Orcel: il rilancio su Bpm dipende dallo sconto Bce
Giovanni PonsMilano, 126/o Consiglio nazionale Fabi - You ‘ll never walk alone al Palazzo del ghiaccio. Nella foto Andrea Orcel, Amministratore delegato Unicredit (Milano - 2021-12-13, Francesco Bozzo)
(fotogramma)Milano – Andrea Orcel continua a non scoprire tutte le carte nelle partite finanziarie che coinvolgono Unicredit. E a seguire il faro delle regole del mercato per definire se un’operazione deve essere fatta oppure no. Sull’Ops lanciata sul Banco Bpm non esclude un rilancio ma non assicura che questo verrà fatto. Agli analisti e investitori che lo hanno ascoltato ieri a Londra alla conferenza organizzata da Morgan Stanley ha risposto così: «Siamo stati abbastanza aperti a dire che, allo stesso modo in cui non facciamo qualcosa che distrugge il valore, facciamo qualcosa che aggiunge valore». Detto questo «alla fine del processo, guardando dove si trova il valore», se ce ne è di più «non abbiamo escluso» un aumento dell’offerta. Ma al momento, considerando anche quanto detto nel recente passato, la via non sembra questa.
Il recente passato riguarda l’Opa che il Banco Bpm ha appena lanciato su Anima, la partecipata che opera nel risparmio gestito, la cui convenienza dipende dalla concess…
Milano – Andrea Orcel continua a non scoprire tutte le carte nelle partite finanziarie che coinvolgono Unicredit. E a seguire il faro delle regole del mercato per definire se un’operazione deve essere fatta oppure no. Sull’Ops lanciata sul Banco Bpm non esclude un rilancio ma non assicura che questo verrà fatto. Agli analisti e investitori che lo hanno ascoltato ieri a Londra alla conferenza organizzata da Morgan Stanley ha risposto così: «Siamo stati abbastanza aperti a dire che, allo stesso modo in cui non facciamo qualcosa che distrugge il valore, facciamo qualcosa che aggiunge valore». Detto questo «alla fine del processo, guardando dove si trova il valore», se ce ne è di più «non abbiamo escluso» un aumento dell’offerta. Ma al momento, considerando anche quanto detto nel recente passato, la via non sembra questa.
Il recente passato riguarda l’Opa che il Banco Bpm ha appena lanciato su Anima, la partecipata che opera nel risparmio gestito, la cui convenienza dipende dalla concessione o meno da parte della Bce dello sconto sull’accantonamento di capitale (Danish compromise).
Secondo Orcel la questione è semplice: se c’è il Danish la transazione su Anima «ha un ritorno sull’investimento superiore al 15% e consuma pochissimo capitale, ma «senza - avverte il ceo di Unicredit - il ritorno sull’investimento è dell’11% e consuma miliardi di capitale». Per cui, considerando questo aspetto, «quello che si acquista è molto meno capitalizzato di quello che si aveva all’inizio» e, «se succede, non è un elemento positivo, ma negativo».
Quindi, in attesa di conoscere il verdetto della Bce al riguardo si cerca di guardare avanti, al prossimo ostacolo che è l’autorizzazione ai sensi del golden power da parte del governo. In teoria dovrebbe arrivare entro la prima decade di aprile ma i tempi possono essere allungati con la richiesta di ulteriore documentazione. Fino anche a scavallare l’assemblea di Generali del 24 aprile dove Orcel dovrà decidere per quale, delle tre liste che verranno depositate, votare. Perché quel 5,2% del Leone che Unicredit ha in pancia, e che secondo alcuni potrebbe anche salire in vista dell’assemblea, potrebbe determinare l’assetto del futuro cda di Trieste. E irritare o far felice il governo.
Se, a valle di tutto questo, l’Ops su Banco Bpm riuscirà a partire all’inizio di giugno, è anche vero che è possibile «rivedere i termini o, grazie al voto che Bpm ha ottenuto dai suoi azionisti su Anima, ritirare del tutto l’operazione fino a due giorni prima della chiusura, ha ricordato Orcel. Per cui «sarebbe totalmente irrazionale da «parte nostra fare discorsi su cosa fare prima».
In parallelo sembrano allungarsi i tempi dell’operazione tedesca, quella su Commerzbank. Ottenuto il via libera Bce a salire al 29,9% occorre aspettare il consenso dell’autorità antitrust per poter convertire i derivati in azioni. E anche l’insediamento del nuovo governo tedesco con il quale intavolare il discorso della fusione. Su questo ci «vorrà tempo», ha detto il banchiere. Ma Unicredit può aspettare anche fino al 2027 per verificare le promesse del piano triennale messo in piedi dalla ceo di Commerzbank Bettina Orlopp, oppure vendere le opzioni e restituire il capitale agli investitori. Insomma tutto è ancora aperto, sia in Italia sia in Germania.
Passando all’altro fronte aperto del sistema bancario italiano, quello dell’Ops lanciata da Mps su Mediobanca, si deve registrare un impulso positivo ai titoli del Monte (+2,5% a 7,82 euro) fornito da un report di Deutsche Bank. Spinta che ha praticamente azzerato lo sconto di mercato rispetto ai titoli Mediobanca (+1,1% ieri) oggetto del concambio. Le 2,3 azioni proposte in cambio di un’azione Mediobanca valgono 17,99 euro a fronte dei 18,07 euro a cui ha chiuso la banca di Alberto Nagel in Borsa. Lo sconto si è assottigliato allo 0,5%, l’equivalente di 74 milioni di euro.
«Il mercato è preoccupato per il rischio di dispersione degli utili di Mediobanca ma calcoliamo che solo il 3-6% sarebbe a rischio», afferma l’analista di Deutsche Bank. La loro perdita «non impedirebbe un aumento» dell’utile per azione di Mps e un rialzo «significativo» dei dividendi. Viceversa solo «un collasso molto importante e quasi irrealistico» delle divisioni di wealth management, private banking e cib, che valgono 1,7 miliardi di ricavi, causerebbero «una transazione distruttiva di valore e diluitiva».