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L'Italia verso la guerra totale ai pirati: serie tv, Sanremo e film saranno protetti come il calcio

L’Agcom vuole estendere gli strumenti di blocco in real time, già in azione sulle partite, anche a film, serie tv e spettacoli importanti come l’Eurovision o il Festival. E imporli a nuovi soggetti internet, per non lasciare più scampo ai pirati. Ma sono molte anche le voci critiche
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L’Italia vuole portare a nuovi livelli, mai tentati prima al mondo, la guerra contro la pirateria digitale. Avanza l’idea di estendere gli strumenti di blocco in real time, già in azione sulle partite di calcio, anche a film, serie tv e spettacoli importanti come l’Eurovision o Sanremo.

Sono novità presenti in una delibera Agcom recentemente approvata, che modificherà il regolamento per la tutela del diritto d’autore contenuto nella delibera n. 680/13/Cons. Si tratta di strumenti – chiamati Piracy Shield - molto potenti per combattere la pirateria e che non hanno uguali al mondo.

Così potenti da sollevare, già per il calcio, moltissime critiche da parte di diversi soggetti che fanno notare le contro indicazioni di una cura così radicale: c’è il rischio di effetti collaterali, che in realtà si sono già manifestati, come il blocco fortuito di siti e servizi innocenti. Insomma, per i critici è un po’ come sparare con un cannone: efficace, forse ma si può non essere precisi.

Tanto che Piracy Shield ha creato una spaccatura interna alla stessa Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). La commissaria Elisa Giomi ha, di nuovo in occasione della nuova delibera, espresso pubblicamente la sua contrarietà allo strumento. Va detto che la delibera non è ancora operativa. Come spiega il commissario Massimiliano Capitanio, “una vota pubblicato, il testo del nuovo regolamento sarà sottoposto a consultazione pubblica, così che il mercato si possa esprimere su questa e sulle altre rilevanti modifiche in corso di attuazione”.

Piracy Shield impone a vari soggetti di impedire l’accesso degli utenti al contenuto pirata entro 30 minuti dalla richiesta. I soggetti primi deputati ad agire sono i classici fornitori di accesso internet. La nuova delibera vuole però imporre anche ad altri soggetti tecnici quest’azione, ora utilizzati dagli utenti per aggirare il blocco (aziende di Vpn, fornitori di Dns). In più Agcom già a ottobre aveva chiesto ai motori di ricerca di togliere gli indirizzi contestati entro 30 minuti.

Insomma, la delibera estende il blocco veloce sia a nuovi contenuti sia a nuovi soggetti.

Applaude Federico Bagnoli Rossi, presidente Fapav (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali): “E’ una decisione fondamentale quella deliberata da Agcom, che ringraziamo per il suo operato degli ultimi anni e di questo ulteriore passo che ribadisce quanto il nostro non sia un Paese per pirati”, dice a Repubblica. “Queste modifiche al Regolamento, infatti, rappresentano un segnale molto forte nel contrasto alla pirateria non solo di contenuti di carattere sportivo ma anche cinematografico e televisivo”.

Molto critico invece Giovanni Zorzoni, presidente di Aiip (associazione principali provider internet): “Questa mossa, sebbene ambiziosa, rischia di amplificare le criticità già esistenti nel sistema. Uno dei principali nodi irrisolti è la mancanza di coordinamento tra le diverse autorità amministrative e il potere giudiziario, come evidenziato da Aiip, che potrebbe potenzialmente portare a blocchi e sblocchi non perfettamente coordinati”. “La terminologia ambigua e l'assenza di una chiara catena di comando possono portare a blocchi incoerenti e potenziali conflitti legali. Senza un ente centrale che gestisca e armonizzi le direttive, il rischio di falsi positivi e disservizi per gli utenti finali diventa sempre più concreto”, aggiunge.

Sono i motivi che hanno spinto Giomi a votare contro la delibera. In più Giomi nota che non solo Piracy Shield è pericoloso, ma è ancora poco utile. Zorzoni è d’accordo: “A peggiorare la situazione, a un anno dall'implementazione del Piracy Shield, operatori satellitari, fornitori di VPN e servizi DNS pubblici non si sono ancora accreditati presso la piattaforma. Questo significa che, mentre gli operatori nazionali di rete fissa e mobile sono gravati da costi e burocrazia per conformarsi alle direttive, questi altri attori continuano a operare indisturbati, offrendo vie di fuga ai pirati digitali e rendendo inefficaci le misure di blocco”.

“Il risultato? Un sistema che, invece di arginare la pirateria, finisce per penalizzare gli operatori nazionali e lasciare ampie falle sfruttabili da chi opera al di fuori delle regole. Senza un intervento deciso per includere tutti gli attori del panorama digitale e una revisione strutturale del coordinamento tra le autorità, il Piracy Shield rischia di diventare un gigante dai piedi d'argilla, incapace di sostenere il peso delle proprie ambizioni”, dice Zorzoni.

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