Bortolomiol: “Imporre dazi sui vini è un ricatto all’Ue. Un Prosecco a 35 dollari è fuori mercato”
di Francesco ManacordaMILANO – "Un disastro, sarebbe un disastro”. Chissà se, alla fine, l’ennesima minaccia sui dazi di Donald Trump, adesso anche in versione enologica, scoppierà come un’allegra bollicina che affiora nel calice. Ma per ora le bollicine più celebri d’Italia, quelle del Prosecco, tremano. Ed Elvira Maria Bortolomiol, ceo dell’azienda a marchio familiare che sta nel Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, e nel vino dal 1760, è preoccupata e sconcertata. Come tutti i suoi colleghi.
Che cosa significherebbero i dazi al 200% sulle bottiglie?
“Una situazione assolutamente insostenibile, che vanificherebbe tanti sforzi fatti da tutti noi produttori e dai nostri consorzi per creare una cultura e un mercato del vino negli Stati Uniti”.
MILANO – "Un disastro, sarebbe un disastro”. Chissà se, alla fine, l’ennesima minaccia sui dazi di Donald Trump, adesso anche in versione enologica, scoppierà come un’allegra bollicina che affiora nel calice. Ma per ora le bollicine più celebri d’Italia, quelle del Prosecco, tremano. Ed Elvira Maria Bortolomiol, ceo dell’azienda a marchio familiare che sta nel Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, e nel vino dal 1760, è preoccupata e sconcertata. Come tutti i suoi colleghi.
Che cosa significherebbero i dazi al 200% sulle bottiglie?
“Una situazione assolutamente insostenibile, che vanificherebbe tanti sforzi fatti da tutti noi produttori e dai nostri consorzi per creare una cultura e un mercato del vino negli Stati Uniti”.
Un grande mercato, che vale circa il 25% degli 8 miliardi di euro dell’export di vino italiano.
“Sì, ma anche un mercato dove è molto complesso trovare un equilibrio. Il prezzo della nostra bottiglia al consumatore deve rimanere nella fascia tra i 10 e i 12 dollari, e per arrivare a lui dobbiamo passare dall’importatore, dal distributore e dal punto vendita. Tre passaggi che, uniti alla necessità di tenere un rapporto tra prezzo e qualità equilibrato anche per un prodotto Docg, rendono i margini dei produttori molto esili. Abbiamo meno possibilità di manovra di chi – penso agli Champagne, ma anche a grandi rossi francesi o ai Baroli – può contare su prezzi unitari superiori”.
Lei è stata presidente del consorzio Docg. E se con i dazi la bottiglia del vostro Prosecco arrivasse a 30-35 dollari?
“Saremmo fuori da qualsiasi possibilità di acquisto. Probabilmente assieme a quasi tutti gli altri vini europei, ma non è certo una consolazione. Questo di Trump è un ricatto all’Ue”.
In che modo si risponde a questo ricatto?
“L’Italia, grande paese esportatore, non può permettersi di andare allo scontro e nel caos. Per questo, anche se certo è difficile capire dove voglia andare davvero l’amministrazione Usa, bisogna che l’Europa si muova in modo strategico e calibri qualsiasi reazione, perché potrebbe avere conseguenze ancora peggiori. Bisognerà trattare con Trump, anche se in questo momento appare tutt’altro che facile”.
Insomma, si naviga a vista tra gli annunci di Washington?
“Non è la prima crisi che affrontiamo, ma qui l’incertezza è un problema. Ci servirebbe un mondo senza troppe barriere ai commerci e invece il mercato rischia di andare in tilt”.