La passione per le scommesse ha un’altra faccia della medaglia, che si chiama disturbo da gioco d’azzardo. Il termine ludopatia, dicono gli esperti, pur essendo molto diffuso non è scientificamente corretto e si cerca di evitarlo. Definizione a parte, il problema colpisce circa il 3% di coloro che fanno puntate e tentano la sorte in vario modo. A dirlo è l’unica ricerca scientifica ampia realizzata in Italia sul tema. L’ha fatta negli anni scorsi l’Istituto superiore di sanità e tra gli autori c’è Adele Minutillo, che lavora al Centro nazionale dipendenze e doping.
Dottoressa, quante persone riguardava la vostra ricerca?
«Il campione era di 12 mila adulti e 15 mila studenti tra i 14 e i 17 anni, ai quali peraltro per legge il gioco d’azzardo sarebbe vietato. Tra i primi, il 36% aveva giocato, tra i secondi il 29%. Il dato di recente è sicuramente cresciuto, almeno tra i minori, con l’esplosione del gioco online. Comunque, i risultati ci hanno detto che il 3% di coloro che giocano lo…
La passione per le scommesse ha un’altra faccia della medaglia, che si chiama disturbo da gioco d’azzardo. Il termine ludopatia, dicono gli esperti, pur essendo molto diffuso non è scientificamente corretto e si cerca di evitarlo. Definizione a parte, il problema colpisce circa il 3% di coloro che fanno puntate e tentano la sorte in vario modo. A dirlo è l’unica ricerca scientifica ampia realizzata in Italia sul tema. L’ha fatta negli anni scorsi l’Istituto superiore di sanità e tra gli autori c’è Adele Minutillo, che lavora al Centro nazionale dipendenze e doping.
Dottoressa, quante persone riguardava la vostra ricerca?
«Il campione era di 12 mila adulti e 15 mila studenti tra i 14 e i 17 anni, ai quali peraltro per legge il gioco d’azzardo sarebbe vietato. Tra i primi, il 36% aveva giocato, tra i secondi il 29%. Il dato di recente è sicuramente cresciuto, almeno tra i minori, con l’esplosione del gioco online. Comunque, i risultati ci hanno detto che il 3% di coloro che giocano lo fanno in modo problematico. Si tratta di circa un milione e mezzo di adulti e circa 70 mila studenti e studentesse».
Quando si può parlare di giocatore problematico?
«Quando una persona sta compromettendo in maniera significativa le sfere più importanti della sua vita, come il lavoro, lo studio, le relazioni familiari, e incide quindi sul benessere psicofisico».
Quali sono i segnali del problema?
«Ad esempio, l’irritabilità e l’aggressività se viene distolto dall’attività d’azzardo. Si tende anche a mentire alle persone che stanno intorno per continuare a giocare e in generale l’azzardo diventa l’attività regina di questa persona, l’unica a cui è interessato».
E quando si può parlare di gioco patologico?
«Il giocatore patologico ha un disturbo clinico diagnosticabile, con impatti significativi sulla vita quotidiana. Mostra segnali di rischio, ma non soddisfa tutti i criteri diagnostici per il disturbo vero e proprio. Nel primo caso c’è una diagnosi clinica e spesso emergono anche altri problemi legati all’ansia, alla depressione ma non solo».
Giocano in tantissimi, come ci si accorge che una persona sviluppa un rapporto problematico con l’azzardo?
«Quando inizia a stare più tempo a giocare o investe più denaro in questa pratica rispetto a prima. Quello è il momento di cercare aiuto».
Qual è il peso del gioco d’azzardo dal punto di vista socioeconomico?
«Significativo. Sebbene il gioco d’azzardo generi entrate fiscali per lo Stato, gli studi dimostrano che i costi sociali e sanitari derivanti dal gioco problematico possono superare i benefici economici. Basti pensare alle spese che il servizio sanitario sostiene per chi viene curato. Ci sono poi gli impatti economici diretti. Spesso il giocatore problematico accumula debiti con prestiti non sostenibili, portando a situazioni di insolvenza e a un aumento dei fallimenti personali e familiari. Inoltre, può perdere il lavoro con conseguente richiesta di sussidi pubblici. In alcuni casi, i giocatori problematici possono commettere reati come frodi, furti o truffe, aumentando i costi per il sistema giudiziario e la sicurezza pubblica. Infine, sottolineerei anche la compromissione della famiglia, con divorzi e separazioni».
Come può farsi aiutare chi ha un problema con l’azzardo?
«Come Istituto abbiamo un numero verde per problematiche gioco azzardo, 800 558822. Rispondono psicologi esperti nel counseling telefonico. Poi è attiva la piattaforma usciredalgioco.iss.it, nella quale si trova la mappa dei servizi territoriali».
Come vengono presi in carico i pazienti con disturbo da gioco d’azzardo?
«Nei Serd della aziende sanitarie, di solito accessibili senza appuntamento, ci sono professionisti che si occupano di loro. Il problema si affronta con sedute di psicoterapia individuali o di gruppo. Bisogna lavorare sulle distorsioni cognitive, la più tipica delle quali è l’illusione della vincita. Spesso la molla problematica è scatta quando si vince una somma consistente e cu si costruisce l’illusione di poter continuare a vincere facilmente».
Da una parte lo Stato attiva servizi per i giocatori patologici, numerosissimi, dall’altra aumentano le pubblicità del gioco. Possono avere effetti negativi?
«La letteratura ci dice che tra fattori di rischio per lo sviluppo di gioco d’azzardo problematico c’è anche l’esposizione alla pubblicità. Questo perché stimola il meccanismo di gratificazione nel cervello, che nei giocatori problematici è già alterato, aumentando così il rischio di rendere automatico il comportamento di gioco».