Il piano di Bruxelles per far investire i risparmi fermi in banca. Spunta l’idea dei Pir europei
di Carlotta ScozzariMILANO – Arginare la “fuga” dei risparmi dei cittadini europei verso gli Stati Uniti per indirizzarli verso attività dell’Ue. È uno dei pilastri della strategia per l’unione dei risparmi e degli investimenti annunciata ieri dalla Commissione europea. Bruxelles, anche con la Banca europea per gli investimenti e il Meccanismo europeo di stabilità, «esplorerà come aumentare le opportunità per gli investitori retail di accedere a prodotti finanziari che consentano loro di contribuire al finanziamento delle priorità dell’Ue».
Bruxelles parla di risparmi europei per 10mila miliardi di euro oggi fermi in depositi bancari, «con rendimenti generalmente bassi» se non addirittura nulli. In base a un’analisi della Bce, se le famiglie dell’Ue si comportassero come quelle statunitensi, ben 8mila miliardi di euro di questa “torta”, corrispondenti a 350 miliardi annui, potrebbero essere convogliati verso investimenti sui mercati.
Al momento, non solo montagne di denaro restano parcheggiate sui conti correnti, ma una buona parte prende il largo verso azioni e fondi statunitensi. Un fenomeno che, secondo uno studio di Arel Single Market Lab (Roma), Jacques Delors Centre (Berlino), Jacques Delors Institut (Parigi) e Ie Global Policy Center (Madrid), conduce oltreoceano 300 miliardi l’anno.
Eppure, mettendo in connessione i risparmi europei con le attività in Ue, ha sottolineato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, le famiglie potrebbero ottenere «maggiori e più sicure opportunità di investire e aumentare la propria ricchezza» e le aziende avrebbero «un accesso più facile al capitale per innovare, crescere e creare buoni posti di lavoro in Europa». Come innescare quindi questo circolo virtuoso? Il paper di Arel e degli altri think tank europei contiene una proposta che, come spiega Fabrizio Pagani, partner di Vitale e già capo della segreteria tecnica del ministero dell’Economia, «si rifà al report Letta e prevede di ripensare i Pir su scala europea».
Un tema che Pagani conosce bene, visto che può essere considerato il padre dei Piani individuali di risparmio lanciati in Italia nel 2017. «Si tratta di introdurre - aggiunge - dei Pir che acquistino azioni o obbligazioni europee e che prevedano dei vantaggi fiscali, come la detassazione sui dividendi e sulle plusvalenze, se si mantiene l’investimento per un certo periodo di tempo. Fermo restando che ognuno investe come crede, è un meccanismo che può mitigare la fuga dei flussi verso gli Usa, rafforzando il mercato europeo dei capitali, incentivando le aziende ad andare in Borsa e aiutando le non quotate a reperire risorse sui mercati privati». Ora la parola passa all’Ue, che dovrà decidere se recepire la proposta e dare il via ai Pir europei.