La battaglia del nuovo Def. Le opposizioni: “Il governo nasconde i dati”
di Giuseppe ColomboRoma - Addio al vecchio Def. Si cambia. Ma il sostituto fa già litigare governo e opposizioni. In attesa della riforma della legge sulla contabilità nazionale, che dovrà allinearsi al nuovo Patto di stabilità, il più importante documento di programmazione della politica economica sarà rimpiazzato da un testo inedito. L’esecutivo ha tempo fino al 10 aprile per trasmetterlo al Parlamento. E da qui alla scadenza saranno giornate di trattative non stop con le opposizioni per provare a definire un perimetro condiviso.
Le posizioni sono ancora distanti. Ieri, al Senato, una riunione del gruppo di lavoro sulle nuove regole contabili ha preso atto dello stallo. Sul tavolo c’è la bozza della risoluzione con cui le commissioni Bilancio di Camera e Senato impegneranno il governo a definire i contenuti del nuovo documento di finanza pubblica.
Un mandato che nasce dalla collaborazione tra il Mef e il Parlamento, ma se il metodo è condiviso, lo stesso non si può dire per i contenuti. Le questioni d…
Roma - Addio al vecchio Def. Si cambia. Ma il sostituto fa già litigare governo e opposizioni. In attesa della riforma della legge sulla contabilità nazionale, che dovrà allinearsi al nuovo Patto di stabilità, il più importante documento di programmazione della politica economica sarà rimpiazzato da un testo inedito. L’esecutivo ha tempo fino al 10 aprile per trasmetterlo al Parlamento. E da qui alla scadenza saranno giornate di trattative non stop con le opposizioni per provare a definire un perimetro condiviso.
Le posizioni sono ancora distanti. Ieri, al Senato, una riunione del gruppo di lavoro sulle nuove regole contabili ha preso atto dello stallo. Sul tavolo c’è la bozza della risoluzione con cui le commissioni Bilancio di Camera e Senato impegneranno il governo a definire i contenuti del nuovo documento di finanza pubblica.
Un mandato che nasce dalla collaborazione tra il Mef e il Parlamento, ma se il metodo è condiviso, lo stesso non si può dire per i contenuti. Le questioni divisive sono due. La prima riguarda l’orizzonte temporale. Per il Tesoro è il 2025-2027, mentre Pd, 5 stelle, Azione e il deputato dei Liberaldemocratici, Luigi Marattin chiedono di includere anche il 2028.
Il secondo tema ha a che fare con la natura degli scenari macroeconomici e di finanza pubblica, quindi crescita, deficit e debito. Nel testo si fa riferimento alle previsioni tendenziali a legislazione vigente: come già accaduto con il Def dell’anno scorso, anche questa volta l’orientamento di via XX settembre è indicare solo il quadro tendenziale, senza cioè le politiche programmatiche. Le opposizioni vogliono un passo in più: i dem puntano al quadro programmatico, mentre Marattin chiede di aggiungere le cosiddette politiche invariate. Soprattutto, e la richiesta è unanime, si punta ad ottenere dal Mef "i contenuti informativi attualmente previsti” per il Def.
Una mediazione iniziale ha portato il ministero dell’Economia a intervenire sul primo punto. E quindi a garantire anche “le medesime informazioni” del triennio 2025-2027 per l’anno successivo. La controparte, però, chiede di includere formalmente il 2028 nella forchetta temporale. E insiste per andare oltre il quadro tendenziale.
Se ne riparlerà lunedì pomeriggio, quando il gruppo di lavoro tornerà a riunirsi insieme al governo.
Nel frattempo, il Mef preparerà una relazione illustrativa per indicare le richieste delle opposizioni che saranno accolte e quelle che, al contrario, non potranno essere recepite. Per tutte sarà riportata una motivazione. Arriveranno nuove aperture e ulteriori puntualizzazioni. Il 2028 sarà incluso nella programmazione economica in autunno, in linea con la manovra che avrà un respiro triennale. Sempre con il documento che accompagnerà la legge di Bilancio sarà indicato il quadro programmatico: alla richiesta di inserire ora le politiche invariate si risponderà ricordando che l’ultima Finanziaria ha finanziato le spese relative a queste politiche a decorrere da quest’anno, eliminando quindi il finanziamento anno per anno.
Su una cosa sono tutti d’accordo: nel documento che sostituirà il Def sarà inserito il tagliando al Piano strutturale di bilancio (Psb). Misurerà l’avanzamento degli impegni presi con Bruxelles sulla spesa primaria netta, l’indicatore di riferimento delle nuove regole fiscali europee, e sulle riforme. Tutte, anche quelle che hanno permesso all’Italia di spalmare la correzione dei conti su 7 anni invece che su 4.
Su tutto il resto si tratta ancora. Il governo ha pensato anche a un piano b, se le opposizioni dovessero sfilarsi: una risoluzione di maggioranza. Una soluzione in extremis per blindare i conti pubblici.
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