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Stop al concordato per i forfettari. Nella Pa dirigenti senza concorso

MAURIZIO LEO, VICEMINISTRO DELL’ECONOMIA 

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Via libera del Consiglio dei ministri al decreto che esclude le partite Iva con la flat tax. Novità per la Pubblica amministrazione: valutazione interna per diventare manager pubblici
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Roma - Addio al concordato preventivo per i forfettari. I titolari di partita Iva che beneficiano della flat tax non potranno più aderire al patto con il Fisco che congela le tasse e i controlli. Lo stop matura durante il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi: il via libera a un decreto legislativo del ministero dell’Economia ferma la sperimentazione annuale del meccanismo. La proroga non c’è: al contrario, il provvedimento prevede l’abrogazione del concordato a partire dal primo gennaio 2025. A pesare sulla scelta del governo sono le istanze delle associazioni di categoria e le scarse adesioni registrate nel 2024: poco più di 124 mila.

Due mesi in più per le adesioni

L’esclusione dei forfettari non è l’unica novità per il concordato. Tra le modifiche introdotte dal decreto c’è anche lo slittamento dei termini per l’adesione all’edizione 2025-2026. La scadenza viene posticipata dal 31 luglio al 30 settembre. Novità anche per l’imposta sostitutiva che deve essere versata dai contribue…

Roma - Addio al concordato preventivo per i forfettari. I titolari di partita Iva che beneficiano della flat tax non potranno più aderire al patto con il Fisco che congela le tasse e i controlli. Lo stop matura durante il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi: il via libera a un decreto legislativo del ministero dell’Economia ferma la sperimentazione annuale del meccanismo. La proroga non c’è: al contrario, il provvedimento prevede l’abrogazione del concordato a partire dal primo gennaio 2025. A pesare sulla scelta del governo sono le istanze delle associazioni di categoria e le scarse adesioni registrate nel 2024: poco più di 124 mila.

Due mesi in più per le adesioni

L’esclusione dei forfettari non è l’unica novità per il concordato. Tra le modifiche introdotte dal decreto c’è anche lo slittamento dei termini per l’adesione all’edizione 2025-2026. La scadenza viene posticipata dal 31 luglio al 30 settembre. Novità anche per l’imposta sostitutiva che deve essere versata dai contribuenti se la differenza tra il reddito concordato con le Entrate e quello effettivo del periodo d’imposta precedente è superiore a 85 mila euro. Sulla parte che supera questo importo sarà applicata un’aliquota del 43% per i soggetti Irpef e del 24% per quelli Ires. Arrivano modifiche anche per le cause di esclusione e cessazione. Il perimetro si allarga.

Saranno esclusi i contribuenti che dichiarano individualmente redditi da lavoro autonomo e partecipano contemporaneamente ad associazioni professionali, società tra professionisti o tra avvocati. “Per tali casi - si legge nella relazione illustrativa che accompagna il decreto - viene previsto che l’accesso al concordato per il lavoratore autonomo è consentito solo se anche le associazioni professionali e le società tra professionisti o tra avvocati cui quest’ultima partecipa, abbiano optato per l’adesione alla proposta di concordato per i medesimi periodi d’imposta”.

Scatta l’aumento del diesel

Tra i provvedimenti approvati dal Cdm c’è anche quello sul riordino delle accise sui carburanti. Parte l’allineamento delle imposte su diesel e benzina, che oggi sono pari rispettivamente a circa 62 e 73 centesimi al litro: le accise sul gasolio aumenteranno ogni anno, per i prossimi cinque, di 1-1,5 centesimi al litro (un decreto interministeriale fisserà l’importo dell’incremento anno per anno), mentre quelle sulla benzina scenderanno dello stesso importo, sempre nello stesso periodo.

Chi farà rifornimento alla pompa, quindi, pagherà di più il gasolio e meno la “verde”.

Per l’Unione nazionale dei consumatori (Unc) un pieno di 50 litri costerebbe 61 centesimi in più se l’accisa del diesel aumentasse di un centesimo al litro: il rincaro annuo per una famiglia ammonterebbe a 14,64 euro, nell’ipotesi di due rifornimenti al mese.

Pa, dirigenti senza concorso

In Consiglio dei ministri passa anche il disegno di legge sulla pubblica amministrazione che prevede la possibilità di diventare dirigente senza concorso. L’accesso alla dirigenza di seconda fascia può avvenire, per il 30% dei posti a disposizione, per coloro che abbiano maturato almeno 5 anni di servizio nell’area dei funzionari o 2 anni nell’area di elevata qualificazione.

All’accesso alla dirigenza di prima fascia è destinata la metà dei posti complessivi. Scatta anche un tetto ai giudizi di merito e ai premi in busta paga per i dipendenti. Dobbiamo passare da "un approccio burocratico” della valutazione della performance a uno “in cui contano i risultati raggiunti”, è l’obiettivo del ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.

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