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Effetto Musk, le vendite di Tesla crollano del 45% in Europa. Sorpasso di Byd nel Regno Unito

Le proteste contro Musk negli Usa 
I numeri evidenziano come le immatricolazioni della casa americana siano state solo 9.945, rispetto alle 18.161 registrate un anno fa nel Vecchio continente
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ROMA – Si dice che il modo più efficace per esprimere il proprio voto i consumatori ce l’abbiano nel portafoglio. E a vedere gli ultimi dati di vendita della Tesla, in Europa, pare che il fronte anti-Musk lo stia facendo. Trasformando il rigetto per le intemerate del consigliere di Trump sulle questioni politiche europee, e in particolare il suo manifesto supporto all’estrema destra di Afd, in un boicottaggio agli acquisti delle sue quattro ruote con la spina.

Oggi la Tesla è balzata all’onore delle cronache per lo scivolone del 45% delle immatricolazioni europee, a gennaio: nemmeno 10mila i modelli venduti il mese scorso, quasi la metà delle 18.161 registrate nel mese inaugurale del 2024. E certo non si può ricorrere al “mal comune mezzo gaudio”, perché le vendite elettriche nel complesso sono balzate del 37%, a fronte di un mercato ancora debole (-2,1% se si considerano tutte le motorizzazioni). Da quando Musk ha cavalcato (e alimentato con quasi 300 milioni di dollari) la corsa elettorale di Donald Trump, per poi sedere al suo fianco e avviare la campagna di disboscamento dello Stato federale, i possessori di Tesla s’interrogano. Quella che era il simbolo di un approccio green e innovativo alla mobilità e al consumo (per quanto stare sulla frontiera tecnologica non sia certo alla portata di tutte le tasche) è diventata un veicolo di divisione.

Basta fare un giro sui forum di Reddit, quelli che hanno armato le milizie di piccoli investitori e generato l’epopea delle Meme stock (ricordate la battaglia di GameStop vinta contro i grandi fondi speculativi), per trovare fior di discussioni sull’opportunità o meno di restituire i veicoli. I più cauti aspettano almeno che finiscano i piani di leasing, anche se non manca chi lo ritiene un ottimo mezzo e quindi non lo abbandonerà. Non sono mancate le manifestazioni in piazza, registrate a New York, Seattle e Kansas City. Anche i vip sono entrati nella partita. Da ultima è stata Sheryl Crow a cantarle al vulcanico imprenditore di origine Sudafricana: "Arriva un momento in cui devi scegliere da che parte stare: addio, Tesla", il messaggio sparato pochi giorni fa sui social, in un video diventato presto virale con tanto di colonna sonora d’addio di Bocelli.

Certo, dietro i numeri del mercato non ci sono solo i ragionamenti anti-Musk. L’analista Matthias Schmidt al Financial Times ha annotato che le vendite si confrontano con un gennaio, quello del 2024, particolarmente frizzante per la messa in circolo della Model 3. Dall’azienda ci si trincera, poi, dietro l’effetto dazi imposto alle vetture in ingresso dalla Cina, che colpisce anche – seppure con mano delicata rispetto ai produttori di Pechino – i flussi della casa auto americana dal Dragone verso il Vecchio continente. Ci sono poi le linee di produzione del Suv Model Y in aggiornamento, con perdite di capacità produttiva, e probabilmente alcune carenze di magazzino dopo la spinta alle vendite sul finire dell’anno passato. Sta di fatto che i numeri di avvio del 2025 “sono incredibilmente deludenti e potrebbero iniziare a suggerire una migrazione dal marchio verso le alternative a Tesla", ha detto Schmidt.

Musk è andato all’attacco dei leader dei maggiori partiti tedeschi? Il mese scorso ha venduto solo 1.277 auto in Germania, minimo da luglio 2021. Ha messo Starmer nel mirino? Per la prima volta nel Regno Unito ha dovuto subire il sorpasso di Byd. Il mercato ha preso atto e la capitalizzazione di Tesla a Wall Street, dove nella serata italiana perdeva oltre 8 punti percentuali, sfondava al ribasso la quota dei mille miliardi. Da inizio anno la performance è negativa del 25%, anche se allargando lo sguardo ai dodici mesi resta ancora in piedi un rally del 56% dovuto proprio all’accoppiata vincente con l’elezione di Trump. Musk intanto si consola con un patrimonio ancora record, 380 miliardi secondo l’indice dei Paperoni di Bloomberg. Ma dall’inizio dell’anno ha ceduto il 12%: che stia suonando un campanello d’allarme, anche per l’uomo più ricco della terra?

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