Il pasticcio del decreto bollette. Meloni lo blocca: “Inefficace”
di Giuseppe Colombo , Filippo SantelliRoma - Il governo pasticcia sul decreto bollette. Litiga e rinvia. A meno di ventiquattr’ore dal Consiglio dei ministri per gli aiuti a famiglie e imprese, ecco l’altolà di Giorgia Meloni. Il lavoro dei tecnici dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente si scontra con la volontà di Palazzo Chigi di rendere le norme più incisive. Tutto da rifare: il cdm slitta, se ne riparlerà venerdì.
Quando Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto Fratin sono impegnati a chiudere il testo, è la premier a fermare la convocazione del preconsiglio. Vuole prima vedere il testo del provvedimento. Quando lo fa, impone lo stop. Le misure sono “poco efficaci”, è il rimprovero rivolto ai due ministri. Il testo viene definito troppo tecnico. Il rischio - è il suo ragionamento - è ritrovarsi con sconti poco tangibili in bolletta. Ai suoi dice: non possiamo presentarci davanti ai cittadini con un messaggio da burocrati. Con norme poco comprensibili, come l’allineamento tra il mercato italiano e quello europeo de…
Roma - Il governo pasticcia sul decreto bollette. Litiga e rinvia. A meno di ventiquattr’ore dal Consiglio dei ministri per gli aiuti a famiglie e imprese, ecco l’altolà di Giorgia Meloni. Il lavoro dei tecnici dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente si scontra con la volontà di Palazzo Chigi di rendere le norme più incisive. Tutto da rifare: il cdm slitta, se ne riparlerà venerdì.
Quando Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto Fratin sono impegnati a chiudere il testo, è la premier a fermare la convocazione del preconsiglio. Vuole prima vedere il testo del provvedimento. Quando lo fa, impone lo stop. Le misure sono “poco efficaci”, è il rimprovero rivolto ai due ministri. Il testo viene definito troppo tecnico. Il rischio - è il suo ragionamento - è ritrovarsi con sconti poco tangibili in bolletta. Ai suoi dice: non possiamo presentarci davanti ai cittadini con un messaggio da burocrati. Con norme poco comprensibili, come l’allineamento tra il mercato italiano e quello europeo del gas.
Ma la considerazione che conta di più nella decisione di rimandare il testo è l’assenza di un segnale forte per le famiglie meno abbienti. Il potenziamento del bonus sociale non basta, nonostante l’allargamento della platea, da 9.530 a 15 mila euro di Isee.
Quando dice che bisogna fare di più, Meloni non si riferisce alle risorse. Dal Mef viene ribadito che è impossibile recuperare più di tre miliardi e nel caso si andasse oltre per la premier diventerebbe difficile motivare i no alla richiesta di Forza Italia sul taglio dell’Irpef e a quella della Lega per una nuova rottamazione delle cartelle fiscali.
Nel frattempo le opposizioni vanno all’attacco. "Non bastano soluzioni di corto respiro, serve una svolta”, dice la leader del Pd Elly Schlein, che propone di separare il prezzo dell’energia da quello del gas, che oggi lo spinge in alto, e un acquirente unico pubblico.
Il nodo per il governo è la distribuzione delle poche risorse disponibili. Perché rafforzare gli interventi per le famiglie potrebbe depotenziare ancora la parte dell’intervento, già esigua, rivolta alle imprese. Alla voce della Confindustria, che negli ultimi giorni ha lanciato a ripetizione l’allarme costi, si è aggiunta ieri anche quella di Confcommercio, che denuncia per gli esercenti un aumento della bolletta elettrica del 24% nell’ultimo anno, e del 27% per il gas.
Nel decreto dovrebbe entrare la misura volta ad azzerare il differenziale di prezzo di circa due euro tra il Ttf, la borsa del metano olandese, e il Psv italiano: non costa molto, qualche centinaio di milioni, ma produrrebbe per i consumatori risparmi per 1,3 miliardi di euro.
Su tutti gli altri interventi però pendono una serie di incognite tecniche e di copertura. Recuperare 600 milioni dai proventi delle aste sulle emissioni, per poi destinarli alle sole imprese energivore, potrebbe esporre l’Italia alla contestazioni di aiuti di Stato.
Mentre uno schema proposto da Confindustria per “scontare” la tassa sulla CO2 ai produttori di energia elettrica, in modo da abbassare il prezzo per tutti, è giudicata troppo costosa. Non è detto neppure si intervenga riservando alla imprese una quota dell’energia idroelettrica, punto su cui peraltro la stessa galassia industriale è divisa, con le società energetiche contrarie. Alla manifattura italiana, dopo due anni di produzione in flessione e un inizio di 2025 con bollette insostenibili, il decreto rischia di offrire ben poco sollievo.
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