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Trump e la riserva di Bitcoin: la zampata del presidente per risollevare le cripto

(reuters)

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I tentativi del tycoon di ravvivare un ambiente depresso anticipando una svolta strategica. Ora gli occhi si puntano sul summit alla Casa Bianca
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MILANO – Nel momento in cui tutti gli addetti ai lavori ragionavano della fine della luna di miele fra Trump e il Bitcoin, reduce da una flessione che l’aveva portato dai massimi di 109mila dollari del giorno dell’inaugurazione fin sotto gli 80mila dollari, ecco che il Tycoon ha provato a piazzare una serie di zampate per rinfrescare la sua immagine di cripto-presidente. Due post su Truth, domenica scorsa, per rilanciare l’idea di una riserva strategica in criptovalue; dire che vuole elevare questa industria dopo gli anni delle strette di Biden; puntare su Xrp, Solana e Cardano e poi aggiungere anche Bitcoin ed Ethereum, che ovviamente il presidente “ama”. E poi, in queste ore, un ordine esecutivo vero e proprio per dare vita alla riserva strategica, ma deludente per i criptoentusiasti tanto che Bitcoin è arrivato a cedere più del 5%.

Riavvolgiamo il nastro di queste giornate convulse per il settore cripto.

I social e l’ordine

In una fase in cui “il sentiment” era “al minimo”, come…

MILANO – Nel momento in cui tutti gli addetti ai lavori ragionavano della fine della luna di miele fra Trump e il Bitcoin, reduce da una flessione che l’aveva portato dai massimi di 109mila dollari del giorno dell’inaugurazione fin sotto gli 80mila dollari, ecco che il Tycoon ha provato a piazzare una serie di zampate per rinfrescare la sua immagine di cripto-presidente. Due post su Truth, domenica scorsa, per rilanciare l’idea di una riserva strategica in criptovalue; dire che vuole elevare questa industria dopo gli anni delle strette di Biden; puntare su Xrp, Solana e Cardano e poi aggiungere anche Bitcoin ed Ethereum, che ovviamente il presidente “ama”. E poi, in queste ore, un ordine esecutivo vero e proprio per dare vita alla riserva strategica, ma deludente per i criptoentusiasti tanto che Bitcoin è arrivato a cedere più del 5%.

Riavvolgiamo il nastro di queste giornate convulse per il settore cripto.

I social e l’ordine

In una fase in cui “il sentiment” era “al minimo”, come scriveva pochi giorni fa Simon Peters, crypto markets analyst di eToro, in riferimento all’attitudine degli investitori verso gli asset digitali, Trump ha prima tirato il coniglio fuori dal cappello uscendo - domenica – sui social. Lui che ha lanciato una memecoin presidenziale ($Trump) – incassando 100 milioni di commissioni e poi lasciando, secondo i calcoli del Nyt, un cerino da 2 miliardi di perdite in oltre 800mila portafogli – ha aperto le porte delle riserve strategiche “aumenterebbe la legittimità percepita per questa asset class”, hanno scritto gli analisti di Citi.

“Difficile non leggere questo annuncio come una leva che Trump ha mosso per far risalire il mercato e la fiducia verso questi strumenti, parte di una strategia di favore ormai consolidata”, ragiona Giacomo Vella, direttore dell’Osservatorio blockchain e web3 del Politenico Milano, notando come ciò “sia reso possibile da una mancata regolamentazione sul punto, perché è difficile immaginare un capo di governo che interviene alla stessa maniera su un titolo quotato”.

Poi è arrivato l’ordine esecutivo e dunque altri elementi potrebbero arrivare oggi, venerdì 7 marzo: Trump ha organizzato un summit alla Casa Bianca con i big del settore. A fare da cerimoniere sarà il consigliere speciale e venture capitalist David Sack.

Proprio lui ha sintetizzato l’ultimo ordine esecutivo: la riserva – ha spigato – sarà capitalizzata con Bitcoin di proprietà del governo federale che è stato confiscato come parte di procedimenti penali o civili. Ciò significa che "non costerà ai contribuenti un centesimo".

Gli Usa detengono intorno ai 16-18 miliardi di Bitcoin, frutto di confische, ma il mercato si aspettava che diventassero un compratore attivo: cosa che l’ordine esecutivo esclude, da cui la relativa delusione degli investitori. Che già venivano da un periodo incerto, costellato di inciampi: su tutti, il furto subito il 21 febbraio dalla piattaforma Bybit quando hacker nordcoreani hanno messo le mani su 1,5 miliardi di dollari in cripto. Per non parlare dello scivolone dell’argentino Milei, invischiato in un’accusa di frode su uno schema di criptovalute da lui pubblicizzato. E che il vento stesse cambiando lo hanno dimostrato anche i dati sui flussi di denaro negli Etf a tema: sono quegli strumenti finanziari che replicano l’andamento del sottostante e che, poco più di un anno fa, furono approvati dalla Sec segnando l’ingresso del mondo virtuale nella finanza tradizionale di Wall Street. Secondo i dati di Bloomberg, febbraio è stato il peggior mese di sempre con 3,3 miliardi di dollari ritirati da questi strumenti.

La strategia

“Trump gioca su più tavoli – dice Vella – sostiene la speculazione pura; promette di assicurare attrattività al mondo degli asset digitali, al quale deve molto per la sua campagna elettorale; e non perde di vista il peso geopolitico che possono assumere alcune stable-coin come Tether, grande sottoscrittore del debito Usa e sostenitore di fatto della dollarizzazione del sistema digitale, visto che la sua criptovaluta è ancorata al biglietto verde”. Quel che è difficile vedere, ad oggi, “è un reale interesse strategico per l’architettura tecnologica che sta sotto le cripto”.

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