«European Green Deal e transizione verde hanno determinato la necessità per gli investitori di orientare flussi massicci di capitale verso investimenti sostenibili. La disponibilità di dati comparabili di qualità, come accade per quelli di bilancio, è un prerequisito essenziale per poter prendere decisioni di investimento per supportare la transizione». Così, Chiara Del Prete, presidente del Technical Expert Group e responsabile dell’attività tecnica di Efrag (European Financial Reporting Advisory Group), spiega perchè Efrag - ente che si occupa dei principi contabili a livello internazionale - è stato chiamato dalla Commissione Europea a definire per le grandi imprese standard di sostenibilità obbligatori, creando un linguaggio di reportistica di sostenibilità che ha l’ambizione di essere allo stesso livello di qualità e comparabilità del bilancio finanziario.
Cosa vi ha chiesto la Commissione con riferimento alle pmi?
«Di predisporre uno standard e supportare la creazione di un …
«European Green Deal e transizione verde hanno determinato la necessità per gli investitori di orientare flussi massicci di capitale verso investimenti sostenibili. La disponibilità di dati comparabili di qualità, come accade per quelli di bilancio, è un prerequisito essenziale per poter prendere decisioni di investimento per supportare la transizione». Così, Chiara Del Prete, presidente del Technical Expert Group e responsabile dell’attività tecnica di Efrag (European Financial Reporting Advisory Group), spiega perchè Efrag - ente che si occupa dei principi contabili a livello internazionale - è stato chiamato dalla Commissione Europea a definire per le grandi imprese standard di sostenibilità obbligatori, creando un linguaggio di reportistica di sostenibilità che ha l’ambizione di essere allo stesso livello di qualità e comparabilità del bilancio finanziario.
Cosa vi ha chiesto la Commissione con riferimento alle pmi?
«Di predisporre uno standard e supportare la creazione di un ecosistema che ne favorisca l’adozione su scala europea. Il nostro “Voluntary sustinaiblity Reporting standard for non listed Smes” è proporzionato alla complessità delle imprese con meno di 250 dipendenti e non quotate, incluse quelle da 0 a 10 dipendenti e i lavoratori autonomi. Uno standard disponibile su base volontaria».
È un questionario semplificato rispetto a quello dedicato alle grandi aziende?
«Abbiamo ridisegnato da zero un dataset modulare e semplificato, pensato su misura per le pmi. Ci sono però, non posso negarlo, un paio di data point difficili. Sicuramente il calcolo delle emissioni di Co2 e quello dell’identificazione delle aree a rischio di biodiversità o l’utilizzo d’acqua da zone di scarsità. Andremo a promuovere la costruzione a livello nazionale di calcolatori e di banche dati facilmente accessibili. In Danimarca, per esempio, c’è un’entità pubblica che manutiene un ghg calculator. Vorremmo che questo diventasse il prototipo di un modello europeo, in cui qualunque imprenditore, senza dover assumere un esperto in emissioni, possa andare lì con i suoi dati - dove opera, in quale settore, con quali volumi - e ottenere dei risultati attendibili. Se non abbattiamo i costi, nessun imprenditore razionale farà il report volontario».
Il progetto continuerà?
«Efrag ha ricevuto un finanziamento per avviare nel 2025 lo Sme Ecosystem. Andremo a complementare lo standard emesso a dicembre con una serie di guide illustrative per ridurne la complessità e svolgeremo un’attività di divulgazione e promozione di visibilità per tutti coloro che l’hanno sviluppato».
A che punto siamo rispetto al resto del mondo?
«L’Ocse sta guardando con attenzione alla nostra iniziativa e c’è un alto livello di compatibilità tra il nostro standard e quello che l’Ocse sta promuovendo. Possiamo esser fiduciosi sull’adozione di uno standard anche a livello mondiale».