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Patuano (Cellnex): “Perché le fusioni servono anche nelle torri delle telecomunicazioni”

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Intervista all’amministratore delegato del leader europeo delle torri per tlc. “Telecom – spiega – può fornire connettività ai tanti servizi di Poste, sarebbe un’operazione razionale”
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BARCELLONA – Dal 21° piano del grattacielo del Sant Montjuic a Barcellona, Marco Patuano, ad di Cellnex, leader europeo delle torri per tlc, illustra le prospettive del colosso che capitalizza 24 miliardi di euro, e che con oltre 2 miliardi l’anno di investimenti, è il primo investitore nella rete di telefonia mobile europea.

Starlink sta costellando di satelliti l’Europa, teme la concorrenza dell’infrastruttura di Elon Musk?
«Le connessioni satellitari sono una tecnologia complementare, ma non sostitutiva alle reti terrestri. In un ragionevole lasso di tempo, i satelliti a bassa orbita potranno fornire una copertura alternativa nelle aree rurali, ma che non sarà mai efficace in quelle densamente abitate. Pur avendo conseguito una bassa latenza, i satelliti continuano ad avere un…

BARCELLONA – Dal 21° piano del grattacielo del Sant Montjuic a Barcellona, Marco Patuano, ad di Cellnex, leader europeo delle torri per tlc, illustra le prospettive del colosso che capitalizza 24 miliardi di euro, e che con oltre 2 miliardi l’anno di investimenti, è il primo investitore nella rete di telefonia mobile europea.

Starlink sta costellando di satelliti l’Europa, teme la concorrenza dell’infrastruttura di Elon Musk?
«Le connessioni satellitari sono una tecnologia complementare, ma non sostitutiva alle reti terrestri. In un ragionevole lasso di tempo, i satelliti a bassa orbita potranno fornire una copertura alternativa nelle aree rurali, ma che non sarà mai efficace in quelle densamente abitate. Pur avendo conseguito una bassa latenza, i satelliti continuano ad avere una grande limitazione nella banda totale a disposizione e nella difficoltà di trasmettere un buon segnale indoor: per questo per le antenne mobili non vedo un problema, ma un’opportunità per sviluppare insieme nuovi servizi».

E che mi dice della rete di small cell per i servizi 5g, doveva essere una rivoluzione tecnologica, e invece rappresenta meno di un decimo dei vostri ricavi…
«Finora tutti gli operatori sono stati poco efficaci nel fare marketing di questa tecnologia, senza le small cell alcune aree come le piazze, gli stadi, i centri commerciali, i tunnel ferroviari e della metropolitana non potrebbero avere una copertura adeguata. Ci sono casi in cui questa copertura deve essere necessariamente finanziata dagli operatori, e altri in cui sarà interesse del proprietario di un edificio, penso ai grandi hotel o agli uffici, investire nelle small cell per garantire buone connessioni in luoghi chiusi densamente popolati. Vedo importanti aree di crescita nelle reti small cell in Europa, noi abbiamo già realizzato progetti importanti come a esempio, la copertura degli stadi del Manchester City e della Juventus, ospedali come Niguarda a Milano e metropolitane come la blu che da san Babila porta a Linate».

Con Celland, state comprando i terreni dove sorgono le vostre antenne. Quali sono i piani di sviluppo?
«Investiremo 4 miliardi in 10 anni, con un occhio di riguardo all’Italia dove abbiamo circa 23.00 torri e dove siamo già proprietari del 20% del suolo dove insiste l’antenna, che vogliamo portare al 50% perché nel Belpaese i costi di affitto di tetti e campi sono tra i più cari in Europa, solo la Svizzera al metro quadro costa di più. Già oggi il 40/45% degli investimenti di Celland è concentrato in Italia, che è il secondo Paese europeo dove operiamo, dopo la Francia e prima dell’Inghilterra».

Marco Patuano, ad Cellnex

 

In Europa e in Italia si torna a parlare di consolidamento della telefonia, la fusione tra operatori è una minaccia per voi?
«Non ostacoleremo il consolidamento, avere un tenant con le spalle più forti capace di investire di più per noi è una garanzia per i contratti pluriennali che offriamo alle società di servizi telefoniche. In Spagna si sono già fuse Orange con MasMovil e in Inghilterra Vodafone con Three: in entrambi i casi siamo riusciti a rinegoziare i contratti in essere, andando incontro agli operatori, e allungando la scadenza degli stessi».

Ma Fastweb, che è un vostro cliente in Italia, rilevando Vodafone Italia ha già messo le mani avanti sul contratto con Inwit, e potrebbe rivedere anche quello con Cellnex…
«Non sono preoccupato né per Inwit né per Cellnex, per la natura e la tipologia dei contratti in essere, sono sicuro che troveremo una soluzione di compromesso nell’interesse di tutti».

Il consolidamento delle tlc europee, porterà anche a un consolidamento infrastrutturale?
«Credo di sì, e per noi che siamo già leader in Europa, e quindi con una grossa scala, vedo interessanti opportunità. Come già succede nei servizi telefonici, le sinergie maggiori sono nelle integrazioni a livello nazionale, e Cellnex ha spazio per consolidarsi ancora in Polonia, Uk e in Spagna. Tuttavia guardiamo con interesse anche a nuovi mercati, come quelli del nord Europa».

Avete parlato di rotazione del portafoglio, per investire e consolidare, con lo streaming e la tv digital pensate di cedere le torri broadcasting in Spagna?
«No, le torri tv sono un investimento interessante, e da cui abbiamo molto da imparare perché hanno regole diverse e per certi versi offrono un servizio diverso e più efficiente di altre infrastrutture».

Si parla di un imminente fusione tra Rai Way ed Ei Towers, e Rai ha diversificato nei data center. Cellnex che offre questo servizio in Francia, cosa ne pensa?
«I data center, come tutte le infrastrutture, hanno bisogno di una scala enorme, e competono con colossi americani di dimensioni ciclopiche, preferiamo concentrarci sul nostro core business».

In Italia si discute anche di una possibile combinazione tra Tim e Poste, lei che ha un lungo passato in Telecom Italia, come la vede?
«È un progetto molto interessante. Una delle grandi opportunità che ha Poste è quello di utilizzare la capillarità sul territorio per operazioni commerciali multi prodotto. Molte di queste operazioni necessitano di connettività, penso alla logistica, ai pagamenti, alle assicurazioni, all’informatica. Ha un grande razionale industriale. L’Italia, così come l’Europa, deve scegliere se puntare su una capillare modernizzazione del Paese, delle sue aziende e delle sue infrastrutture. La direzione che sta prendendo la società, con un aumento delle tecnologie e dell’utilizzo dell’IA, non si sposa con la protezione assistenziale a una rete di aziende medio grandi. C’è bisogno di colossi che possano fare scala, anche per difendere l’occupazione. Alla fine la cattiva allocazione dei capitali, sia pubblici che privati, va a danno di tutti».

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