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Green Deal, nonostante la frenata del 2024 si punta a 8,6 milioni di pompe di calore entro il 2030

Pompe di calore di ultima generazione 
Il settore in Italia però stenta ancora a decollare: a gennaio l’Argoclima di Gallarate ha annunciato diversi mesi di cassa integrazione. Ma c’è anche chi, come Aira, rilancia proponendo 15 anni di garanzia
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ROMA – Il 2025 sarà l’anno delle pompe di calore? Nelle previsioni del Green Deal europeo questo tipo di tecnologia molto diffusa nei Paesi nordici (in Svezia è installata nei due terzi delle abitazioni) dovrebbe estendersi quasi fino a sostituire le caldaie tradizionali, alimentate a gas, che tra l’altro da quest’anno non godono più di incentivi per l’acquisto, per effetto della direttiva sulle Case Green. La previsione per l’Europa è di installare ogni anno, da qui al 2030, circa 10 milioni di pompe di calore. Per l’Italia, secondo uno studio di Assoclima realizzato da The European House – Ambrosetti (Teha), la stima è di 8,6 milioni di pompe di calore installate al 2030, fino a raggiungere 11,6 milioni di unità installate (+287% a confronto con il 2023). Lo studio tiene conto degli obiettivi del Pniec: «L’uso delle pompe di calore rappresenta una delle opportunità principali al fine del raggiungimento dei target al 2030 e degli obiettivi di scenario al 2050 del Pniec», ha confermat…

ROMA – Il 2025 sarà l’anno delle pompe di calore? Nelle previsioni del Green Deal europeo questo tipo di tecnologia molto diffusa nei Paesi nordici (in Svezia è installata nei due terzi delle abitazioni) dovrebbe estendersi quasi fino a sostituire le caldaie tradizionali, alimentate a gas, che tra l’altro da quest’anno non godono più di incentivi per l’acquisto, per effetto della direttiva sulle Case Green. La previsione per l’Europa è di installare ogni anno, da qui al 2030, circa 10 milioni di pompe di calore. Per l’Italia, secondo uno studio di Assoclima realizzato da The European House – Ambrosetti (Teha), la stima è di 8,6 milioni di pompe di calore installate al 2030, fino a raggiungere 11,6 milioni di unità installate (+287% a confronto con il 2023). Lo studio tiene conto degli obiettivi del Pniec: «L’uso delle pompe di calore rappresenta una delle opportunità principali al fine del raggiungimento dei target al 2030 e degli obiettivi di scenario al 2050 del Pniec», ha confermato il ministro Gilberto Pichetto Fratin, in occasione della presentazione dello studio.

Eppure, finora qualcosa non ha funzionato, né in Europa nè in Italia: dopo un primo momento di entusiasmo, a partire dal 2020, dal 2023 invece c’è stata un’inversione di tendenza, e si è registrato un calo delle vendite. Nel 2024 in 13 Paesi europei che costituiscono circa l’85% del mercato europeo, tra i quali l’Italia, le vendite di pompe di calore sono diminuite in media del 23% rispetto al 2023, secondo i dati preliminari della European Heat Pump Association (EHPA). Sono state vendute infatti 2 milioni di pompe di calore rispetto ai 2,6 milioni del 2023. Ciò porta lo stock totale a circa 26 milioni, un dato che non potrà che rallentare il passaggio dai combustibili fossili alle pompe di calore.

Questa crisi temporanea sta inoltre portando alla perdita di posti di lavoro: l’anno scorso in Europa ne sono stati tagliati almeno 4.000, con ulteriori 6.000 in bilico. Anche in Italia sono emerse situazioni di crisi, a cominciare da quella della Argoclima di Gallarate, che ha appena annunciato otto mesi di cassa integrazione.

Nel complesso, il settore fornisce circa 170.000 posti di lavoro diretti in Europa: si tratta di una tecnologia prevalentemente europea, e anche questo è un dato che, secondo gli addetti ai lavori, dovrebbe spingere i governi a supportare le aziende che vi stanno puntando.

«Il settore delle pompe di calore è tutt’altro che in crisi – ha osservato recentemente Paul Kenny, direttore generale della European Heat Pump Association, l’associazione europea di settore – I consumatori vogliono calore pulito e case confortevoli, e vogliono sostenere l’occupazione e l’indipendenza energetica in Europa».

Nonostante il momento non sembri particolarmente favorevole, sono in molte le aziende che credono che, a dispetto di tutto, il settore avrà grande sviluppo in futuro. «Noi abbiamo puntato su tre Paesi che godono di un buon livello d’incentivazione all’acquisto da parte dei rispettivi governo, l’Italia, la Germania e il Regno Unito. – spiega Martin Lewerth, ceo di Aira, startup svedese approdata in Italia da poco più di un anno – Riteniamo che ci siano ottime prospettive, considerato che il 50% delle case sono indipendenti, incluse le villette a schiera». Per ottenere la fiducia della clientela, Aira offre una condizione particolarmente vantaggiosa, una garanzia di 15 anni: «Noi monitoriamo a distanza il buon funzionamento delle nostre pompe di calore. Spesso ci accorgiamo di un problema prima ancora che ci chiamino i clienti». La fiducia nelle prospettive future del settore è data anche nello sviluppo delle energie rinnovabili: «Già adesso l’energia elettrica costa meno del gas – rileva Lewerth – ma in futuro i prezzi scenderanno ulteriormente. Ed è sempre possibile installare un sistema di autoproduzione di rinnovabili insieme alle pompe di calore, ottenendo così un risparmio ancora maggiore». In questo caso, si calcola che le emissioni di C02 si riducano dal 75 al 100%.

Per fare il punto sulla situazione e sulle prospettive, in Italia e in Europa, il 2 e 3 aprile a Milano si terrà Heat Pump Technologies. «Le pompe di calore sono essenziali per raggiungere la decarbonizzazione. – ha affermato nel presentare la fiera Massimiliano Pierini, Managing Director of RX Italy, organizzatore della due giorni – Anche se il mercato attualmente sta rallentando, dobbiamo investire nella formazione per migliorare la nostra comprensione della catena di fornitura e massimizzarne il potenziale».

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