Auto elettriche, cosa succede con il dietrofront Ue tra danno ai consumatori e spinta all’industria
di Federico FormicaROMA – Tra scenari oscuri e sospiri di sollievo, il futuro delle auto elettriche è incerto dopo che la Commissione europea ha deciso di ammorbidire le sanzioni per le case automobilistiche che non rispetteranno gli obiettivi sulle emissioni di CO?. Tre anni in più, a seconda del punto di vista, sono un’inutile perdita di tempo o un prezioso cuscinetto per prepararsi meglio alla decarbonizzazione.
“Una retromarcia in autostrada”
Tra le prime voci critiche c'è il Beuc, l'organizzazione europea dei consumatori, che accusa la Commissione di aver ceduto alle pressioni delle case automobilistiche. “È il segnale sbagliato per i consumatori. È come mettere l'auto in retromarcia mentre si è già a piena velocità in autostrada”, ha dichiarato Agustín Reyna, direttore generale dell'associazione.
L’aspetto più preoccupante, secondo il Beuc, è che questa proroga frenerà la diffusione di modelli elettrici più economici, dato che i produttori non avranno più l'incentivo immediato a investire in veic…
ROMA – Tra scenari oscuri e sospiri di sollievo, il futuro delle auto elettriche è incerto dopo che la Commissione europea ha deciso di ammorbidire le sanzioni per le case automobilistiche che non rispetteranno gli obiettivi sulle emissioni di CO?. Tre anni in più, a seconda del punto di vista, sono un’inutile perdita di tempo o un prezioso cuscinetto per prepararsi meglio alla decarbonizzazione.
“Una retromarcia in autostrada”
Tra le prime voci critiche c'è il Beuc, l'organizzazione europea dei consumatori, che accusa la Commissione di aver ceduto alle pressioni delle case automobilistiche. “È il segnale sbagliato per i consumatori. È come mettere l'auto in retromarcia mentre si è già a piena velocità in autostrada”, ha dichiarato Agustín Reyna, direttore generale dell'associazione.
L’aspetto più preoccupante, secondo il Beuc, è che questa proroga frenerà la diffusione di modelli elettrici più economici, dato che i produttori non avranno più l'incentivo immediato a investire in veicoli a zero emissioni. “I consumatori si troveranno con un'offerta limitata a modelli più costosi”, ha aggiunto Reyna.
Ancora più dura è stata Transport & environment (T&E), secondo cui la modifica regolamentare rallenterà la crescita delle economie di scala necessarie per abbassare i costi di produzione delle auto elettriche. “L'indebolimento delle norme premia i ritardatari e lascia l'industria europea ancora più indietro rispetto alla Cina”, ha dichiarato William Todts, direttore esecutivo di T&E. Secondo l'organizzazione, molte case automobilistiche ora rimanderanno il lancio di modelli più economici al 2030, annullando i recenti progressi. A gennaio 2025 infatti le vendite di veicoli elettrici in Europa sono aumentate del 51% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La quota, sottolinea la federazione, si riferisce alle elettriche prodotte da case europee, dunque al netto delle vendite della concorrenza cinese, con Byd in testa.
Secondo T&E l’attuale obiettivo di CO? è “ampiamente alla portata delle case automobilistiche europee” ma annacquando le sanzioni queste saranno meno stimolate a portare sul mercato modelli più a buon mercato “come la Renault R5 e la Citroën eC3, entrambi prodotti e commercializzati con una tempistica finalizzata proprio raggiungere l'obiettivo del 2025”.
Una lunga strada
Che il settore automobilistico europeo sia ben indirizzato a raggiungere gli obiettivi di emissioni, e anche che le auto elettriche stiano vendendo bene, non sono opinioni condivise da tutti. Antonio Sileo, direttore del programma mobilità sostenibile della Fondazione Enrico Mattei, ammette che le immatricolazioni di auto elettriche in Italia siano cresciute del 70% nei primi due mesi del 2025, ma con due postille tutt’altro che ininfluenti.
La prima è che “la loro quota di mercato rimane appena del 5%”, la seconda - confermata da uno studio della stessa fondazione - è che le auto elettriche in Europa, anziché sostituire il parco esistente, si stanno semplicemente aggiungendo. “Questo significa che le emissioni complessive non stanno diminuendo come previsto”, continua l’esperto, sottolineando la particolare situazione del mercato italiano, dominato dalle citycar, un segmento in cui i consumatori non si aspettano di spendere grosse somme e in cui l’alimentazione elettrica non garantisce molta autonomia nei viaggi lunghi, anche se fossero uno o due all’anno.
Il tema delle categorie delle auto, e di chi può permettersi i “macchinoni” e chi non, rischia - secondo Sileo - di innescare una dinamica sociale pericolosa, che l’auto elettrica inasprirà: “Chi ha un reddito medio usa l'auto per moltissime attività quotidiane e spesso non può permettersi un veicolo elettrico, perché quelli con maggiore autonomia si attestano su fasce di prezzo troppo elevate”. Il rischio, secondo l'esperto, è che una transizione imposta dall'alto possa generare reazioni politiche avverse: “Se i consumatori non possono esprimersi come acquirenti, lo faranno come elettori, magari votando quelle forze politiche che vorrebbero rovesciare il tavolo. Uno scenario che non auspico”.
E allora ben venga, secondo Sileo, la proroga annunciata da von der Leyen, che concederà più tempo ai produttori più ritardatari per investire e abbassare i costi, “finanziando gli investimenti anche con le vendite di modelli endotermici particolarmente apprezzati dai consumatori”.