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Starlink domina i cieli, ma affidarsi a Musk ha un prezzo altissimo: alternative e scenari

Elon Musk (reuters)

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Oggi quella del miliardario è la costellazione satellitare più avanzata, ma i rischi di dipendere dalle sue decisioni (e da quelle di Trump) sono sempre più evidenti. Le alternative si possono costruire, però serve prima di tutto chiarire di cosa ha bisogno l’Italia
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ROMA – Tutti ne parlano. Qualcuno la vuole, giudicandola una infrastruttura chiave per la sicurezza nazionale, e la più avanzata in circolazione. Qualcun altro la teme, preoccupato di dipendere da un’azienda privata e da un imprenditore con un’agenda politica sempre più evidente. Parliamo di Starlink, la costellazione di satelliti di proprietà di Elon Musk che porta la connessione dal cielo.

Un progetto che il vulcanico miliardario americano, con la solita preveggenza, ha lanciato nel lontano 2019, sfruttando i razzi della sua SpaceX per mandare in orbita centinaia di satelliti. E che oggi offre da un lato un servizio commerciale che compete con le connessioni Internet terrestri, dall’altro un servizio governativo e militare da proporre – o negare – al resto del mondo.

ROMA – Tutti ne parlano. Qualcuno la vuole, giudicandola una infrastruttura chiave per la sicurezza nazionale, e la più avanzata in circolazione. Qualcun altro la teme, preoccupato di dipendere da un’azienda privata e da un imprenditore con un’agenda politica sempre più evidente. Parliamo di Starlink, la costellazione di satelliti di proprietà di Elon Musk che porta la connessione dal cielo.

Un progetto che il vulcanico miliardario americano, con la solita preveggenza, ha lanciato nel lontano 2019, sfruttando i razzi della sua SpaceX per mandare in orbita centinaia di satelliti. E che oggi offre da un lato un servizio commerciale che compete con le connessioni Internet terrestri, dall’altro un servizio governativo e militare da proporre – o negare – al resto del mondo.

La rivoluzione nell’orbita bassa

All’inizio le connessioni dal cielo erano gestite con satelliti in orbita geostazionaria, grandi e costosi apparecchi posti a una altitudine superiore ai 35mila chilometri e in grado di irradiare una grande fetta di superficie terrestre. Negli scorsi anni la miniaturizzazione dei satelliti –ormai sempre più piccoli, più leggeri e meno costosi – ha aperto la strada delle costellazioni di orbita bassa. Sono sistemi di satelliti posti a una altitudine inferiore agli 800 chilometri, cosa che garantisce comunicazioni più veloci, capaci di avvicinare (anche se non raggiungere) le prestazioni di quelle terrestri. Ogni satellite irradia una superficie terrestre molto ristretta, quindi la copertura si ottiene moltiplicando il numero di apparati.

Migliaia di satelliti

Quella di Musk non è l’unica costellazione satellitare, ma al momento è di gran lunga quella più capillare. Starlink, proprio grazie al fatto di poterli lanciare “in casa”, ha in orbita oltre 7mila satelliti, è già autorizzata a salire a 12mila e in futuro potrebbe spingersi fino a 35mila.

La seconda costellazione attualmente in funzione, quella delle società francese Eutelsat Oneweb, ne conta meno di un decimo, 652. Più sono i satelliti, migliore è la copertura e la prestazione: Starlink a oggi è senza dubbio il servizio più performante. I progetti di costellazioni alternative, sia privati che statali, si stanno moltiplicando, ma al momento sono ancora in una fase embrionale. Vale per esempio per Kuiper, la costellazione dell’altro tecnomiliardario Jeff Bezos, che ha appena iniziato a lanciare i suoi apparati. E a maggior ragione per Iris2, la costellazione messa in cantiere dall’Europa per cui è stato firmato il primo contratto con il consorzio di imprese che la dovrà costruire, tra cui la stessa Eutelsat. Ma che – bene che vadano le cose – non verrà accesa prima del 2030.

Riserva di connettività e costi

Questo primato tecnologico ha permesso a Starlink di accumulare 4 milioni e 600 mila clienti privati nel mondo, a cui ha venduto l’antennina per ricevere il segnale e l’abbonamento (in Italia l’abbonamento base costa 29 euro al mese, per quello con giga illimitati ne servono 40, ma sempre al netto dei 349 euro necessari per il kit). La connessione dal cielo è particolarmente utile nelle aree più remote, in quelle non coperte da fibra o 5G. Oppure in mare.

Ma è l’offerta governativa quella attorno a cui infuria il dibattito. Qui la forza del satellite è offrire una connettività alternativa in grado di coprire tutto il globo e di restare accesa anche nel caso le connessioni terrestre dovessero interrompersi per disastri naturali o attacchi militari. E’ quello che Musk ha fatto con l’Ucraina, tenendone in piedi le connessioni (prima gratis, poi a pagamento) sotto le bombe di Putin.

Sicurezza per chi?

E’ un servizio di questo tipo che il governo italiano ha iniziato a negoziare con Musk nei mesi scorsi, affare da 1,5 miliardi per cinque anni di abbonamento. Il grande sponsor dell’accordo è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che in Parlamento ha detto che si tratta di una infrastruttura essenziale per il nostro esercito, quindi per la sicurezza nazionale, e su cui al momento Starlink non ha concorrenti, sebbene nessuna delle due affermazioni sia stata argomentata e dibattuta nel dettaglio.

Ci sono però una serie di aspetti critici, sottolineati dalle opposizioni ma anche da diverse voci critiche all’interno del governo. Il primo è più tecnico, cioè come garantire la sicurezza dei dati sensibili che passerebbero all’interno di una infrastruttura privata, cosa che sarebbe risolvibile utilizzando sistemi di crittografia ‘nazionali’ e garantendo all’Italia il controllo delle antenne terrestri necessarie al funzionamento.

Il secondo, il più rilevante, è quello politico e geopolitico. Affidandosi a Starlink l’Italia dipenderebbe per una sua infrastruttura strategica da un imprenditore privato potentissimo, molto volubile e con un’agenda geopolitica sempre più chiara, allineata a quella del presidente Trump. Il punto è stato più volte sottolineato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In passato inserire l’accordo con Starlink dentro un accordo governativo tra l’Italia e l’alleato americano avrebbe potuto garantire il nostro Paese, nell’era di Trump – che ai suoi alleati può voltare le spalle – questo non pare più vero.

La partita riaperta

Si spiega così il ritorno in partita di Eutelsat, che nei giorni scorsi ha offerto sia all’Ucraina che all’Italia il suo servizio, vedendo il suo valore in Borsa triplicare. Oppure l’idea, molto spinta dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, autorità delegata allo Spazio, di studiare la fattibilità di una costellazione nazionale, per quanto in questo scontro tra titani il progetto possa apparire velleitario. Resta l’alternativa della costellazione europea, a cui partecipano come fornitori anche aziende italiane.

Ma, come detto, la sua realizzazione è ancora agli inizi e presenta non poche incognite tecniche e economiche. Ogni ipotesi ha equilibri diversi tra rischi e opportunità. Quel che al momento manca però, è soprattutto un dibattito trasparente sulle effettive necessità – militari e civili – dell’Italia. E se queste possano, in attesa di soluzioni nazionali o europee, essere soddisfatte da operatori o tecnologie più tradizionali. In fondo oggi, a parte i suoi Stati Uniti e l’Ucraina in emergenza, non risulta che nessun Paese al mondo abbia affidato a Musk le proprie comunicazioni strategiche.

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