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L’artigiano è giovane “Una legge di sostegno”

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Cresce la quota di addetti “under”, ma resta una forte domanda di manodopera inevasa nel green e digitale Granelli: “Formazione ad hoc e potenziamento dei confidi”
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L’artigianato italiano è sempre più giovane. Cresce l’interesse delle nuove generazioni verso un settore che rappresenta una componente essenziale dell’economia italiana. Nonostante le difficoltà di alcuni ambiti settoriali come moda, automotive e meccanica, la voglia di innovare e investire, aprendo alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, è sempre più il tratto distintivo dell’intero comparto. Allo stesso tempo, però, le imprese hanno crescenti difficoltà nel trovare personale qualificato. La domanda di manodopera, spesso inevasa, si concentra soprattutto nei settori digitali e green. La fotografia del settore è contenuta nel rapporto di Confartigianato, presentato nel corso della quarta Giornata della Cultura artigiana.

Le preferenze dei più giovani

Con un 1.250.582 aziende registrate alla fine del 2024, il comparto rappresenta il 21,3% delle imprese. Una ricerca condotta dall’ufficio studi di Confartigianato con il Censis rivela che 4,1 milioni di giovani fra 18 e 3…

L’artigianato italiano è sempre più giovane. Cresce l’interesse delle nuove generazioni verso un settore che rappresenta una componente essenziale dell’economia italiana. Nonostante le difficoltà di alcuni ambiti settoriali come moda, automotive e meccanica, la voglia di innovare e investire, aprendo alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, è sempre più il tratto distintivo dell’intero comparto. Allo stesso tempo, però, le imprese hanno crescenti difficoltà nel trovare personale qualificato. La domanda di manodopera, spesso inevasa, si concentra soprattutto nei settori digitali e green. La fotografia del settore è contenuta nel rapporto di Confartigianato, presentato nel corso della quarta Giornata della Cultura artigiana.

Le preferenze dei più giovani

Con un 1.250.582 aziende registrate alla fine del 2024, il comparto rappresenta il 21,3% delle imprese. Una ricerca condotta dall’ufficio studi di Confartigianato con il Censis rivela che 4,1 milioni di giovani fra 18 e 35 anni sono attratti dall’artigianato. L’interesse nasce dalla combinazione di valori, opportunità di crescita professionale e personale e flessibilità. Nel 2024 sono nate 83.586 imprese artigiane, con una media di 321 aziende al giorno. Sempre nello scorso anno, le imprese del settore hanno formato 121.477 apprendisti, pari al 20% del totale. Negli ultimi tre anni i giovani occupati sono aumentati di 351mila unità. Alla crescita dell’occupazione fa, però, da contrappeso un crescente mismatch fra domanda e offerta di lavoro qualificato. L’analisi dei dati di Unioncamere e ministero del Lavoro evidenzia che nel 2024 le imprese italiane hanno denunciato una difficoltà di reperimento del personale per il 47,8% dei profili richiesti. La carenza diventa più marcata nelle imprese che richiedono competenze digitali avanzate, che includono intelligenza artificiale, cloud computing, data analytics, big data, realtà virtuale aumentata e blockchain.

Il ruolo della formazione

«L’artigianato italiano tiene, nonostante tutto – osserva Marco Granelli, presidente di Confartigianato – Il divario fra domanda e offerta di lavoro è un’emergenza su cui incidono la crisi demografica e l’alto tasso di inattività fra i giovani di età compresa fra 25 e 34 anni. Occorre creare percorsi di formazione che rispondano alle sfide delle transizioni digitale e green». Il settore, inoltre, deve fare i conti con problemi strutturali. «Le piccole e medie imprese – spiega Granelli – sono la spina dorsale del tessuto produttivo italiano ed europeo, ma per noi l’ accesso al credito non sempre è agevole a causa del costo del denaro. Dobbiamo fronteggiare una tassazione elevata e l’eccesso di burocrazia. A ciò si aggiunge la preoccupazione per una possibile guerra dei dazi. Attualmente il nostro export vale 18 miliardi l’anno, trainato da moda, arredamento, legno, meccanica e alimentare. Se fossero imposti dazi del 20% subiremmo perdite per 11 miliardi, considerato che gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato».

Saldo positivo per l’occupazione

A dicembre scorso, l’occupazione su base annua ha fatto registrare un saldo positivo di 274mila occupati in più, pari all’1,2 per cento. Fra i nuovi addetti, cresce la quota di giovani. Nelle imprese fino a 49 dipendenti gli under 30 sono il 19,6%, il 4,7% in più delle medie e grandi imprese con almeno 50 occupati. La percentuale di giovani sale al 21,2% nelle microimprese fino a 9 addetti. Nell’ultimo triennio i giovani occupati sono saliti di 351mila unità, ossia del 6,9 per cento. Sono positivi anche i dati delle imprese a conduzione femminile: alla fine del 2024 erano il 17,5% del totale. Crescono anche le imprese condotte da stranieri. Alla fine dello scorso anno erano il 17,7% del totale.

Una legge per il settore

«È la dimostrazione - sottolinea Granelli - che l’artigianato non rappresenta un mondo retrò. Siamo molto presenti sul territorio, siamo produttori di Pil sociale e contribuiamo a mantenere vive le comunità locali. Chiediamo una legge quadro che stabilisca che è artigiano chi produce qualità». Denominatore comune dell’artigianato italiano è una dinamica dei prezzi dei beni e dei servizi inferiore alla media europea. Nel 2024 c’è stato un aumento medio del 2,6 per cento, l’1,1% in meno della media dell’Eurozona. Beni e servizi di qualità che Confartigianato punta a salvaguardare anche con una legge di sostegno. «Chiediamo un intervento normativo che vada in almeno tre direzioni - rivela Granelli - Innanzitutto, un maggiore impulso alla formazione tecnico-professionale e alla creazione di reti di imprese che possano reggere la competizione, mantenendo ciascuna la propria autonomia. A fronte di un progressivo restringimento del credito bancario, sarebbero necessari canali di finanziamento non banco-centrici. Questo significa anche valorizzare i consorzi fidi».

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