ROMA – Il mondo fa un passo in più verso un guerra commerciale aperta, ma ha ancora margini per evitare l’escalation. Poche ore dopo l’entrata in vigore dei dazi di Trump al 25% su acciaio e alluminio, sia l’Europa che il Canada hanno varato le loro ritorsioni. Quelle di Ottawa scatteranno domani e colpiranno beni americani per un valore di 20 miliardi di dollari, metalli ma anche computer e attrezzature sportive. Mentre quelle dell’Unione europea prenderanno di mira importazioni americane per 26 miliardi di euro in due fasi, una prima parte il primo aprile su barche, moto e bourbon - molti provenienti da Stati “rossi” - una seconda dal 16 su tessile, prodotti agricoli ed elettrodomestici.
Ritorsione e dialogo
In entrambi i casi si tratta…
ROMA – Il mondo fa un passo in più verso un guerra commerciale aperta, ma ha ancora margini per evitare l’escalation. Poche ore dopo l’entrata in vigore dei dazi di Trump al 25% su acciaio e alluminio, sia l’Europa che il Canada hanno varato le loro ritorsioni. Quelle di Ottawa scatteranno domani e colpiranno beni americani per un valore di 20 miliardi di dollari, metalli ma anche computer e attrezzature sportive. Mentre quelle dell’Unione europea prenderanno di mira importazioni americane per 26 miliardi di euro in due fasi, una prima parte il primo aprile su barche, moto e bourbon - molti provenienti da Stati “rossi” - una seconda dal 16 su tessile, prodotti agricoli ed elettrodomestici.
Ritorsione e dialogo
In entrambi i casi si tratta di tariffe “proporzionate” all’impatto di quelle Usa, e nel caso della Ue anche ritardate, un chiaro tentativo – come de parole di Ursula von der Leyen – di tenere aperto un dialogo che però al momento non è neppure iniziato. «Deploriamo le tariffe statunitensi, sono una tassa, un male per le imprese e ancora peggio per i consumatori», ha detto la presidente della Commissione. «L’Europa prende misure forti ma proporzionate per difenderli». A differenza della Ue, ieri molti altri dei Paesi colpiti dai dazi, dal Giappone all’Australia, dal Regno Unito al Messico, hanno protestato senza (per il momento) reagire.
Trump alza il tiro
Di fronte alla ritorsione europea Trump ha - ovviamente - promesso di alzare ancora il tiro: «Certo che risponderemo – ha detto mentre incontrava alla Casa Bianca il primo ministro irlandese Martin – non ci lasceremo maltrattare e vinceremo la battaglia commerciale». Il presidente ha sempre promesso che, in caso di controdazi, lui avrebbe ancora alzato i suoi. In ogni caso a inizio aprile dovrebbero scattare quelli “reciproci” promessi all’Europa e al resto del mondo per bilanciare le loro restrizioni (ma anche, in teoria, imposte come l’Iva). Mentre il segretario al Commercio Lutnick avverte che presto alla lista di metalli colpiti si aggiungerà anche il rame.
Sostegni per le imprese colpite
Ieri le Borse europee non hanno subito il colpo, rimbalzando anzi dalle perdite del giorno precedente: Milano e Francoforte, listini dei principali Paesi esportatori, hanno guadagnato l’1,61%. Le tariffe americane scattate ieri, motivate con l’argomento della sicurezza nazionale, sono una riproposizione in forma potenziata di quelle che Trump impose all’Europa durante il suo primo mandato. Pesano quattro volte di più, ma paiono comunque gestibili, visto che penalizzano appena il 5% delle esportazioni europee (con un costo extra alla dogana stimato dalla Commissione in 6 miliardi). È chiaro però che più l’escalation avanza, più aumenteranno impatto e settori coinvolti, cosa che allarma non poco le imprese europee più esposte, dall’alimentare alla farmaceutica. Von der Leyen ieri ha detto che quelle colpite riceveranno dei sostegni, da mettere a punto insieme agli Stati membri.
L’impatto sugli Stati Uniti
In America però l’impatto economico dei dazi minaccia di essere anche maggiore, fin da subito. Le importazioni di alluminio, soprattutto dal Canada, coprono metà della domanda del Paese, e quelle di acciaio contano per un 13%. Molte aziende hanno cercato di fare pressione sull’amministrazione per fermare le tariffe, avvertendo che potrebbero essere costrette ad alzare i prezzi, anche se lo spettro inflazione ieri è stato allontanato da un dato di febbraio più basso del previsto. Restano l’incertezza e i timori di recessione, con Wall Street che anche ieri è andata su e giù prima di chiudere mista. Nei giorni scorsi Trump ha detto di essere disposto a tollerare l’impatto negativo delle tariffe, convinto che nel lungo periodo facciano il bene degli Stati Uniti.