Roma – C’è chi può essere soddisfatto. Il testo definitivo del Piano d’azione dell’auto accontenta in primis il governo italiano, e in particolare il ministro delle Imprese e del Made in Italy, e poi le case costruttrici, rappresentate dall’Acea, l’associazione che le raggruppa. Urso, dopo averlo ripetuto come un mantra, influenzando anche altri Paesi Ue, è riuscito ad ottenere dalla Commissione l’anticipo di un anno della revisione del regolamento che impone lo stop al motore termico a partire dal 2035. Le valutazioni non saranno fatte nel 2026, ma già nel corso del 2025, nel terzo e quarto trimestre. Non solo. Nel Piano è presente il concetto di «neutralità tecnologica». Insomma, non solo elettrico dopo il 2035, ma carburanti alternativi che garantiscano zero emissioni con motori tradizionali, e l’Italia spera di poter includere il biofuel oltre agli e-fuel cari ai tedeschi.
Il commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, annuncia l’anticipo della revisione del regolamento e sottolinea che «non si può perdere tempo, ma lo stop ai motori termici nel 2035 resta, anche se valuteremo la possibilità di utilizzare nuove o altre tecnologie». E il vicepresidente Stéphane Séjourné, in visita a un impianto di Renault, ha aggiunto che «biofuels, e-fuels e neutralità tecnologica saranno al centro delle discussioni».
Urso rivendica di aver «costretto Bruxelles a rimuovere la trappola delle multe e anticipare la revisione: condizioni necessarie ma non sufficienti a evitare il collasso dell’industria dell’auto». E ora rilancia: «Far fronte comune per superare la follia del Green Deal». Il fronte comune delle case produttrici ha indotto la Commissione a scongiurare il rischio di multe salate, tra i 15 e i 16 miliardi, sulle emissioni di CO2. La conformità ai limiti verrà calcolata su tre anni e non su uno. L’Acea è soddisfatta. «La flessibilità proposta è un gradito primo passo verso un approccio più pragmatico alla decarbonizzazione e promette un po’ di respiro per i produttori», sottolinea il direttore generale dell’associazione, Sigrid de Vries. Il club dei produttori però, insiste sul potenziamento della rete delle colonnine di ricarica.
Anche Stellantis apprezza il Piano, l’impegno sull’innovazione e sulla produzione di batterie, ma chiede di abbassare il costo dell’energia e di dare incentivi all’acquisto. Non mancano gli insoddisfatti. In testa i partiti politici di Bruxelles. All’interno della Commissione si è discusso fino all’ultimo. Tutti scontenti, dagli eurodeputati Conservatori e Ppe, che considerano il testo «deludente» e «insufficiente», fino ai Verdi, che ragionano sulla portata degli investimenti, «minima». I 5 Stelle annunciano una manifestazione ai cancelli di Mirafiori il 21 marzo per chiedere di più.
L’Anfia, l’associazione delle imprese dell’indotto auto, con il presidente Roberto Vavassori considera il piano «limitato». Pochi soldi, poche iniziative: «Manca l’indicazione di date certe e azioni concrete. Sono solo principi». E anche i sindacati, come la Fim-Cisl, considerano il Piano «insufficiente».