Spendete, compagni. Per far ripartire la domanda interna. ‘Consumo’: una delle parole più utilizzate nel "report sul lavoro del governo” che il premier Li Qiang ha illustrato lo scorso 5 marzo aprendo i lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il massimo organo legislativo della Cina. È diventata questa la priorità numero uno di Pechino ora: rendere «la domanda interna il motore principale e l’ancora della crescita economica».
E si capisce il perché. Ci sono ragioni a medio-lungo termine: dopo i rigidi lockdown dell’era Covid, la crisi immobiliare, le difficoltà delle aziende, bisogna ristabilire la fiducia nei consumatori. E c’è una ragione a breve termine che si chiama Donald Trump.
La crescita di Pechino: obiettivi e risultati reali
Perché Trump spaventa Pechino
L’ascesa economica della Cina è stata alimentata dal suo ruolo di fabbrica del mondo, dalle esportazioni che hanno a lungo trainato la crescita. Ma quando alla Casa Bianca siede uno come Trump, che sta scatenando un’ondata di dazi e restrizioni commerciali in giro per il mondo, questo rende Pechino un po’ più vulnerabile. Per questo un mercato interno più solido potrebbe proteggere l’economia cinese da queste minacce. Aumentare i consumi può aiutare Pechino a ridurre la sua dipendenza dalla domanda esterna in un’epoca di crescente incertezza geopolitica.
A livello internazionale «si stanno verificando cambiamenti mai visti in un secolo, a un ritmo sempre più rapido. Un ambiente esterno sempre più complesso e difficile potrebbe avere un impatto maggiore sulla Cina in settori quali il commercio, la scienza e la tecnologia», ha riconosciuto Li davanti agli oltre 2.900 delegati riuniti dentro la Grande Sala del Popolo che affaccia su Piazza Tiananmen. Mentre a livello interno «le fondamenta per una ripresa e una crescita economica sostenuta della Cina non sono abbastanza solide. La domanda effettiva è debole e i consumi, in particolare, sono stagnanti. Alcune imprese incontrano difficoltà nella produzione e nelle operazioni e i pagamenti in ritardo rimangono un problema importante per le imprese. Vi sono pressioni sulla creazione di posti di lavoro e sulla crescita del reddito».
Il Partito allarga i cordoni della borsa: sale la previsione di spesa del governo
I dieci target 2025 del Partito
Dieci i compiti principali che la Cina ha delineato per questo 2025. Al primo punto, quest’anno, c’è scritto: «Incrementare vigorosamente i consumi e stimolare la domanda interna». L’anno scorso lo stimolo della spesa domestica era la terza priorità, ora la prima. «Adotteremo misure speciali per aumentare il potere d’acquisto, incrementare l’offerta di prodotti e servizi di qualità», ha stabilito il premier. Che ha delineato diverse iniziative per incoraggiare la spesa dei consumatori: buoni del tesoro speciali (300 miliardi di yuan) per sostenere i programmi di permuta per i beni di consumo (cioè sostituire ad esempio vecchi elettrodomestici e automobili con altri più nuovi); espansione del settore dei servizi, compresa l’assistenza sanitaria, l’assistenza agli anziani, l’assistenza all’infanzia e i servizi domestici; miglioramento delle politiche di shopping duty-free e sforzi per trasformare alcune città in centri di consumo internazionali; rafforzamento delle leggi sulla protezione dei consumatori per promuovere un mercato più sicuro e trasparente.
L’autosufficienza tecnologica
L’aumento dei consumi non è l’unica priorità del governo. Subito al secondo posto, tra i dieci compiti principali, arriva l’altro grande punto su cui Pechino sta scommettendo da tempo: lo sviluppo di «nuove forze produttive», per arrivare a quella autosufficienza tecnologica a fronte delle sempre maggiori restrizioni degli Stati Uniti, e per competere al tempo stesso con gli Usa in settori chiave. «Stabiliremo un meccanismo per aumentare i finanziamenti per le industrie del futuro e promuovere settori come la biomanifattura, la tecnologia quantistica, l’IA incorporata e la tecnologia 6G», ha spiegato Li. «Nell’ambito dell’iniziativa AI Plus, lavoreremo per combinare efficacemente le tecnologie digitali con i punti di forza della Cina in termini di produzione e mercato. Sosterremo l’ampia applicazione di modelli di IA su larga scala e svilupperemo con forza terminali intelligenti di nuova generazione e attrezzature di produzione intelligenti, compresi veicoli intelligenti connessi a nuova energia, telefoni e computer abilitati all’IA e robot intelligenti», ha continuato il premier.
Le altre priorità
A seguire tra le priorità ci sono: rinvigorire la Cina attraverso la scienza e l’istruzione e potenziare le prestazioni complessive del sistema di innovazione cinese; accelerare l’attuazione di misure di riforma fondamentali; stabilizzare il commercio e gli investimenti esteri; prevenire e disinnescare efficacemente i rischi in settori chiave (ad esempio ripristinare la stabilità del mercato immobiliare e misure per affrontare il debito di vari governi locali); portare a termine il lavoro relativo all’agricoltura e alle aree rurali; promuovere una nuova urbanizzazione; ridurre le emissioni di carbonio e l’inquinamento, accelerare la transizione verde; impegnarsi maggiormente per garantire e migliorare il benessere delle persone. Sono linee guida, che danno la traccia del percorso che la Cina vuole intraprendere. Le politiche più specifiche arriveranno nelle prossime settimane e mesi.
Il Pil al 5%
Per il terzo anno consecutivo Pechino ha fissato l’obiettivo di crescita del Pil «attorno al 5%», nonostante i problemi interni, le incertezze geopolitiche e soprattutto le crescenti tensioni commerciali con gli Usa. Per arrivare a questo risultato e portare a termine le principali linee guida delineate durante il suo discorso, Li Qiang ha promesso una «politica fiscale proattiva»: 1.300 miliardi di yuan in obbligazioni a lunghissimo termine (contro i mille miliardi del 2024); 4.400 miliardi di yuan di obbligazioni speciali dei governi locali (contro i 3.900 dell’anno scorso). Un dato significativo è che il deficit di bilancio è stato fissato al 4% del Pil rispetto al 3% dello scorso anno: il più alto degli ultimi tre decenni. Per stimolare la domanda e proteggersi dagli effetti dei dazi. «Il tradizionale limite del rapporto deficit/Pil del 3% è stato accantonato, consentendo una gestione macroeconomica più flessibile. Questo approccio riflette una risposta più pragmatica alle sfide economiche», osserva la rivista Caixin.