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Dall’IA ai robot, la Bei prova a finanziare la rincorsa tecnologica europea

Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti 

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Il braccio bancario dell’Unione lancerà Tech-EU, con l’obiettivo di portare il risparmio privato verso le startup ad alto potenziale di crescita. La vicepresidente Vigliotti: “Per noi è il momento di accettare rischi maggiori”
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Finora è stata soprattutto la banca europea del clima, concentrando gran parte delle risorse sulla transizione verde. La scorsa settimana in Lussemburgo, al suo forum annuale, si è parlato moltissimo di difesa, con l’impegno per sostenere il grande progetto di riarmo presentato da Von der Leyen. Nel frattempo però la Banca europea per gli investimenti, braccio finanziario della Ue, si sta attrezzando per rispondere a un’altra priorità strategica dell’Unione, la competizione con Stati Uniti e Cina nelle tecnologie di frontiera, dall’Intelligenza artificiale in giù. Il piano Tech-EU prenderà forma nei prossimi mesi e parte da 20 miliardi di euro già stanziati per il 2025. Ma punta a potenziare in maniera sostanziale risorse e strumenti.

Il divario…

Finora è stata soprattutto la banca europea del clima, concentrando gran parte delle risorse sulla transizione verde. La scorsa settimana in Lussemburgo, al suo forum annuale, si è parlato moltissimo di difesa, con l’impegno per sostenere il grande progetto di riarmo presentato da Von der Leyen. Nel frattempo però la Banca europea per gli investimenti, braccio finanziario della Ue, si sta attrezzando per rispondere a un’altra priorità strategica dell’Unione, la competizione con Stati Uniti e Cina nelle tecnologie di frontiera, dall’Intelligenza artificiale in giù. Il piano Tech-EU prenderà forma nei prossimi mesi e parte da 20 miliardi di euro già stanziati per il 2025. Ma punta a potenziare in maniera sostanziale risorse e strumenti.

Il divario con gli Stati Uniti

La premessa è la difficoltà che affrontano le imprese innovative europee quando superano la fase di startup e passano allo scaleup, la crescita esponenziale. «È lì che si apre il gap di finanziamento con quelle americane», spiega Debora Revoltella, capo economista della Bei. In teoria in Europa le risorse non mancano, vista l’enorme quantità di risparmio privato. «Il problema è che gli intermediari finanziari non fanno la propria parte per indirizzarlo verso l’innovazione: i fondi pensione sono piccoli, e quando investono in equity lo fanno in larga parte negli Stati Uniti, mentre le assicurazioni sono grandi, ma investono poco in equity e per lo più sono vincolate a farlo a livello nazionale».

Sostegno ai campioni europei

Mettere a punto strumenti che indirizzino il risparmio verso le scaleup sarà una delle priorità di Tech-EU. Le basi ci sono già. Il Fei, veicolo di investimento gestito dalla Bei che agisce come fondo dei fondi, è già un attore centrale dell’ecosistema innovativo europeo. Le sue risorse hanno contribuito a finanziare alcuni campioni comunitari dell’IA come la tedesca DeepL e la francese Mistral.

Due anni fa poi, con fondi di sei Stati membri tra cui l’Italia, è stata lanciata la European tech champions initiative, proprio con l’obiettivo di capitalizzare venture capital e private equity più grandi, dedicati alla fase di scaleup delle imprese. «Una versione 2.0 dell’iniziativa potrebbe mobilitare non solo risorse pubbliche, ma anche private, con la Bei che si assume parte del rischio per dare più garanzie agli investitori», spiega la vicepresidente Gelsomina Vigliotti. Si lavora anche a strumenti per favorire la fase ancora successiva dell’exit, quella in cui un’azienda viene acquisita o si quota, e che oggi la porta spesso negli Stati Uniti.

Accettare più rischio

Tutto questo richiede una svolta nella Banca, criticata — anche dal rapporto Draghi — per una scarsa propensione al rischio che la porta a preferire impieghi sicuri, più che le scommesse tecnologiche. «Tutelare il nostro rating tripla A è fondamentale — dice Vigliotti — ma credo i tempi siano maturi per un cambio di passo». Sul tavolo c’è l’ipotesi di investire direttamente nel capitale delle startup, cosa che finora la Bei ha fatto in misura limitata.

L’altro aspetto su cui i tecnici stanno lavorando è identificare i settori in cui l’Europa ha un’effettiva capacità di competere, concentrando lì le risorse. «Non vanno distribuite a pioggia», dice Vigliotti. Lo spettacolare flop del produttore di batterie Northvolt, a cui la Bei aveva concesso un ricco prestito, mostra quanto sia difficile per l’Unione recuperare il gap in alcuni settori oggi dominati dai produttori asiatici. Non è così invece in greentech, 5G, robotica o biotecnologie, dove l’Europa è alla frontiera. O nell’IA e nei chip, dove insegue ma ha eccellenze attorno a cui costruire. Per la corsa agli algoritmi serve però dotarsi dell’infrastruttura, i data center su cui il mondo investe miliardi. «Come 40 anni fa abbiamo investito nelle autostrade, oggi possiamo investire nelle infrastrutture digitali», dice Vigliotti.

Certo, la coperta della Bei resta corta, 95 miliardi di euro per il 2025, rispetto a tutti i dossier più o meno urgenti su cui viene tirata: dalla difesa al piano per l’auto, dall’housing alla tecnologia, che si aggiungono alle storiche priorità di sostenibilità e coesione. Concentrare gli interventi e massimizzarne l’effetto leva sui capitali privati è la grande sfida.

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