Energia ad alta tensione è scontro sui prezzi tra produttori e imprese
di Giovanni PonsTurbine eoliche e pannelli solari in un campo vicino a Cagliari, in Sardegna. (Foto di Giovanni GREZZI / AFP)
(afp)Sono giorni caldi per i temi energetici. Venerdì 27 febbraio il Consiglio dei ministri ha varato un decreto del valore di 3 miliardi per alleviare il costo della bolletta energetica per famiglie e imprese. Un’intervento che nelle settimane precedenti ha scatenato una battaglia in cui diversi gruppi politici, economici e di interesse hanno cercato di portare acqua al proprio mulino.
Tutto nasce a inizio 2025 quando i prezzi del gas sono saliti a causa della chiusura del gasdotto che dalla Russia porta la materia prima in Europa, attraverso l’Ucraina. L’aumento del prezzo del gas si è trasferito sulle bollette elettriche di famiglie e imprese perché una buona parte della produzione di energia in Italia è ottenuta con centrali termoelettriche che sono alimentate a gas. L’Italia è il paese europeo che risente di più di questo trasferimento perché ha un mix di produzione energetica che dipende ancora molto dal gas, avendo a suo tempo rinunciato all’energia nucleare al contrario di Franci…
Sono giorni caldi per i temi energetici. Venerdì 27 febbraio il Consiglio dei ministri ha varato un decreto del valore di 3 miliardi per alleviare il costo della bolletta energetica per famiglie e imprese. Un’intervento che nelle settimane precedenti ha scatenato una battaglia in cui diversi gruppi politici, economici e di interesse hanno cercato di portare acqua al proprio mulino.
Tutto nasce a inizio 2025 quando i prezzi del gas sono saliti a causa della chiusura del gasdotto che dalla Russia porta la materia prima in Europa, attraverso l’Ucraina. L’aumento del prezzo del gas si è trasferito sulle bollette elettriche di famiglie e imprese perché una buona parte della produzione di energia in Italia è ottenuta con centrali termoelettriche che sono alimentate a gas. L’Italia è il paese europeo che risente di più di questo trasferimento perché ha un mix di produzione energetica che dipende ancora molto dal gas, avendo a suo tempo rinunciato all’energia nucleare al contrario di Francia e Spagna. In Italia si sono sviluppate bene le produzioni da energia rinnovabile (oltre il 40%), grazie anche ai generosi incentivi dei primi due decenni del Duemila, nel contempo si stanno progressivamente dismettendo le centrali alimentate a carbone, ma le centrali a gas rappresentano ancora circa il 40% del fabbisogno nazionale. La Spagna, per esempio, ha un 57% di rinnovabili e un 20% è coperto dal nucleare riducendo così al 25% la produzione dai fossili.
Il mix energetico sbilanciato sul gas penalizza l’Italia anche per il meccanismo con cui si forma il Pun (Prezzo unico nazionale), meccanismo trasparente e di mercato ma che si basa sul “prezzo marginale” (Smp, system marginal price). Come funziona? A ogni ora del giorno i compratori di energia inseriscono la loro domanda nel sistema e a seguito di ciò si impilano le offerte a partire da quella meno costosa fino a raggiungere il livello della domanda. E qui interviene il “marginal price”: l’ultimo prezzo inserito vale per tutto il sistema. Vuol dire che se in certe ore della giornata (le ore dove c’è più sole e vento) la domanda è coperta da un’offerta composta solo da rinnovabili il Pun sarà relativamente basso, visto che le rinnovabili non devono andare ad acquistare la materia prima. Se invece, in altre ore della giornata, come alla sera, l’ultimo prezzo inserito è quello di una centrale a turbogas, il prezzo che tutti dovranno pagare a quell’ora sarà molto più alto. Inoltre le centrali a turbogas, oltre a dover comprare la materia prima, cioé il gas, hanno l’aggravante che devono acquistare i certificati di CO2 per compensare l’inquinamento che producono. E così il loro costo di produzione dell’energia sale e, con esso, il Pun da cui dipendono le bollette.
