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Aversa: “Rinviare le multe per i produttori di auto è un passo nella giusta direzione”

Stefano Aversa, vicepresidente globale della società di consulenza AlixPartners

 

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L’esperto di AlixPartners: “In Europa si vede un cambiamento di tono, in linea con la sveglia di Mario Draghi”
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ROMA — Dare alle case tre anni per raggiungere gli obiettivi di elettrificazione «è un accettabile compromesso che butta la palla avanti», dice Stefano Aversa, vicepresidente globale della società di consulenza AlixPartners, esperto del settore automotive.

In tre anni quegli obiettivi diventano raggiungibili?

«Per come il mercato sta evolvendo potrebbero comunque non bastare. Però era urgente intervenire, per evitare che un settore già in crisi pagasse multe salatissime, fino a 16 miliardi, oppure producesse meno auto a combustione per rientrare negli obiettivi. Il fatto che la Commissione torni sulle proprie decisioni è un segnale».

Alcuni obiettano: smontando gli obiettivi verdi l’industria non investirà più nella transizione.…

ROMA — Dare alle case tre anni per raggiungere gli obiettivi di elettrificazione «è un accettabile compromesso che butta la palla avanti», dice Stefano Aversa, vicepresidente globale della società di consulenza AlixPartners, esperto del settore automotive.

In tre anni quegli obiettivi diventano raggiungibili?

«Per come il mercato sta evolvendo potrebbero comunque non bastare. Però era urgente intervenire, per evitare che un settore già in crisi pagasse multe salatissime, fino a 16 miliardi, oppure producesse meno auto a combustione per rientrare negli obiettivi. Il fatto che la Commissione torni sulle proprie decisioni è un segnale».

Alcuni obiettano: smontando gli obiettivi verdi l’industria non investirà più nella transizione.

«Non mi sembra un’obiezione fondata. La transizione è inesorabile e restano sia l’obiettivo, ancora molto ambizioso, che le multe. Si interviene solo su tempistiche che erano irrealizzabili».

Anche lo stop ai motori termici nel 2035 verrà rivisto?

«Secondo me sì, la data non cambierà ma verranno introdotte delle deroghe, per esempio per i combustibili sintetici e il biofuel, e su produzioni di piccole dimensioni come quelle delle auto sportive».

Rimane il problema di fondo: gli europei non comprano elettrico. Servono incentivi all’acquisto?

«Danno un aiuto, ma costano troppo e non possono essere resi strutturali. I veri incentivi vanno spostati sul lato dell’offerta, della competitività della produzione e dell’infrastruttura».

Da questo punto di vista il Piano d’azione per l’auto che la Commissione ha elaborato è sufficiente?

«Da solo non cambia lo scenario, ma l’Europa non potrebbe neppure farlo perché ha strumenti limitati. Allo stesso tempo si vede un cambio di tono, molto più pro business, in linea con la sveglia di Draghi: ci sono la promessa di semplificare le regole e risorse per il settore. Gran parte della sfida resta in capo alle aziende private, ma si possono offrire loro condizioni migliori. Quindi mi sembra un passo nella giusta direzione».

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