MILANO — La prima asta Stogit per gli stoccaggi di gas è andata deserta. Era scontato data la tensione che ha spinto ai massimi da due anni i prezzi del gas europeo, con un picco oltre i 58 euro a MWh il 10 febbraio.
Riempire gli stoccaggi in vista del prossimo anno termico, che inizia il 1° ottobre, è per ora impossibile, date le quotazioni. Non solo perché elevate: anche se ieri il Ttf spot è sceso a 43,99 MWh (-6,7%), proseguendo il calo iniziato da due settimane dopo che gli Usa e la Russia hanno iniziato a negoziare la pace a Kiev che potrà riportare in l’Europa il gas russo.
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Il guaio è che la curva dei prezzi, sulle diverse scadenze al Ttf, è invertita, come in altri momenti di tensione e volatilità. Ancora ieri sera tutte le consegne per l’anno 2025 quotava sopra ai prezzi del Ttf spot. Di solito le scadenze future costano circa 5 euro meno rispetto all’attuale: anche per consentire agli operatori di comprare la consegna aprile-settembre e lucrare riempendo gli stoccaggi per l’inverno. Ieri sera il primo prezzo Ttf inferiore allo spot era la consegna gennaio 2026, 43,82 euro.
È questo il quadro tecnico che ha fatto disertare la prima asta Stogit per l’assegnazione della capacità di stoccaggio annuale di metano per l’inverno 2025-26. Asta che proprio il Mase aveva deciso di anticipare, per agevolare il riempimento degli stoccaggi, in Italia sono ancora pieni al 52,56% del totale, più della media dell’Ue pari al 40,6%. In asta era offerto un miliardo di metri cubi di capacità, ma solo 12 milioni sono stati assegnati, con prezzo medio di 0,527 euro a metro cubo. Anche le aste pluriennali giorni fa erano andate deserte, su simili premesse. Oggi, domani e martedì le aste proseguono: ma se il mercato non si normalizza, e la curva non si “rigira”, gli operatori trascureranno il riempimento dei serbatoi. A quel punto il governo dovrebbe studiare, oltre ai sussidi per le bollette, anche forme di sussidio agli stoccatori privati. Nell’estate 2022, in piena crisi del gas con prezzi oltre i 300 euro, il governo Draghi versò 4 miliardi a Snam e al Gse per riempire gli stoccaggi a quei prezzi.