La gara per il rinnovo della concessione dell’A22, meglio nota come Modena-Brennero, crea scompiglio tra i potenziali concorrenti, e anche allo stesso ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini. La gara del valore di 31,1 miliardi di euro per gestire per i prossimi 50 anni una tratta autostradale che attraversa diverse regioni del Nord è un tema sensibile tra gli esponenti della Lega, anche perché nel capitale dell’attuale concessionario sono rappresentati diversi enti locali interessati dall’infrastruttura. Dall’avvio della procedura, il 3 gennaio, sono già stati presentati tre ricorsi di fronte al Tar: da parte dello stesso concedente, Autobrennero, dall’associazione dei consumatori e dal primo concessionario autostradale italiano Aspi.
Le offerte per gestire l’A22 sarebbero dovute arrivare al Mit entro il 31 marzo, ma dopo le varie contestazioni ricevute nei confronti del bando, ora i termini potrebbero essere estesi di altri 30-60 giorni, tempo…
La gara per il rinnovo della concessione dell’A22, meglio nota come Modena-Brennero, crea scompiglio tra i potenziali concorrenti, e anche allo stesso ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini. La gara del valore di 31,1 miliardi di euro per gestire per i prossimi 50 anni una tratta autostradale che attraversa diverse regioni del Nord è un tema sensibile tra gli esponenti della Lega, anche perché nel capitale dell’attuale concessionario sono rappresentati diversi enti locali interessati dall’infrastruttura. Dall’avvio della procedura, il 3 gennaio, sono già stati presentati tre ricorsi di fronte al Tar: da parte dello stesso concedente, Autobrennero, dall’associazione dei consumatori e dal primo concessionario autostradale italiano Aspi.
Le offerte per gestire l’A22 sarebbero dovute arrivare al Mit entro il 31 marzo, ma dopo le varie contestazioni ricevute nei confronti del bando, ora i termini potrebbero essere estesi di altri 30-60 giorni, tempo utile per il ministero per ricevere chiarimenti da Bruxelles su alcuni elementi chiave della gara, tra cui la possibilità o meno di riconoscere una prelazione, o il diritto di pareggiare l’offerta, all’attuale concessionario. Intanto, in attesa di una pronuncia della Commissione Ue al riguardo, il Tar ha già rigettato il ricorso della stessa Autobrennero, che chiedeva di sospendere la gara, in attesa di chiarire se sia legittima o meno la prelazione, e di conseguenza anche il diritto di farsi indennizzare dall’eventuale vincitore i costi del progetto di sviluppo già sostenuti dall’attuale concessionario. Il Tar non avendo ravvisato l’urgenza, non ha sospeso la gara, ma nelle motivazioni della sentenza ha lasciato intendere ad Autobrennero, che avrebbe diversa giurisprudenza a suo favore, per farsi riconoscere in via successiva, un eventuale indennizzo per il progetto di sviluppo dell’autostrada di cui si è fatta carico.
Detto questo, il ricorso più affilato sia in punta di diritto ma anche nel merito, è quello presentato da Aspi che ha chiesto l’annullamento della gara contestando diverse questioni, tra cui l’utilizzo del project financing, che si scontra con la legge 193 del 2024; la stima di un costo del capitale (Wacc) per le poste figurative ancorato al tasso di interesse legale, e quindi di scarsa redditività; ma anche la prelazione nei confronti dell’attuale concedente e la possibilità di rivedere il progetto dell’attuale concessionario, tutti elementi che di fatto penalizzano coloro che vogliano partecipare alla gara per la concessione per la A22. Stupisce il ricorso di Aspi per due motivi, il primo è che il colosso delle autostrade è controllato dalla Cdp, che a sua volta è controllato dal Mef. Ma da fonti Aspi trapela che, in un momento in cui la società è impegnata sulla definizione del Pef con Mit e Autorità, l’interesse alla partecipazione al bando della A22 non sarebbe una priorità. Inoltre i vertici della società guidata da Roberto Tomasi sono in scadenza, e il Mit giocherà un ruolo determinante nel rinnovo. Eppure nel ricorso di Aspi, in merito all’utilizzo dello strumento del project financing per finanziare la concessione dell’Autobrennero, in contrasto con la legge Concorrenza 193 del 18 dicembre del 2024, il gruppo chiede al Tar di annullare la gara, in quanto «l’avvio della procedura di finanza di progetto si è svolta nelle “segrete stanze” del Mit, senza alcuna forma di trasparenza e di comunicazione al mercato». Quindi la gara del 3 gennaio, non solo sarebbe in contrasto con una precedente norma italiana (la 193 del 2024, appunto), ma anche delle norme comunitarie. Contenzioso amministrativo che diventa politico, in un cortocircuito che vede il Mef e i Fondi azionisti di Aspi contro il Mit regolatore. Lasciando ai giudici la parola decisiva