Lo scorso agosto un analista di JPMorgan, Marcus Diebel, ha coniato il neologismo JustiFoodHero. Ipotizzava la fusione di tre grandi nomi della consegna cibo a domicilio: Prosus, padrone della piattaforma brasiliana iFood, ricchissimo di liquidità, avrebbe potuto comprare Just Eat e Delivery Hero, la società che controlla Glovo e altri servizi di delivery in giro per il mondo. Lo scenario da megafusione – e il nome non proprio brillante che la riassumeva – furono liquidati dal capo di Just Eat Jitse Groen con una emoticon che si sbellicava dalle risate. Ma non era uno scherzo: qualche mese dopo la prima mossa del risiko si è materializzata. Prosus ha aperto i forzieri e offerto 4,1 miliardi di euro tutti cash per papparsi Just Eat Takeway, con un bel premio del 49% sul suo valore medio in Borsa degli ultimi tre mesi. Il consiglio della preda, guidato da Groen, ha dato il suo ok e se arriveranno anche quelli di azionisti e regolatori avremo JustiFood, il primo passo di un consolidament…
Lo scorso agosto un analista di JPMorgan, Marcus Diebel, ha coniato il neologismo JustiFoodHero. Ipotizzava la fusione di tre grandi nomi della consegna cibo a domicilio: Prosus, padrone della piattaforma brasiliana iFood, ricchissimo di liquidità, avrebbe potuto comprare Just Eat e Delivery Hero, la società che controlla Glovo e altri servizi di delivery in giro per il mondo. Lo scenario da megafusione – e il nome non proprio brillante che la riassumeva – furono liquidati dal capo di Just Eat Jitse Groen con una emoticon che si sbellicava dalle risate. Ma non era uno scherzo: qualche mese dopo la prima mossa del risiko si è materializzata. Prosus ha aperto i forzieri e offerto 4,1 miliardi di euro tutti cash per papparsi Just Eat Takeway, con un bel premio del 49% sul suo valore medio in Borsa degli ultimi tre mesi. Il consiglio della preda, guidato da Groen, ha dato il suo ok e se arriveranno anche quelli di azionisti e regolatori avremo JustiFood, il primo passo di un consolidamento da tutti descritto come necessario. E forse non l’ultimo, visto che la stessa Prosus è già azionista forte con il 28% di Delivery Hero.
Il precario stato delle piattaforme
Consolidamento logico, si diceva, visto il precario stato di salute delle grandi piattaforme delle ordinazioni a domicilio, a vent’anni dalla nascita di un’industria che ha rivoluzionato le nostre abitudini alimentari e creato la figura del “rider”, icona dell’economia liquida dei lavoretti, ma è ancora alla ricerca di un modello di business sostenibile. I lockdown da pandemia avevano illuso, dando un’ inattesa propulsione alle ordinazioni e proiettando le piattaforme a valutazioni mai viste. La successiva riapertura ha congelato gli entusiasmi e fatto precipitare i titoli, anche perché con i tassi alle stelle hanno finanziarsi è diventato molto più difficile. La sfida selvaggia e costosissima tra piattaforme per accaparrarsi i vari mercati nazionali e cittadini, in modo da raggiungere la massa critica di ordini e consegne necessaria a far quadrare i conti, si è all’improvviso rivelata insostenibile, costringendole tutte ad accelerare un percorso verso il profitto, a tagliare i costi ed alzare le commissioni, ritirandosi dalle geografie più deboli e iniziando a consegnare di tutto. Il food delivery di sushi e pizza è diventato quick delivery, spesa, medicine, cosmetici ed elettronica.
gli acquisti food online
Chi sono le competitor sul mercato
Qualcuno ce l’ha fatta. Per esempio l’americana DoorDash, che con oltre il 50% del ricco mercato americano ha chiuso lo scorso autunno il primo trimestre della sua storia in utile e oggi vale in Borsa 80 miliardi di dollari, cifra non lontana dai picchi pandemici. Qualcuno invece arranca, soprattutto nella frammentata Europa. L’inglese Deliveroo dovrebbe a breve registrare il suo primo anno in attivo, ma la spagnola Glovo, ultima arrivata e molto aggressiva nell’espansione, è finita a un passo dal fallimento quando il governo di Madrid l’ha costretta ad assumere i rider come lavoratori dipendenti. L’ha salvata il gruppo tedesco Delivery Hero, che ora la controlla al 100%. Quanto a Just Eat Takeway, fuse nel 2020, basta dire che dai 20 miliardi di euro di valutazione durante i lockdown è precipitata a 2,5.
