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Sticchi Damiani non molla l’Aci. Ricorso al Tar per restare

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Il governo considera decaduto il presidente dell’Automobile Club d’Italia dopo lo stop al quarto mandato, ma l’ingegnere con la passione per il rally va in tribunale. Abodi e Mantovano firmano il decreto per il commissariamento
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Roma - Non è ancora il momento per l’ultimo rally (la sua passione) da presidente dell’Aci. Almeno fino a quando non sarà il tribunale a pronunciarsi in maniera definitiva. È davanti al Tar del Lazio che l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani - tredici anni alla guida dell’Automobile Club d’Italia - proverà a far valere le sue ragioni dopo lo stop del governo al suo quarto mandato.

Il primo tentativo è andato a vuoto. Sticchi Damiani ha depositato un ricorso contro la presidenza del Consiglio e il ministero dello Sport per chiede di annullare "il decreto, di data ed estremi ancora sconosciuti con cui” il governo “l’ha dichiarato decaduto, stabilendo contestualmente il commissariamento dell’Ente”, si legge nel decreto del presidente del Tar del Lazio, Roberto Politi, che riassume l’istanza.

La sospensiva è stata respinta, ma i giudici entreranno nel merito della questione il 19 marzo.

Roma - Non è ancora il momento per l’ultimo rally (la sua passione) da presidente dell’Aci. Almeno fino a quando non sarà il tribunale a pronunciarsi in maniera definitiva. È davanti al Tar del Lazio che l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani - tredici anni alla guida dell’Automobile Club d’Italia - proverà a far valere le sue ragioni dopo lo stop del governo al suo quarto mandato.

Il primo tentativo è andato a vuoto. Sticchi Damiani ha depositato un ricorso contro la presidenza del Consiglio e il ministero dello Sport per chiede di annullare "il decreto, di data ed estremi ancora sconosciuti con cui” il governo “l’ha dichiarato decaduto, stabilendo contestualmente il commissariamento dell’Ente”, si legge nel decreto del presidente del Tar del Lazio, Roberto Politi, che riassume l’istanza.

La sospensiva è stata respinta, ma i giudici entreranno nel merito della questione il 19 marzo.

Nel frattempo lui, il presidente dei tre mandati, ha messo nero su bianco le sue ragioni attraverso il suo avvocato: "Il commissariamento non solo non condurrebbe ad alcun risultato utile a beneficio dell’Ente ma, al contrario, avrebbe solamente delle conseguenze negative pregiudizievoli” in quanto “esporrebbe l’Aci (e, di conseguenza l’intera collettività) al rischio che una gestione inevitabilmente superficiale, condizionata e limitata, quale quella di un commissario che rimarrebbe in carica pochi mesi, si ripercuota in maniera disastrosa ed inaccettabile su tutte le attività” dell’ente.

Il governo non è rimasto a guardare. Considera decaduto Sticchi Damiani il 31 dicembre 2024, al termine del suo terzo mandato, in virtù della norma inserita nel decreto Pnrr-emergenze che esclude i vertici degli enti pubblici con natura di federazione sportiva, come l’Aci, dalla possibilità di svolgere più mandati, senza paletti: il limite massimo è tre.

Non solo. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, hanno firmato il Dpcm per il commissariamento. A traghettare l’Aci verso le elezioni di luglio sarà l’ex comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette. Il decreto potrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale già nei prossimi giorni. Ma per l’ingegnere con la passione per il rally non è ancora tempo della bandiera a scacchi.

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