✕

Tutti in fila a Palazzo Chigi nel gioco delle Opa bancarie

Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi 

 

Ascolta l'audio

Nelle ultime settimane Maioli con Grivet, Castagna, Orcel e Donnet sono stati a Roma per perorare la propria causa al governo
2 minuti di lettura

Milano – Il risiko bancario passa da Roma. Nelle ultime settimane si sono susseguite le visite di esponenti ai vertici delle banche e delle assicurazioni a Palazzo Chigi e al Mef per spiegare le varie operazioni e chiedere consigli. L’ultima in ordine di tempo è la visita del deputy ceo del Crédit Agricole Jérôme Grivet, accompagnato dal presidente del CA Italia Giampiero Maioli, prima dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal direttore generale Marcello Sala, e poi dal capo di gabinetto di Palazzo Chigi Gaetano Caputi.

A quanto si apprende i francesi, che hanno dichiarato di avere il 15,1% di Banco Bpm e chiesto alla Bce di poter salire fino al 19,9%, si sono dimostrati favorevoli a una soluzione istituzionale delle partite che possono rivoluzione il sistema finanziario italiano. E hanno offerto la loro disponibilità a effettuare eventuali mosse per favorire un riassetto che possa soddisfare il governo e i vari attori coinvolti.

Milano – Il risiko bancario passa da Roma. Nelle ultime settimane si sono susseguite le visite di esponenti ai vertici delle banche e delle assicurazioni a Palazzo Chigi e al Mef per spiegare le varie operazioni e chiedere consigli. L’ultima in ordine di tempo è la visita del deputy ceo del Crédit Agricole Jérôme Grivet, accompagnato dal presidente del CA Italia Giampiero Maioli, prima dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal direttore generale Marcello Sala, e poi dal capo di gabinetto di Palazzo Chigi Gaetano Caputi.

A quanto si apprende i francesi, che hanno dichiarato di avere il 15,1% di Banco Bpm e chiesto alla Bce di poter salire fino al 19,9%, si sono dimostrati favorevoli a una soluzione istituzionale delle partite che possono rivoluzione il sistema finanziario italiano. E hanno offerto la loro disponibilità a effettuare eventuali mosse per favorire un riassetto che possa soddisfare il governo e i vari attori coinvolti.

Come è noto lo scorso 26 novembre l’Unicredit guidato da Andrea Orcel ha lanciato un’Ops (offerta pubblica di scambio) sul 100% del Banco Bpm cercando di anticipare la mossa del Crédit Agricole che aveva rastrellato titoli del Banco proprio per chiedere di raddoppiare la propria partecipazione dal 10 al 20%. Ma così facendo Orcel ha scompaginato i piani del governo che aveva favorito un avvicinamento tra Banco Bpm e Monte dei Paschi di Siena per la formazione di un terzo polo bancario con un focus sul credito alle Pmi.

Da lì sono partite altre mosse sullo scacchiere della finanza che hanno visto Generali annunciare un accordo con i francesi di Natixis, accolto male dal governo, e quindi a gennaio il lancio dell’Ops del Monte su Mediobanca.

Tutte queste operazioni in qualche modo sono influenzate anche dall’opinione dell’esecutivo che non vuole giocare un ruolo totalmente passivo e lasciar fare tutto al mercato. Così si spiega la processione dei banchieri e assicuratori a Roma per cercare di trovare gli incastri giusti.

Orcel finora non ha trovato grandi sponde presso la politica, un paio di settimane fa ha incontrato Caputi ma non è stato ricevuto al Mef e neanche dalla premier. Ma anche Giuseppe Castagna ha fatto visita a Palazzo Chigi nelle scorse settimane per perorare l’indipendenza del Banco Bpm dall’assalto di Unicredit. Così come il presidente di Generali Andrea Sironi e il ceo Philippe Donnet hanno avuto incontri con diversi esponenti del governo per spiegare meglio l’attività della compagnia e i termini dell’accordo con Natixis. Chi gode della fiducia del governo è sicuramente Luigi Lovaglio, ad di Mps, che sulla spinta dei suoi grandi azionisti, tra cui il Tesoro, si è lanciato come un ariete a sfondare la porta di Mediobanca.

Il governo ha dalla sua l’esercizio dei poteri speciali (golden power) sui settori strategici per l’economia e può fissare delle prescrizioni ma solo per motivi di sicurezza nazionale. Nelle prossime settimane dovrà decidere se e come utilizzarli.

Il primo appuntamento delicato è con l’Ops di Unicredit sul Banco Bpm la cui autorizzazione dovrebbe arrivare entro il 9 aprile ma potrebbe anche slittare in attesa di vedere cosa succede con l’assemblea Generali del 24 aprile. Il Crédit Agricole, che attraverso Amundi ha rapporti di distribuzione di prodotti con Unicredit, finora non è riuscito a trovare un accordo con Orcel. E con grande sapienza tattica ora si affida alle direttive di Palazzo Chigi.

Leggi i commenti