Le mosse di Prosus
Prosus, veicolo di investimenti hi-tech quotato ad Amsterdam e controllato dal colosso sudafricano Naspers, aveva già provato a comprarsi Just Eat proprio in quel 2020, quando offrì 6,5 miliardi di euro ma fu sconfitta all’asta da Takeway. Ora è a un passo dal comprarsi il frutto del loro matrimonio per una cifra molto inferiore. Che potesse essere lui a giocare il ruolo dell’aggregatore se lo aspettavano in molti, per vari motivi. Il primo è la sua potenza finanziaria, eredità dell’investimento fatto nel lontanissimo 2001 sulla cinese Tencent, milioni che oggi sono diventati decine di miliardi. Il secondo è il successo avuto con la controllata brasiliana iFood, diventata piattaforma leader in tutta l’America Latina. Sull’onda del successo il suo capo Fabricio Bloisi è stato promosso al piano superiore, alla guida di Prosus con la missione di espanderla nel settore del delivery.
il confronto delle performance di borsa dal boom pandemico alla stagnazione
«Siamo eccitati dalla possibilità di creare un campione europeo della tecnologia», ha detto dopo la formalizzazione dell’offerta su Just Eat. L’operazione, se tutto andrà bene, dovrebbe chiudersi entro la fine dell’anno. Just Eat, ben posizionata nei mercati del Nord Europa (Germani, Olanda e Uk), dove però sta perdendo quote, manterrà il suo marchio e il quartier generale ad Amsterdam. Prosus potrà accelerare gli investimenti e applicare la strategia di crescita sperimentate con iFood, anche se replicare nel feroce mercato europeo non sarà facile. L’altra questione è come gestirà la sua quota in Delivery Hero. Gli analisti di Barclays spiegano in una nota che Prosus ha almeno altri 5 miliardi di dollari da usare per acquisizioni, ma che la decisione di muovere su Just Eat rende un’offerta per la totalità di Delivery Hero meno probabile, almeno nel breve termine. Questo non esclude però, scrivono nella nota, che possa adottare un «approccio attivo» come suo azionista.
Di certo un tema strategico si pone nei mercati, come l’Italia, dove fino a oggi Just Eat e Delivery Hero, attraverso Glovo, si sono fatte concorrenza, ma domani potrebbero essere parte della stessa famiglia. Avrebbe senso tenere aperte entrambe, in una sfida a tre di cui è parte anche Deliveroo? Il nostro Paese finora ha garantito ben poche marginalità, anche a causa di una geografia di pochi grandi centri urbani. A metà del 2023 UberEats ha deciso di lasciarlo, ma con tre operatori a litigarsi città, ristoranti e clienti il mercato sembra ancora affollato: qualche mese fa il capo di Just Eat in Italia, Daniele Contini, descriveva il consolidamento come «non ancora terminato».
Un ruolo importante lo potrebbe avere l’Antitrust europea, che dovrà approvare l’acquisto di Just Eat da parte di Prosus e potrebbe imporre dei rimedi per evitare un’eccessiva concentrazione. Su Delivery Hero e la controllata Glovo pende peraltro un’indagine aperta lo scorso anno per sospetto cartello. Ma molto dipenderà anche dalla sorte della britannica Deliveroo, che in un mercato destinato ad essere dominato da grandi colossi globali rischia di restare un pesce piccolo, con la sua capitalizzazione di circa 2,5 miliardi di dollari. Lo scorso anno DoorDash l’aveva approcciata con un’offerta di acquisizione, ma non si era trovata l’intesa sul prezzo. Alcuni si aspettano che gli americani possano rifarsi avanti di nuovo, e possano trovare migliore accoglienza. Il risiko del food delivery è appena iniziato.