Popolare di Sondrio raddoppia il dividendo per difendersi da Bper
di Carlotta ScozzariMILANO – Davanti all’offerta di Bper, la Banca Popolare di Sondrio (Bps) non lascia ma raddoppia, mettendo sul piatto dividendi per 1,5 miliardi da qui al 2027, rispetto ai 744 milioni distribuiti dal 2022 al 2024. Il nuovo piano industriale, presentato ieri, prevede di raggiungere al 2027 in autonomia e senza essere acquisiti utili cumulati di 1,8 miliardi (1,3 dal 2022 al 2024), l’85% dei quali sarà distribuito in forma di cedole, dal 63% dell’anno scorso. Il raddoppio del dividendo è tra le principali leve di Bps per convincere i soci a non scambiare le azioni con Bper.
Un’impresa non facile, sia perché Unipol, poco sotto il 20% in entrambe le banche, è favorevole alle “nozze”, sia perché il gruppo modenese potrebbe accontentarsi anche solo del 35% di Bps. «È una soglia inusuale» ha dichiarato l’amministratore delegato di Popolare di Sondrio, Mario Alberto Pedranzini.
«Con Bper - ha aggiunto ribadendo che l’offerta non è stata concordata - c’è una matrice cooperativa comune ma c…
MILANO – Davanti all’offerta di Bper, la Banca Popolare di Sondrio (Bps) non lascia ma raddoppia, mettendo sul piatto dividendi per 1,5 miliardi da qui al 2027, rispetto ai 744 milioni distribuiti dal 2022 al 2024. Il nuovo piano industriale, presentato ieri, prevede di raggiungere al 2027 in autonomia e senza essere acquisiti utili cumulati di 1,8 miliardi (1,3 dal 2022 al 2024), l’85% dei quali sarà distribuito in forma di cedole, dal 63% dell’anno scorso. Il raddoppio del dividendo è tra le principali leve di Bps per convincere i soci a non scambiare le azioni con Bper.
Un’impresa non facile, sia perché Unipol, poco sotto il 20% in entrambe le banche, è favorevole alle “nozze”, sia perché il gruppo modenese potrebbe accontentarsi anche solo del 35% di Bps. «È una soglia inusuale» ha dichiarato l’amministratore delegato di Popolare di Sondrio, Mario Alberto Pedranzini.
«Con Bper - ha aggiunto ribadendo che l’offerta non è stata concordata - c’è una matrice cooperativa comune ma con percorsi molto diversi. Bper è una miscellanea di razze, cresciuta per aggregazioni. Oggi non è pensabile che sopprimendo Bps e inserendola in una struttura più grande si possa trasferire la capacità di creare valore». Il rischio sarebbe quello di «trasformare un’agenzia della Popolare di Sondrio in un call center spersonalizzato». Dubbi anche sulle sinergie indicate da Bper: «Riguardano le filiali, con sovrapposizioni ben maggiori di quelle ipotizzate, il personale e l’It».
Quanto a Unipol, Pedranzini ha ricordato le parole di settembre del presidente, Carlo Cimbri, secondo cui una fusione tra le due banche sarebbe stata «sbagliata, con il rischio di un pasticcio». «Come mai abbia cambiato visione non dovete chiederlo a me. Apprezzo i rapporti franchi e schietti» ha spiegato Pedranzini, aggiungendo che il nuovo piano «è onesto, serve a far sì che il mercato ci valorizzi, dopodiché il mercato ha le sue regole e saranno i soci a decidere». Ma oggi gli azionisti «sono preoccupati che la banca possa essere acquistata da tizio o da caio. Si vuole che Bps continui a crescere in autonomia, gelosa della sua indipendenza e della sua tradizione».
Nel frattempo, l’offerta di Bper, con la passivity rule che lega le mani a Bps, complica la cessione a Nexi (con il mantenimento di una quota) del business che permette agli esercenti di accettare pagamenti con carta (merchant acquiring). Sondrio, che dall’operazione stima un beneficio da 100 milioni sull’utile netto, potrebbe procedere chiedendo un via libera ai soci o a Bper. Pedranzini ha poi spiegato che, in vista dell’assemblea di aprile, il cda non presenterà una propria lista, per via della Legge capitali.