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Scontro sull’acconto Irpef. “Il governo dica chi lo pagherà”

Il ministro dell'Economia Giorgetti e la premier Meloni (reuters)

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Il ritorno alle quattro aliquote rischia di penalizzare milioni di lavoratori e pensionati. Secondo la Cgil vale fino a 2 miliardi. Le opposizioni: è un prestito a tasso zero
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ROMA – Un prestito a tasso zero chiesto dallo Stato a milioni di contribuenti italiani: lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati. Prestito che potrebbe valere miliardi. Anche un paio, nelle prime stime «prudenziali» della Cgil che per prima ha sollevato il nuovo caso Irpef del ritorno ai vecchi scaglioni, come raccontato ieri da Repubblica.

L’interrogazione parlamentare del Pd

Per il calcolo degli acconti di Irpef e addizionali, in sede di dichiarazione dei redditi tra un paio di mesi, si applicheranno le quattro aliquote del 2023 anziché le tre in vigore dal 2024 e le minori detrazioni vigenti prima della riforma Meloni. Molti contribuenti si troveranno quindi a pagare più tasse non dovute. Per vedersele poi restituire il prossimo anno.

«Era accaduto in sordina anche l’an…

ROMA – Un prestito a tasso zero chiesto dallo Stato a milioni di contribuenti italiani: lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati. Prestito che potrebbe valere miliardi. Anche un paio, nelle prime stime «prudenziali» della Cgil che per prima ha sollevato il nuovo caso Irpef del ritorno ai vecchi scaglioni, come raccontato ieri da Repubblica.

L’interrogazione parlamentare del Pd

Per il calcolo degli acconti di Irpef e addizionali, in sede di dichiarazione dei redditi tra un paio di mesi, si applicheranno le quattro aliquote del 2023 anziché le tre in vigore dal 2024 e le minori detrazioni vigenti prima della riforma Meloni. Molti contribuenti si troveranno quindi a pagare più tasse non dovute. Per vedersele poi restituire il prossimo anno.

«Era accaduto in sordina anche l’anno scorso», osserva Maria Cecilia Guerra, responsabile lavoro del Pd. «Un’operazione senza trasparenza di cui molti contribuenti non si sarebbero accorti neanche quest’anno perché sarà nascosta nei conti della precompilata. Per questo presenterò a breve un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo quanti e quali soggetti sono interessati a questo prelievo e come incide sul bilancio dello Stato».

Cos’è successo

L’alert è arrivato quando i Caf Cgil alle prese con i primi conteggi del 730 hanno visionato le istruzioni dell’Agenzia delle entrate per la compilazione dei documenti fiscali. Scoprendo che per determinare se un contribuente deve o no pagare un acconto delle tasse perché in debito con lo Stato vanno applicate le vecchie aliquote e non le nuove. Quindi il 25% nella fascia tra 15 mila e 28 mila euro, anziché il 23% attuale. E una detrazione da 1.880 euro anziché 1.955 euro in vigore dal 2024 per i redditi da lavoro dipendente fino a 15 mila euro.

In molti casi, spiega Monica Iviglia, presidente Caaf Cgil, «chi risulta a credito con lo Stato perché ha diritto a rimborsi sanitari o di altro tipo avrà meno credito, ma c’è chi scoprirà di avere un nuovo o maggiore debito». Il ministero dell’Economia parla di «disallineamento temporaneo». E assicura che «le maggiori imposte versate saranno recuperate in futuro».

La norma incriminata

La domanda però sembra un’altra: come mai lo Stato chiede maggiori imposte per poi rimborsarle perché non dovute? «L’anno scorso forse per aiutare i datori di lavoro alle prese con le nuove aliquote Irpef da inserire negli applicativi», ragiona Maria Cecilia Guerra. «Il governo non sapeva se avrebbe confermato il taglio Irpef anche nel 2025. Poi però l’ha reso strutturale. E dunque il prelievo di quest’anno è ingiustificabile».

«Un prestito forzoso a tasso zero», ripete Christian Ferrari, segretario confederale Cgil. Senza una correzione della norma, inserita nel decreto legislativo di fine 2023 attuativo della riforma fiscale con le tre aliquote, nel mese di maggio tutti i contribuenti italiani riceveranno dall’Agenzia delle entrate una dichiarazione precompilata e ricalcolata. Con il “rigo differenza” ottenuto applicando aliquote Irpef più alte e non più in vigore.

«Il governo fa cassa con gli anticipi Irpef: altro che riduzione delle tasse, qui siamo alla beffa della quarta aliquota uscita dalla porta e rientrata dalla finestra», dice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva. Anche Tino Magni (Avs) parla di «governo alla canna del gas e alla ricerca di risorse». Mentre per Orfeo Mazzella, senatore M5S, «ora è chiaro: il governo fa finta di abbassare le tasse».

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