Huawei e il nuovo superchip, traballa il primato americano nell’Intelligenza artificiale
di Filippo SantelliLa Cina potrebbe presto assestare un nuovo colpo al primato degli Stati Uniti nella corsa all’Intelligenza artificiale. Il primo, poche ore dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, è arrivato dalla piccola startup DeepSeek, capace di lanciare modelli di IA competitivi con quelli dei campioni americani a una frazione dei costi. Il secondo, a giorni, lo potrebbe portare il colosso dell’hi-tech Huawei, con un nuovo chip, il 910C, in grado di avvicinare i prodigiosi Nvidia, i neuroni dell’IA che la Casa Bianca impedisce di esportare in Cina.
A rapporto da Xi Jinping
Liang Wenfeng, il giovane favoloso di DeepSeek, e Ren Zhengfei, grande vecchio di Huawei, erano in prima fila alla riunione che il presidente Xi Jinping …
La Cina potrebbe presto assestare un nuovo colpo al primato degli Stati Uniti nella corsa all’Intelligenza artificiale. Il primo, poche ore dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, è arrivato dalla piccola startup DeepSeek, capace di lanciare modelli di IA competitivi con quelli dei campioni americani a una frazione dei costi. Il secondo, a giorni, lo potrebbe portare il colosso dell’hi-tech Huawei, con un nuovo chip, il 910C, in grado di avvicinare i prodigiosi Nvidia, i neuroni dell’IA che la Casa Bianca impedisce di esportare in Cina.
A rapporto da Xi Jinping
Liang Wenfeng, il giovane favoloso di DeepSeek, e Ren Zhengfei, grande vecchio di Huawei, erano in prima fila alla riunione che il presidente Xi Jinping ha organizzato con i campioni nazionali della tecnologia. Una chiamata alle armi dove Ren, non a caso seduto di fronte a Xi e tra i pochi con facoltà di parola, ha assicurato che lo storico limite della Cina, «la mancanza di cuore e anima», sarà presto colmato. L’anima, tecnologicamente parlando, sono i sistemi operativi, e il cuore i chip.
Il boicottaggio americano
Quelli di Nvidia dominano i centri dati in tutto il mondo, di fatto un monopolio. Il problema è che ora la Cina non ne può acquistare, dopo che Washington ne ha ulteriormente limitato l’export, anche quello proseguito per mesi attraverso vie traverse lasciate colpevolmente aperte. Adesso i blocchi americani impediscono pure a Huawei, che da tempo prova a sviluppare alternative, di farsele produrre dalla taiwanese Tsmc, unica “fonderia” al mondo in grado di sfornare processori così potenti.
Autarchia dei chip
Bisogna fare in casa, l’autarchia più volte evocata da Xi. Ed è quello a cui Huawei lavora insieme a Smic, la principale fonderia cinese, per l’attuale 910B e l’evoluzione 910C. Secondo il Financial Times l’efficienza della produzione, a sua volta ostacolata dall’impossibilità di accedere ai macchinari più avanzati, avrebbe appena fatto un salto: la percentuale di chip funzionanti sarebbe salita dal 20 al 40%, livello che garantisce profittabilità. Gli esperti dell’autorevolissimo think tank americano Csis dubitano sia così alta, ma confermano l’accelerazione, che potrebbe portare Smic a sfornare 400 mila 910C al mese entro fine anno.
Un colpo a Nvidia
Huawei dovrebbe presto lanciarlo in commercio. Magari subito dopo la conferenza che Nvidia terrà a fine mese con gli sviluppatori, rubando la scena e - pensa qualcuno - provocando un nuovo scossone al Nasdaq e all’orgoglio Usa. Va detto che le prestazioni del 910C potranno avvicinare, non raggiungere i chip Nvidia. A garantire il primato di quest’ultima è anche la superiorità dell’ecosistema di programmazione Cuda, che permette di adattare i processori alle esigenze di calcolo dell’IA. Huawei potrebbe però provare a recuperare puntando, come DeepSeek, sull’open source, sfidando la logica tecnologica ed economica dei sistemi proprietari Usa.
Gli esperti: “Il vantaggio americano si è ridotto”
Secondo gli analisti del Csis «le aziende americane restano avanti nella corsa alla super-IA, ma il ritardo cinese», grazie a un misto di contrabbando tecnologico e talenti, imitazione e innovazione, «si è ridotto significativamente». Un anno. massimo due, anche nel caso le restrizioni all’export ora venissero applicate in modo ferreo. Messaggio per gli Stati Uniti di Trump, lui che già cinque anni fa provò a soffocare Huawei: «Non c’è più tempo da perdere».