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Sempre di meno e sempre più anziani: il 42% dei lavoratori domestici ha almeno 55 anni

Lo studio del Censis per Assindatcolf: fra il 2020 e il 2023 si riducono anche i datori di lavoro, 100 mila in meno
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ROMA – Invecchiano gli immigrati, e invecchiano anche badanti e colf. E per chi va in pensione, non c’è un ricambio adeguato. Tra il 2020 e il 2023 il numero dei lavoratori domestici in Italia è sceso a 833.874, con una perdita di 117 mila unità. E non si tratta di un ridimensionamento dovuto alla fine del Covid, e all’emersione “forzata”, perché anche negli anni precedenti il numero era di gran lunga superiore, nel 2014 i lavoratori domestici erano 921.903. Mancano all’appello rispetto al 2020 36 mila badanti e 81 mila colf e baby sitter. Inoltre il 42% dei lavoratori domestici ha almeno 55 anni. Anche i datori di lavoro, peraltro, rileva il Censis, perlomeno quelli ufficiali, si riducono: negli ultimi quattro anni hanno perso circa 100 mila unità.I dati anticipano una parte dello studio del Family (Net) Work del Censis, realizzato per l’associazione datoriale di lavoro domestico Assindatcolf, e che verrà presentato in forma integrale il 27 febbraio a Roma.

ROMA – Invecchiano gli immigrati, e invecchiano anche badanti e colf. E per chi va in pensione, non c’è un ricambio adeguato. Tra il 2020 e il 2023 il numero dei lavoratori domestici in Italia è sceso a 833.874, con una perdita di 117 mila unità. E non si tratta di un ridimensionamento dovuto alla fine del Covid, e all’emersione “forzata”, perché anche negli anni precedenti il numero era di gran lunga superiore, nel 2014 i lavoratori domestici erano 921.903. Mancano all’appello rispetto al 2020 36 mila badanti e 81 mila colf e baby sitter. Inoltre il 42% dei lavoratori domestici ha almeno 55 anni. Anche i datori di lavoro, peraltro, rileva il Censis, perlomeno quelli ufficiali, si riducono: negli ultimi quattro anni hanno perso circa 100 mila unità.I dati anticipano una parte dello studio del Family (Net) Work del Censis, realizzato per l’associazione datoriale di lavoro domestico Assindatcolf, e che verrà presentato in forma integrale il 27 febbraio a Roma.

La rilevazione del Censis considera solo i lavoratori domestici che hanno avuto almeno un versamento contributivo nel corso dell’anno, e quindi tra i lavoratori “scomparsi” ce ne sono sicuramente una buona parte passata al nero. Ma non si tratta solo di questo: uno studio di Neodemos evidenza come gli immigrati residenti immigrati stiano invecchiando, raggiungendo un’età media molto superiore a quella di vent’anni fa, e gli immigrati costituiscono il 70% dei lavoratori domestici. Se nel 2004 gli stranieri di 60-69 anni erano poco meno di 35.000, quelli di 70-79 anni meno di 19.000 e gli over 80 meno di 9.000, nel 2024 quelli della fascia 60-69 anni erano arrivati a oltre 388.000, i 70-79enni a 128.000, gli over 80 a 34.500, pari, rispettivamente al 5%, al 2% e a meno dell’1% della popolazione in pari fascia di età.

Inoltre, spiega il presidente di Assindatcolf Andrea Zini, «dai dati Istat che abbiamo analizzato in un’altra indagine emerge anche un calo dei lavoratori in nero, non solo di quelli regolari. E quindi quello che è successo in molte famiglie è che molte lavoratrici si sono licenziate, sostituendosi alle badanti nel lavoro di cura dei familiari».

Il 42% ha almeno 55 anni

Se il 42% dei lavoratori ha oggi almeno 55 anni, la percentuale sale al 48,3% fra le badanti (che di solito si occupano di persone anziane). I giovani si fermano al 16,3%. Eppure per le famiglie l’invecchiamento dei lavoratori domestici non è necessariamente un aspetto negativo: il 68,8% degli intervistati del campione utilizzato dal Family (Net)Work considera un vantaggio l’anzianità del lavoratore domestico in termini di qualità del servizio offerto, mentre il 58,7% ritiene che la maturità anagrafica favorisca la costruzione di un rapporto di fiducia.

Il 62,4% degli intervistati segnala che però che i lavoratori domestici più anziani potrebbero incontrare maggiori difficoltà nell’adattarsi a nuove esigenze o all’utilizzo di tecnologie per l’assistenza. Inoltre, il 53,7%delle persone percepisce come un ostacolo la diminuzione delle energie fisiche con l’avanzare dell’età, aspetto che rende più complessa la ricerca di personale in grado di rispondere efficacemente alle necessità della famiglia.

Dalla lettura dei dati per regione emerge una certa disparità nella distribuzione dell’offerta di lavoro domestico: nel confronto fra il 2014 e il 2023 la riduzione complessiva è del 9,5%, con variazioni negative in quasi tutte le regioni, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia e della Sardegna, che vedono crescere il numero dei lavoratori,rispettivamente, del 21,8% e del 3,5%. Le riduzioni più decise si osservano in Calabria (-23,4%) e in Campania(-21,5%).

In termini assoluti, sono la Lombardia e il Lazio a rappresentare le Regioni con il più alto numero di lavoratori nel complesso (162 mila la prima, 117 mila la seconda), mentre, se si guarda solo al dato sulle badanti, Emilia-Romagna e Toscana (con più di 40 mila badanti) precedono il Lazio che si ferma a 37 mila. Nel rapporto rispetto alla popolazione, le regioni centrali, con l’eccezione delle Marche, si attestano sopra la media nazionale (che è pari a 14 lavoratori per 1.000 abitanti) con valori che si aggirano intorno a 20.

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