✕

St, il Mef vuole cambiare l’ad: “Chery inadeguato”. I soci francesi resistono

Ascolta l'audio

Il ministero guidato da Giorgetti torna all’attacco dell’ad del produttore di semiconduttori: “Abbiamo alternative, cerchiamo un nome condiviso”
2 minuti di lettura

MILANO — Il ministero dell’Economia vuole la sostituzione dell’amministratore delegato di Stmicroelectronics, Jean-Marc Chery. La conferma da fonti del Mef è arrivata ieri dopo le nuove indiscrezioni rilanciate dal quotidiano francese Les Echos, secondo cui Giancarlo Giorgetti starebbe spingendo per un ricambio al vertice perché il numero uno Chery, rieletto appena lo scorso maggio, tutelerebbe in misura maggiore gli interessi della Francia che quelli dell’Italia.

Da ricordare che Parigi e Roma sono socie paritetiche della holding che custodisce il 28% della società di semiconduttori. In realtà, alla base del malcontento italiano ci sarebbero piuttosto una gestione del gruppo considerata «negativa e inadeguata» se non addirittura «sconsiderata e pericolosa». Nel 2024, anno scandito da tre ri…

MILANO — Il ministero dell’Economia vuole la sostituzione dell’amministratore delegato di Stmicroelectronics, Jean-Marc Chery. La conferma da fonti del Mef è arrivata ieri dopo le nuove indiscrezioni rilanciate dal quotidiano francese Les Echos, secondo cui Giancarlo Giorgetti starebbe spingendo per un ricambio al vertice perché il numero uno Chery, rieletto appena lo scorso maggio, tutelerebbe in misura maggiore gli interessi della Francia che quelli dell’Italia.

Da ricordare che Parigi e Roma sono socie paritetiche della holding che custodisce il 28% della società di semiconduttori. In realtà, alla base del malcontento italiano ci sarebbero piuttosto una gestione del gruppo considerata «negativa e inadeguata» se non addirittura «sconsiderata e pericolosa». Nel 2024, anno scandito da tre riduzioni delle previsioni, in gergo finanziario profit warning, St ha visto i ricavi scendere del 23,2% rispetto al 2023, a 13,2 miliardi di dollari, e gli utili comprimersi da 4,2 a 1,6 miliardi di dollari.

Di più: il 30 gennaio, presentando i numeri di bilancio, Chery non aveva voluto fornire indicazioni per il 2025, soprattutto per la scarsa visibilità sul settore dell’automobile. Il titolo aveva così perso quasi l’11% in un solo giorno, mentre ieri ha ceduto il 2,3% (scontando anche la generale paura per i dazi americani) e se si guarda agli ultimi 12 mesi la perdita sale al 38 per cento. Complice l’andamento delle azioni, negli Stati Uniti, la scorsa estate ha preso forma una class action che ipotizza che i vertici di St non siano sempre stati trasparenti con il mercato, accuse respinte dalla società.

Per Les Echos, il Mef starebbe facendo leva sulla class action per chiedere la testa di Chery. I francesi sarebbero, però, irremovibili: la sostituzione solo con un altro manager francese. Non a caso, ieri fonti del Mef non insistevano tanto sulla necessità di scegliere un italiano quanto piuttosto un nome condiviso. Da qui una serie di proposte collaborative già fatte arrivare sul tavolo dei soci francesi.

C’è poi la questione dell’occupazione. Il gruppo italo-francese, che ha tra i principali clienti Tesla e Apple, prevede di recuperare le posizioni perse anche tagliando i costi del lavoro. L’azienda parla di uscite su base volontaria e di pensionamenti anticipati ma i sindacati sono in apprensione. In Italia, St ha due fabbriche: una ad Agrate Brianza, che occupa circa 5.300 persone, e l’altra a Catania, che impiega altri 5mila lavoratori e nella quale sono stati investiti fondi pubblici per 2 miliardi.

«Da tempo - afferma Barbara Tibaldi della Cgil - cerchiamo di avere un confronto sul piano, mentre in Francia ci sono stati tutti gli approfondimenti necessari a livello istituzionale. Se entro 15 giorni non saremo convocati, porteremo i lavoratori sotto il Mimit per chiedere conto della situazione».

Intanto, c’è chi fa notare che, in un momento in cui l’Europa vuole favorire filiere casalinghe e dare vita a grandi gruppi competitivi, potrebbe avere un senso studiare le nozze tra St e un altro big settoriale, per esempio l’olandese Nxp.

Leggi i commenti