Eutelsat rincorre Musk: così sui satelliti la politica conta più del business
di Sara Bennewitz , Filippo SantelliROMA – La sfida delle connessioni satellitari è partita e nei prossimi anni riempirà i cieli di puntini luminosi. Elon Musk oggi la domina: grazie ai formidabili razzi riutilizzabili di Space X, la sua Starlink ha già mandato in orbita una costellazione di 7 mila satelliti, di gran lunga la più capillare, salirà presto a 12 mila e poi potrebbe spingersi perfino oltre 34 mila. Dietro di lui però si muove una folla di inseguitori sempre più numerosa. L’altro tecnomiliardario Jeff Bezos, patron di Amazon, che con Kuiper punta a 3.200 satelliti e a sua volta si costruisce in casa i razzi per trasportarli. La canadese Telesat, che vuole lanciarne 198 entro il 2027. La francese Eutelsat, che in orbita ne ha 648, e il nuovo progetto europeo Iris 2. E poi ancora le costellazioni cinesi, russe e indiane. La corsa alle comunicazioni civili e militari dall’orbita bassa (in inglese Leo, tra 500 e 1.200 chilometri di altitudine) pare alla vigilia di una clamorosa accelerazione. Se tutti rispettas…
ROMA – La sfida delle connessioni satellitari è partita e nei prossimi anni riempirà i cieli di puntini luminosi. Elon Musk oggi la domina: grazie ai formidabili razzi riutilizzabili di Space X, la sua Starlink ha già mandato in orbita una costellazione di 7 mila satelliti, di gran lunga la più capillare, salirà presto a 12 mila e poi potrebbe spingersi perfino oltre 34 mila. Dietro di lui però si muove una folla di inseguitori sempre più numerosa. L’altro tecnomiliardario Jeff Bezos, patron di Amazon, che con Kuiper punta a 3.200 satelliti e a sua volta si costruisce in casa i razzi per trasportarli. La canadese Telesat, che vuole lanciarne 198 entro il 2027. La francese Eutelsat, che in orbita ne ha 648, e il nuovo progetto europeo Iris 2. E poi ancora le costellazioni cinesi, russe e indiane. La corsa alle comunicazioni civili e militari dall’orbita bassa (in inglese Leo, tra 500 e 1.200 chilometri di altitudine) pare alla vigilia di una clamorosa accelerazione. Se tutti rispettassero gli obiettivi, stima Goldman Sachs, il numero di satelliti in orbita triplicherebbe nei prossimi cinque anni a 30 mila, e nei successivi cinque toccherebbe quota 80 mila.
Un gran traffico, prodotto da varie evoluzioni tecnologiche. Rispetto ai tradizionali e mastodontici satelliti geostazionari, che orbitano a migliaia di chilometri di altezza, quelli di orbita bassa pesano appena 330 chili, più economici da costruire e lanciare. L’antenna necessaria a ricevere il segnale ha un costo di produzione inferiore a 600 dollari. La latenza – cioè lo scarto temporale perché il segnale si colleghi alla rete – si è molto ridotta ed ora è compresa tra 25 e 60 millisecondi (quella di una rete 5G è tra i 5 e i 20).
Tutto questo ha reso la connessione satellitare un business competitivo. In particolare per le zone poco abitate, dove mancano infrastrutture alternative di rete fissa o mobile, in mare aperto, o ancora come strumento di comunicazione “di riserva” da attivare in caso di disastri naturali o conflitti.
Musk, con il consueto genio ingegneristico e imprenditoriale, ha iniziato a offrire entrambi i servizi. Sia quello civile, dove Starlink è arrivata a circa 4 milioni e 600 mila abbonati nel mondo. Sia quello governativo e militare, prima agli Stati Uniti e poi anche all’Ucraina, di cui ha tenuto in piedi le comunicazioni sotto le bombe di Putin.
Le stesse due proposte le ha fatte all’Italia, con tutto il contorno di opacità e polemiche emerso negli ultimi mesi. Da un lato c’è la fornitura di connessione per l’esercito, diplomazia e servizi che il governo Meloni sembrava a un passo dall’acquistare in gran segreto, ma è emersa dopo le indagini su Andrea Stroppa, uomo di Musk in Italia, e ora pare congelata. Dall’altro l’offerta di accendere la rete nelle aree remote del Paese che il piano banda larga del Pnrr sta facendo tremenda fatica a cablare.
In questo business delle connessioni “civili” Starlink e le altre costellazioni sembrano mettersi in diretta concorrenza con gli operatori della telefonia. Secondo gli esperti di Goldman Sachs però non è detto che l’impatto per questi ultimi sia così doloroso. I satelliti di orbita bassa hanno un raggio d’azione limitato e una vita media di soli 5 anni, al termine dei quali vanno sostituiti: il costo dell’infrastruttura è sostenibile solo in mercati avanzati. La velocità della connessione poi resta comunque inferiore a quella del 5G e fibra, cosa che preclude applicazioni che hanno bisogno di banda, per esempio i giochi online.
Le nuove connessioni dal cielo, pur in rapida evoluzione, paiono quindi destinate a occupare una nicchia complementare. Gli analisti stimano che il bacino di utenza potenziale di Starlink negli Stati Uniti sia tra il 4 e l’8% della popolazione. A conferma di una possibile sinergia ci sono i vari accordi già siglati con gli operatori satellitari da società telefoniche come T-Mobile, Vodafone, At&t e Verizon. Chi invece potrebbe sentire la concorrenza, secondo Goldman, sono le vecchie società dei satelliti come la francese Eutelsat, la cui costellazione e le cui risorse appaiono poca cosa di fronte ai campioni del “nuovo spazio”.
Se non fosse che il clamoroso abbandono dell’Ucraina da parte della Casa Bianca, con la minaccia di spegnere Starlink, ne ha improvvisamente rilanciato prospettive e azioni, triplicate di valore nel giro di due giorni. La società francese si sarebbe proposta sia a Kiev che all’Italia come alternativa: anche facendo leva sul rischio di affidare una infrastruttura strategica a un imprenditore privato come Musk, con una chiara agenda politica. È proprio per essere autonoma che la Ue ha lanciato il progetto Iris 2, innovativa costellazione da 290 satelliti tra orbita media e bassa. Il primo contratto da 10 miliardi con il consorzio che la dovrebbe realizzare – di cui la stessa Eutelsat è pilastro, e le italiane Thales Alenia e Telespazio fornitori – è stato siglato qualche settimana fa. Le incognite, tecniche e di costo, sono enormi, con tempi già slittati di tre anni, al 2030, Ma se il progetto europeo appare complesso, di certo lo è ancora di più quello di una costellazione italiana, spinto da una parte della maggioranza sovranista. Nel frattempo il mondo corre ad occupare l’orbita.