Chiandetti (Fidelity) “I titoli bancari non sono ancora cari il mercato chiede rilanci sulle Ops”
Giovanni PonsMIlano — Alberto Chiandetti, lei è il responsabile azionario Italia di Fidelity, non trova che i titoli delle banche siano diventati cari?
"Le banche in Italia, e in generale in Europa, non sono care. C’è stato un re rating dei multipli nel corso degli ultimi 24 mesi e durante le prime settimane del 2025, su stime di utili che sono state riviste al rialzo. Ma in valore assoluto parliamo ancora di un settore che in molti casi potrebbe offrire, tra dividendi e buyback, ritorni vicini se non superiori alla doppia cifra. In questo contesto, le aziende acquirenti cercano operazioni che possano mantenere per i loro azionisti un ritorno simile a quello che avrebbero stando da sole, un 13-15% di Irr (ritorno sul capitale, ndr). Per cui le offerte vengono lanciate prevalentemente carta contro carta e con poco premio”.
Il mercato sta dicendo che ci vogliono dei rilanci per avere successo. È così?
“Sì, è così. Unicredit partiva da un prezzo sul valore patrimoniale di Bpm basso, ma deve essere…
MIlano — Alberto Chiandetti, lei è il responsabile azionario Italia di Fidelity, non trova che i titoli delle banche siano diventati cari?
"Le banche in Italia, e in generale in Europa, non sono care. C’è stato un re rating dei multipli nel corso degli ultimi 24 mesi e durante le prime settimane del 2025, su stime di utili che sono state riviste al rialzo. Ma in valore assoluto parliamo ancora di un settore che in molti casi potrebbe offrire, tra dividendi e buyback, ritorni vicini se non superiori alla doppia cifra. In questo contesto, le aziende acquirenti cercano operazioni che possano mantenere per i loro azionisti un ritorno simile a quello che avrebbero stando da sole, un 13-15% di Irr (ritorno sul capitale, ndr). Per cui le offerte vengono lanciate prevalentemente carta contro carta e con poco premio”.
Il mercato sta dicendo che ci vogliono dei rilanci per avere successo. È così?
“Sì, è così. Unicredit partiva da un prezzo sul valore patrimoniale di Bpm basso, ma deve essere letto anche dal punto di vista relativo. Il titolo UniCredit era valutato a soli 38 euro al momento dell’offerta, un multiplo sul capitale inferiore a quello attuale, con il titolo vicino ai 48 euro. Come dicevo prima, il mercato non aveva ancora prezzato gli utili futuri del settore, e un deal carta contro carta ne teneva conto. Nel caso di Bpm il mercato deve decidere se premiare la revisione al rialzo del margine di interesse e, soprattutto, decidere come valutare l’operazione Anima. Rimangono poi sul deal le incertezze del governo e del Crédit Agricole”.
Come giudica l’offerta della Bper su Popolare di Sondrio?
“Anche in questo caso il mercato si attende un leggero rilancio. Lato industriale, sono due banche simili, hanno sinergie, sono complementari sulla copertura territoriale e raggiungono una buona quota in Lombardia. Rimane però il tema del controllo e come raggiungere il 51%”.
E cosa pensa della mossa del Monte dei Paschi su Mediobanca?
“È un’operazione inattesa, lo sconto sul mercato dice che c’è scetticismo sulle sinergie che il deal può creare o forse ancora non le comprende appieno. L’ad di Monte Paschi ha dimostrato, nelle diverse aziende che ha guidato, una gestione industriale ad allocazione del capitale a favore degli stakeholder. Ma nel breve, il rischio di creare dissinergie è percepito dal mercato come elevato, soprattutto se la banca opterà per una minima adesione all’Ops. Mps si sarebbe valorizzata anche attraverso operazioni più semplici, ad esempio con un’altra banca commerciale”.
Cosa succede se Mps arriva al 51% di Mediobanca invece che al 67%?
“Da un punto di vista puramente tecnico, se raggiungesse il 67% di Mediobanca, Mps potrebbe procedere con la fusione, attivare più velocemente il proprio piano industriale per ottenere le sinergie previste e sfruttare pienamente le Dta (benefici fiscali, ndr.). Tra il 51% e il 67% Mps perderebbe circa mezzo punto percentuale di capitale rispetto al 16% della fusione, il minimo è intorno al 13%. Sotto il 50% non si riuscirebbe a recuperare il capitale dalle Dta fuori bilancio e quindi sarebbe potenzialmente a rischio, nel breve, la politica di aumento del dividendo presentata nel piano. Infine, rimane da verificare come la Bce si possa esprimere su un controllo sotto il 51%”.
Unicredit ha acquistato oltre il 5% di Generali. Che cosa significata?
“Credo che avere azioni Generali in questa fase per Unicredit possa rappresentare, innanzitutto, una carta che gli permetta di parlare con gli altri attori del risiko”.