unicredit, la banca guidata da Andrea Orcel impegnata nella scalata a Commerzbank, che cede l'1,2% a 47,2 euro. Merz nelle scorse settimane aveva definito "estremamente ostile" l'affondo di Unicredit su Commerz, di cui tra azioni e derivati ha il 29,9% del capitale. “A nostro avviso, Unicredit continuerà a dialogare con il governo tedesco per trovare una modalità amichevole di agire – scrivevano gli analisti di Intermonte in una nota – pur mantenendo la possibilità di scelta sul fatto di proseguire con l’operazione, di mantenere l’attuale quota o di venderla. Sar…
MILANO – L’esito delle elezioni tedesche scuote Piazza Affari. Sono infatti tante le aziende italiane che hanno investimenti in Germania e potrebbero essere impattate dal nuovo governo di coalizione che si appresta a formare Friedrich Merz, leader del partito cristiano-democratici che ha vinto questa tornata elettorale, suggellata da un affluenza storica all’84%.
L’affondo di Unicredit su Commerzbank
La prima indiziata è Unicredit, la banca guidata da Andrea Orcel impegnata nella scalata a Commerzbank, che cede l'1,2% a 47,2 euro. Merz nelle scorse settimane aveva definito "estremamente ostile" l'affondo di Unicredit su Commerz, di cui tra azioni e derivati ha il 29,9% del capitale. “A nostro avviso, Unicredit continuerà a dialogare con il governo tedesco per trovare una modalità amichevole di agire – scrivevano gli analisti di Intermonte in una nota – pur mantenendo la possibilità di scelta sul fatto di proseguire con l’operazione, di mantenere l’attuale quota o di venderla. Sarà importante capire se il nuovo governo cambierà le proprie posizioni a riguardo”.
Mfe sempre più vicina al controllo di ProsiebenSat
Viceversa per Mfe, che è impegnata nella conquista della prima tv commerciale, ProsiebenSat, secondo gli analisti l'esito delle urne tedesche non è così negativo, anche perché le autorità bavaresi avevano già dato un'apertura alle nozze con il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi. Da cinque anni Mfe si prepara a consolidare ProsiebenSat, di cui ha il 29,9% del capitale, e Berlusconi non aveva neppure escluso la possibilità di lanciare un’Opa.
Tuttavia ci vorrà ancora tempo per un'operazione sul mercato. In primo luogo Mfe aspetterà la formazione di un governo, e sicuramente attenderà di conoscere i risultati 2024 dell’emittente tedesca il prossimo 6 marzo, che rischiano di essere ancora molto negativi. In proposito fonti di stampa tedesche nei giorni scorsi non escludevano che Bert Habets, ceo del gruppo, stesse già preparando un massiccio piano di taglio costi, che potrebbe includere il licenziamento di un dipendente su otto del gruppo, per un totale di 500 addetti.
Ma è ancora più probabile che il gruppo di Cologno voglia aspettare l'assemblea di Mfe del prossimo 28 maggio: in quell’occasione ProsiebenSat dovrà inoltre eleggere il presidente del consiglio di sorveglianza, dato che Andreas Wiele si presenta come dimissionario, e un nuovo membro del supervisory board, che consegnerebbe a Mfe il controllo del consiglio di sorveglianza gruppo. In quell’occasione Habets potrebbe inoltre riproporre lo scorporo delle attività delle tv dal resto degli asset non strategici, come richiesto in assemblea lo scorso anno da Mfe. A quel punto, se – com’è probabile – l'operazione venisse approvata, Mfe lancerebbe un’Opa solo sulle attività televisive, minimizzando il rischio di farsi carico di asset in perdita che esulano dal core business.
Ficantieri e i sottomarini di ThyssenKrupp Marine Systems
Anche Fincantieri attendeva l’esito delle elezioni, per capire quali saranno gli sviluppi sulle attività della difesa sottomarina di ThyssenKrupp. “Siamo a disposizione del sistema tedesco – aveva detto nei giorni scorsi l’ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero – come partner commerciale, come partner industriale, a seconda della loro strategia”. Dopo aver rinunciato alla quotazione, da tempo a Essen, sede di ThyssenKrupp, i manager intenderebbero dismettere i sottomarini della divisione Marine Systems (Tkms), ma la porta era aperta anche a partnership industriali. A oggi Tkms ha diversi siti, i principali si trovano a Kiel, Amburgo e Brema. Nel complesso la società impiega circa 7.880 persone, con un portafoglio clienti tra cui figurano, oltre alla Germania, anche Norvegia, Israele e Singapore.