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Dazi, faccia a faccia Xi-Trump ad aprile. Al via tariffe cinesi su pollo, cotone e mais made in Usa

Il presidente cinese Xi Jinping 

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Tariffe comprese fra il 10 e il 15% in vigore da oggi. La Repubblica popolare presenta un nuovo ricorso al Wto, ma continua a sperare nel dialogo con Trump. L’incontro fra i leader dei due Paesi sarebbe in calendario fra un mese, secondo il “South China Morning Post”
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PECHINO – Dalla soia alla carne di maiale, dal mais al pollame. Entrano in vigore oggi i dazi cinesi tra il 10 e il 15% su alcuni prodotti statunitensi. La decisione Pechino l’aveva presa lo scorso 4 marzo, annunciandola pochi secondi dopo l’entrata in vigore degli ulteriori dazi del 10% imposti da Washington sulle merci cinesi (che porta il totale al 20%).

La Cina dunque ha risposto, anche se nuovamente - come aveva fatto a febbraio - in maniera contenuta e mirata, sperando di arrivare a un accordo con l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, per evitare una nuova guerra commerciale fuori controllo tra le due principali economie mondiali. Le misure della Cina (fino al 15%) non sono così elevate come quelle di Trump (ora al 20%,…

PECHINO – Dalla soia alla carne di maiale, dal mais al pollame. Entrano in vigore oggi i dazi cinesi tra il 10 e il 15% su alcuni prodotti statunitensi. La decisione Pechino l’aveva presa lo scorso 4 marzo, annunciandola pochi secondi dopo l’entrata in vigore degli ulteriori dazi del 10% imposti da Washington sulle merci cinesi (che porta il totale al 20%).

La Cina dunque ha risposto, anche se nuovamente - come aveva fatto a febbraio - in maniera contenuta e mirata, sperando di arrivare a un accordo con l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, per evitare una nuova guerra commerciale fuori controllo tra le due principali economie mondiali. Le misure della Cina (fino al 15%) non sono così elevate come quelle di Trump (ora al 20%, in aggiunta alle tariffe precedenti già in vigore). Inoltre non coprono la stessa gamma di importazioni.

Il possibile faccia a faccia Xi-Trump ad aprile

L’ipotesi di un accordo con la Casa Bianca sembra legata a un incontro fra il presidente cinese Xi Jinping e il tycoon, che potrebbe tenersi ad aprile, secondo il South China Morning Post, la testata in lingua inglese di Hong Kong. Che, citando più fonti diplomatiche, aggiunge come Trump auspichi una visita del leader di Pechino nella sua residenza a Mar-a-Lago, in Florida, come avvenuto durante il suo primo mandato.

Il governo di Xi sarebbe invece alla ricerca di un contesto più formale. A Pechino o a Washington. Trump, che ha visitato la capitale cinese nel novembre 2017, è sembrato concentrato sulla conclusione di un accordo con la Repubblica popolare dal momento del suo ritorno alla Casa Bianca.

I presidenti dei due Paesi vorrebbero che l'altro si recasse in visita per poterla presentare come un trionfo diplomatico, ma le discussioni iniziali hanno per ora riguardato la visita di Trump in Cina, secondo alcune fonti. Non è chiaro, tuttavia, a che punto siano arrivate le discussioni su un potenziale viaggio.

Una fonte cinese ha affermato che "è più difficile per i funzionari di Pechino parlare con le loro controparti a Washington ora che durante l'amministrazione Biden, poiché gli Usa stanno attraversando cambiamenti drastici". Pochi giorni prima che tornasse alla Casa Bianca il 20 gennaio, Trump e Xi hanno parlato al telefono di una serie di questioni.

Le tariffe

Intanto, da oggi scattano le tariffe cinesi sui prodotto agroalimentari made in Usa. Nello specifico i dazi sono del 15% su pollame, grano, mais e cotone statunitensi e del 10% su soia, sorgo, carne di maiale, manzo, prodotti ittici, frutta, verdura e latticini importati dagli Stati Uniti. Pechino ha anche aggiunto 10 aziende, principalmente coinvolte in attività di difesa (tra cui società coinvolte nella vendita di armi a Taiwan), all’elenco delle “entità inaffidabili”, e 15 aziende alla lista di controllo delle esportazioni, che richiede l'approvazione del ministero prima che le spedizioni siano consentite. Tra le aziende colpite c’è la biotech Illumina: era già stata aggiunta alla lista delle entità non affidabili di Pechino a febbraio e ora il ministero ha chiarito che l'esportazione dei suoi strumenti di sequenziamento genetico in Cina non sarà consentita.

Pechino ha infine nuovamente presentato un reclamo contro gli Stati Uniti presso l'Organizzazione mondiale del commercio. Le ultime mosse cinesi rispecchiano quelle adottate a febbraio, sempre in risposta ai dazi di Trump. Sempre, anche in quella occasione, contenute: dazi mirati su carbone, gas naturale liquefatto, petrolio greggio, attrezzature agricole e alcuni veicoli.

“Imponendo dazi su prodotti alimentari mirati invece di imitare l'approccio generalizzato di Trump, il governo cinese ha mostrato una moderazione che lascia spazio ai negoziati”, ha affermato nei giorni scorsi Louis Kuijs di S&P Global Ratings. “La Cina non vuole essere vista come non in grado di reagire, ma non vuole nemmeno esagerare”. La frustrazione di Pechino però è chiara. Giovedì scorso, durante una conferenza stampa a margine delle Due Sessioni - l’annuale riunione del parlamento cinese - il ministro del Commercio Wang Wentao aveva dichiarato che Pechino “lotterà fino alla fine”, se gli Stati Uniti continueranno sulla strada sbagliata di aumentare i dazi e di alzare le barriere commerciali. Il giorno successivo era toccato al ministro degli Esteri, Wang Yi, criticare i dazi imposti da Trump, affermando che serve “rispetto reciproco” e “cooperazione” tra i due Paesi e che se non ci sarà “prenderemo contromisure se necessario”. Ha affermato che Washington ha una posizione ipocrita: “Nessun Paese può immaginare di poter reprimere la Cina e allo stesso tempo sviluppare buoni rapporti con essa”.

La Cina tuttavia non vuole che una guerra commerciale vada fuori controllo per questo i due Paesi “devono trovare una coesistenza pacifica: è possibile andare d’accordo”, ha continuato Wang. Pechino vuole il dialogo e infatti pure il ministro del Commercio ha rivelato di aver inviato una lettera al suo omologo statunitense il mese scorso, esprimendo la speranza di risolvere le questioni attraverso il dialogo e la consultazione. Un dialogo che potrebbe arrivare fra qualche settimana con il faccia a faccia fra i due presidenti. A Pechino, Washington o Mar-a-Lago, è tutto da vedere.

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