Questo meccanismo del prezzo marginale è uguale in tutta Europa e ciò rende impossibile che un Paese si distacchi per utilizzarne un altro: nel caso, lo devono fare tutti i paesi insieme. L’altro meccanismo, il “pay as bid”, cioè prendi per il prezzo che offri, permette di disaccoppiare il prezzo per l’energia da rinnovabili da quella prodotta con altre fonti, ma non sembra incontrare i favori dell’autorità europea (Ares). Alcuni esperimenti fatti, come in Spagna, dove il governo ha provato a finanziare il gas per le imprese termoelettriche abbassando il Pun, non hanno portato a risultati soddisfacenti. La produzione a gas è infatti diventata più conveniente e questa energia è stata venduta ad altri paesi come la Francia e la Germania, alimentando così la produzione a gas e quindi la domanda e il prezzo stesso del gas.
È in questo scenario che sulla scia degli aumenti dei prezzi del gas di inizio anno si è consumato uno scontro all’arma bianca tra “energivori” e “rinnovabilisti”. I primi sono i proprietari delle imprese manifatturiere che hanno un consumo di energia molto alto, in settori come l’acciaio, la ceramica, la carta, il vetro, il cemento, e che da gennaio hanno visto peggiorare la loro competitività rispetto alle altre imprese europee. Gli energivori godono però di alcuni sconti che da molti anni sono previsti e pagati nella bolletta dei cittadini proprio per andare incontro alle loro esigenze.
Si va dall’interconnessione (cioè la possibilità di importare energia a prezzo più basso da Francia e Germania), all’interrompibilità (il distacco dalla rete di queste imprese in caso di black out), al rimborso dei costi indiretti della C02, fino al recente energy release (energia rinnovabile rimessa sul mercato a prezzi definiti). Sconti che complessivamente possono abbassare il Pun di oltre 70 euro al MW ma che non hanno impedito agli energivori di tornare alla carica con il governo per chiedere il disaccoppiamento del prezzo Pun, per ora non possibile, o una quota di energia idroelletrica da destinare a loro in maniera strutturale. La Confindustria a guida Emanuele Orsini ha sostenuto queste richieste, così come il presidente di Federacciai Antonio Gozzi che in alcuni suoi interventi ha descritto il marginal price come un «vantaggio a favore delle centrali più efficienti ma soprattutto che crea una rendita significativa a favore dei produttori di energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico) che non avendo combustibili da comprare hanno costi di generazione elettrica molto più bassi e non devono pagare la tassa carbonica».
Gozzi guida ed è proprietario della lussemburghese Duferco, fondata dallo zio Bruno Bolfo nel 1979, che produce acciaio vicino a Brescia attraverso la Duferco Travi e Profilati (19 milioni di dollari di utile nel 2023), e che ha una divisione Energia (trading e shipping) con base a Lugano che genera la maggior parte dei profitti del gruppo pari a 450 milioni di dollari nel 2023.
Tra i “rinnovabilisti”, riuniti nell’associazione Elettricità Futura, non ci sono solo i piccoli e medi investitori privati ma anche i grandi produttori elettrici come Enel, Edison, e le grandi utilities A2A, Hera, Iren, i quali ritengono che gli energivori stanno cercando di sfruttare un momento di picco del mercato del gas per portare a casa un nuovo sussidio strutturale che si andrebbe ad aggiungere agli altri. Il sistema Smp, per loro, è quello più trasparente in assoluto e permette alle risorse più efficienti, come le rinnovabili, di ottenere una giusta remunerazione degli ingenti investimenti fatti e attrarre così nuovi investimenti, abbassando il costo dell’energia per tutti. Se in Italia ci fossero più rinnovabili e meno centrali a gas il Pun si adeguerebbe automaticamente verso il basso. E comunque a soffrire i momenti di picco del prezzo del gas non sono certo gli energivori, già abbondantemente sussidiati, ma piuttosto le famiglie e le piccole e medie imprese. Le soluzioni per alleviare il loro costo in maniera strutturale, per Elettricità Futura, sono due. Contrattualizzare a medio periodo l’energia da impianti rinnovabili, cosa che permetterebbe di avere prezzi più bassi e stabili. E rinnovare gli impianti eolici e solari esistenti, con il duplice vantaggio di evitare impatti ambientali aggiuntivi e di aumentare la disponibilità di energia.
Il decreto da 3 miliardi, appena varato dal governo, è andato incontro alle famiglie e ha tolto alcuni oneri per le Pmi concedendo poco agli energivori, per il momento. Mentre il prezzo del gas è visto in calo. Basterà per acquietare gli animi?